Antonello Cresti, dirigente nazionale di DSP e collaboratore del presente progetto editoriale, lascia il partito.
Sette anni fa ho scelto di impegnarmi direttamente in politica, con il desiderio di contribuire a dare all'area "antisistema" due cose che ritenevo e ritengo indispensabili: una piena dignità culturale e una rappresentanza politica credibile.
Per dignità culturale intendo una battaglia che considero ancora oggi decisiva. Troppo spesso gli ambienti antisistema hanno finito per identificarsi con la caricatura che i loro avversari hanno costruito: un mondo fatto di slogan, parole d'ordine, indignazione permanente e spiegazioni semplicistiche della realtà. Ho sempre pensato il contrario. Se davvero vogliamo cambiare il Paese, dobbiamo prima imparare a comprenderlo. Ho cercato di dare il mio contributo anche attraverso i libri che ho scritto, convinto che nessuna area politica possa crescere senza formare una classe dirigente capace di compiere, per usare un'espressione cara a Lenin, una "concreta analisi della situazione concreta".
Il secondo obiettivo era la rappresentanza politica. In questi anni ho visto affermarsi una forma di radicalismo che spesso scambia la testimonianza per la politica. Si coltiva un'intransigenza tutta identitaria, che finisce per considerare quasi un tradimento qualsiasi tentativo di misurarsi con il terreno delle istituzioni. È una posizione che può apparire intransigente, ma che, nella pratica, produce soltanto irrilevanza. La politica esiste proprio per modificare i rapporti di forza. Rinunciare in partenza a questo obiettivo significa rinunciare alla politica stessa.
Purtroppo ritengo che il contenitore politico nel quale avevo riposto queste speranze abbia progressivamente smarrito entrambe le sue ragioni d'essere. Ha perso l'ambizione culturale, sostituendo troppo spesso l'analisi con l'autoreferenzialità. Ha perso la direzione politica, preferendo dinamiche settarie, contrapposizioni permanenti e una radicalità fine a se stessa alla costruzione paziente di un'alternativa credibile.
Per questo ho rassegnato le mie dimissioni da Democrazia Sovrana Popolare, in cui ricoprivo la carica di Segretario Organizzativo Nazionale e Legale Rappresentante, con effetto immediato.
Non considero questa una rinuncia. Al contrario, la considero un nuovo inizio. Rimango fedele alle stesse ragioni che mi hanno spinto a impegnarmi sette anni fa, tradite certo non da me o da chi la pensa come me. Da oggi riparto con ancora maggiore convinzione, insieme a Marco Rizzo, per costruire un progetto capace di coniugare profondità culturale, serietà politica e autentico radicamento popolare.
Perché non abbiamo bisogno di nuove testimonianze. Abbiamo bisogno di una nuova classe dirigente. E abbiamo bisogno, soprattutto, di un'Italia del domani!



