Anno XI 
Mercoledì 25 Marzo 2026

Scritto da francesco pellati
Politica
07 Settembre 2025

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Caro direttore, 
grandi manovre alla vigilia della presentazione delle liste dei candidati alle elezioni regionali da qui a quasi 30 giorni. 
È un momento di scompiglio per tutti i partiti: un posto disponibile, dieci aspiranti. Ne accontenti uno ne scontenti nove. È fisiologico in politica, ma vale anche nelle competizioni extra politiche.
Scompiglio nel M5S per l’accordo col PD: per esempio a Livorno l’intero Gruppo consiliare M5S si dimette per protesta: da sindaco e giunta grillini a scomparsa totale. E' solo la punta dell’iceberg.
I maldipancia del PD toscano si consumano in silenzio nelle stanze di ciascun gruppo della galassia catto comunista.
Perfino dalla Lubianka di Bibì e Bobò (Bonelli/Fratoianni) si leva qualche voce di dissenso.
Calenda se ne va dal Campo Largo, Renzi non lo può fare: non sopravviverebbe. 
Nel centro destra i problemi non sono molto differenti, ma la Lega per Salvini premier è nel bel mezzo della tempesta perfetta: i nodi delle autoreferenzialità, delle inadeguatezze e delle scarse competenze sono venuti ormai tutti al pettine. 
Il modello imposto da Salvini, in Toscana puntualmente assolto da Ceccardi, famiglia e compiacente servitù dal 2018, ha cambiato la fisonomia del partito: espulsioni, dimissioni, voragine del numero degli iscritti. Una allegra apocalisse che oggi condanna il partito attorno al 5/6%, compreso l’apporto provvidenziale del Generale. 
Vuol dire 2 consiglieri, 3 con molto ottimismo.  
La complicata legge elettorale toscana prevede la possibilità di valersi di un “listino” i cui membri hanno la priorità di essere eletti: se io sono nel listino e il mio partito prende 1 consigliere, quel consigliere sono io a prescindere dai risultati ottenuti nei singoli collegi elettorali.
In altri termini i voti ottenuti dai candidati di tutta la regione servono prima di tutto ad eleggere i membri del listino.
Dopo vengono i “collegi sicuri”, nell’ordine Firenze 1, Lucca, Pisa. Poi gli altri dove la Lega non tocca più terra. 
Ad oggi il Generale vuole utilizzare il listino blindandovi Massimiliano Simoni.
La perdente Ceccardi denuncia che Simoni è iscritto alla Lega da quattro mesi e non ha il titolo di militante necessario da statuto per essere candidato.
La zarina dimentica che nel 2020 lei mise nel listino l’ex portierone della Fiorentina Galli che neanche era iscritto alla Lega. Ci volle una deroga federale allo Statuto: fu fatta in omaggio a Verdini e famiglia. 
Al quale proposito l’omaggio si ripete oggi: capolista Lega a Firenze 1 è l’ex forzista Tommaso Villa che in realtà rappresenta la “Lega per Verdini premier”. 
Il Generale dispone che Simoni sia anche capolista a Lucca, seguito per la regola dell’intercalare uomo/donna da una gentile signora della Garfagnana fino a ieri FdI, indicata da Simoni.
La Lega locale non tocca terra. 
Cosicché il consigliere uscente Massimiliano Baldini si ritroverebbe al terzo posto: decide di ritirare la candidatura che aveva annunciato con relativi manifesti. 
La confusione per l’elettore medio è garantita. 
Sia ben chiaro: nulla ho contro Simoni che conosco da anni, la critica è sul metodo non sulle persone. 
Sono amico di Baldini da decenni, lo ritengo uno dei pochi leghisti rimasti che sanno leggere e scrivere, si è seriamente impegnato in Regione con molte iniziative fra cui il ribaltamento della vicenda GEAL: paga il percorso di avvicinamento alla Ceccardi dopo le baruffe dell’onorevole Montemagni che a suo tempo lo voleva espellere dal partito perché lo riteneva un pericolo (per lei).  
L’altro collegio che potrebbe esprimere un consigliere (in alternativa a Lucca) è Pisa, dove la Ceccardi è riuscita a salvare la sua ancella, la attuale capogruppo Lega in Consiglio Regionale Elena Meini. 
A prescindere dalle vicende lucchesi e pisane l’esito prevedibile delle scelte del Generale sarà che i candidati nei collegi diversi da Firenze 1, Pisa e Lucca faranno una campagna elettorale molto tiepida (in gergo si dice che ”non  correranno”) sapendo che tempo, energia, soldi spesi non darebbero alcun beneficio: gli eletti saranno Simoni (nel listino), Villa in Firenze 1, e forse un/una terza a Pisa o a Lucca.
Le liste negli altri collegi sono incomplete e contestate (a Grosseto i candidati hanno ritirato le candidature): il risultato elettorale del partito uscirà penalizzato da questo scarso impegno, la nomenclatura oggi perdente addebiterà al Generale il flop elettorale prevedibile.  
L’eredità consegnata al Generale andrebbe accettata con beneficio di inventario, è appesantita da una dirigenza ripiegata su se stessa, attenta alle gerarchie interne da incrementare con la brutalità necessaria, disattenta o incapace di produrre e proporre un progetto di governo regionale, in perdita impressionante, che non ammette discussioni, di consenso e di voti. 
Per di più e infine non ha più nulla da spartire con il progetto della Lega Nord (senza Salvini premier), che ha perso, insieme ai voti, anche la sua fisionomia dal 2018, con il commissariamento del presidente (lo scrivente Pellati), del segretario Vescovi e di tutta la struttura correlata.
Fermo restando la mia personale condivisione per molte delle idee del Generale, che però sono altra cosa rispetto alla Lega Nord (senza Salvini premier).
Lasciami concludere con una considerazione pro domo mea: chi crede, come me, nella bontà della inziale proposta leghista, federalista, identitaria, sindacato del ceto medio produttivo e del territorio, potrà trovare rifugio nel neonato Movimento Patto per il Nord Toscana che è il porto sicuro anche per chi avrà ulteriori delusioni dalla Lega attuale. 
E alla fine un augurio a prescindere: che il Centro destra riesca finalmente a vincere e a governare. 

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