Anno XI 
Lunedì 12 Gennaio 2026

Scritto da Claudio Pardini Cattani
Politica
11 Gennaio 2026

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L’asse nord-sud, già previsto e disegnato sulle carte del PG del 1958, redatto dall'ing. Pera, dall’arch. Clemente, dall’ing. Lazzareschi e dal prof. Roisecco e voluto dall'allora amministrazione guidata dal Sindaco On. Italico Baccelli, mai realizzato, fu allora aspramente criticato da Eugenio Luporini che così si espresse in sede convegno INU a  Firenze nel 1955 : "... Un mostruoso ordigno premente (...) una gigantesca chiave inglese che addenta Lucca come un dado e la stringe e la strangola inesorabilmente nella sua testa d'acciaio, mentre il manico robusto della tenaglia s'incunea preciso tra il bel fiume e il vacillante binario della vecchia ferrovia per Castelnuovo Garfagnana ".

L’ ing. Bortoli, che all’epoca della redazione del PR era capo della sezione urbanistica dell’UT del Comune, a distanza di venti anni, nel 1976, pubblicò  un libro sul PRGC del 1958, dove tra l’altro si diceva: “…la soluzione più saggia sarebbe stata senza dubbio quella di un rigetto completo del Piano Regolatore da parte del Comune o, in via subordinata, dell’autorità superiore…”.

Ebbene, a distanza di sessanta anni rispunta questo mostruoso progetto per la realizzazione dell’asse nord-sud, considerato opera di importanza strategica e quindi incardinato  nell'ambito della legge "obiettivo" n°443/2001,  pensata ad hoc per accelerare procedure, dall'allora ministro delle infrastrutture Lunardi, componente del governo Berlusconi II.

A tale scopo è stato individuato un commissario ad acta.  

Il progetto definitivo, approvato in conferenza dei servizi, sul finire del 2025,  in realtà è diventato il progetto di un "semiasse stradale nord sud" (cfr. Legambiente Lucca).

   Definanziato e uscito di scena  l'asse est - ovest , considerato all’inizio indispensabile,  per l'efficacia dell'asse nord sud, eliminato pure il collegamento con l'autostrada, il famigerato asse nord - sud viene ad essere declassificato ad una strada con valenza  urbana che, provenendo da Ponte a Moriano finisce nei pressi dell'ospedale S.Luca e che pertanto non ha niente del tanto declamato progetto strategico pensato originariamente, sollevando così anche molti dubbi sulla legittimità della procedura adottata.

Nel 2014, per i complessivi 11 km erano previsti 78 milioni di euro pari a 7 milioni di euro a km, nel 2026, per realizzare poco più di 7 km ( quindi circa 4 km in meno, essendone  stata stralciata una parte ), i costi sono comunque lievitati a 179 milioni di euro, pari a 25,5 milioni di euro a km. Costi più che triplicati. Una vera oscenità, considerando anche tutti i costi indotti dall’impatto dell’opera in questione.

Siamo convinti che la via da seguire, oggi,  è un'altra, che punta all'implementazione ferroviaria e alla ristrutturazione delle gallerie per far passare i tir su vagoni ( in  tal senso vanno gli interventi operati in Garfagnana  dove sono stati realizzati   importanti centri di smistamento merci, che potranno finalmente usufruire della ferrovia).

Così come concepito, questo asse nord-sud non allevierà il traffico sulla circonvallazione che di un misero 3%, ( significa che su 100 tir che ipoteticamente passano dalla circonvallazione ne continuerebbero a passare 97, una riduzione ridicola ), ciò non giustifica le decine di milioni di euro che verrebbe a costare, oltre ai costi conseguenti ai danni al territorio, dal punto di vista urbanistico, idraulico, paesaggistico, funzionale, in quanto verrebbe tagliato in due e reso invibibile.

Oggi questo progetto risulta  scellerato e obsoleto , fortemente impattante sul territorio della Piana lucchese con conseguenze:

-  devastanti per la fragile e delicata situazione idraulica, insistendo per gran parte sul paleoalveo del fiume Serchio, dove la falda freatica affiora in superficie ( vedi laghetti di Lammari, considerati in maniera scandalosa dall’Anas come semplici laghetti sportivi ), in ragione di una enorme colata di cemento e asfalto che impermeabilizzerebbe, irrimediabilmente, ulteriore territorio ad oggi agricolo;

-  devastanti per l'aspetto paesaggistico, andando tra l'altro ad insistere sulle residuali aree verdi scampate alla maniacale e compulsiva urbanizzazione diffusa, avvenuta negli ultimi venticinque anni;

-  devastanti dal punto di vista urbanistico in quanto aggraverebbe in maniera esponenziale  la situazione edilizia e infrastrutturale caotica che si è andata sedimentando nella Piana e in prossimità della Città, sedimentazione tuttora in evoluzione, che non dà segni di ripensamento e che vede codificati nella strumentazione urbanistica, recentemente approvata,  nefasti programmi di ulteriore cementificazione e impermeabilizzazione con un indice di consumo di suolo tra i più alti d’Italia;  

Questo progetto fu oggetto,  nel 2014,  di una “ inchiesta pubblica”  che ne rilevò le criticità le quali, a distanza di 10 anni, sono aumentate esponenzialmente,  in relazione all'accelerazione dei cambiamenti climatici che stanno causando frequentissimi disastri dappertutto, e in relazione alle nuove norme sul consumo di suolo ( vedi anche l'approvazione delle norme europee di cui al provvedimento " Nature Restoration Law ) norme che sollecitano la necessità di un cambio di paradigma per ciò che riguarda la mobilità  e il consumo di suolo.  

La soluzione quindi non è un progetto che implementi ulteriormente la congestione di traffico su gomma, bensì un progetto che concepisca una diversa mobilità e cioè che realizzi una visione complessiva, alternativa,  di infrastruttura sul territorio, che consenta una migliore accessibilità per merci e persone, attraverso una  mobilità variamente declinata, che punti a ridurre drasticamente inquinamento, consumo di suolo, garantisca un equilibrio idraulico, non spezzi le relazioni caratteristiche di un'area urbana come quella lucchese, e non la privi dei suoi valori paesaggistici, ecosistemici,  che non rappresentano solo una componente estetica, bensì la qualità del vivere.

Come si realizza tutto ciò? Si realizza cambiando paradigma, ridisegnando la mobilità in modo che consenta di portare su rotaia merci e   persone, che consenta di intervenire razionalizzando la viabilità attuale, sciogliendo  i nodi critici, realizzando tramvie di superficie.  

Anche alla luce dei cambiamenti climatici, che stanno mettendo e metteranno sempre di più in crisi i nostri territori, sono quindi indispensabili scelte alternative che prevedano di:

- implementare la ferrovia, potenziando le tratte esistenti con un secondo binario ed elettrificando quelle tratte che ancora non lo sono, realizzando tronchetti ferroviari per le industrie esistenti in modo da far si che le loro  produzioni possano essere direttamente trasferite su rotaia;

- realizzare una tramvia di superficie che colleghi la Città a tutta la piana lucchese e oltre, e alle periferie poste ad ovest, sud, nord della Città;

- implementare e incentivare i mezzi pubblici locali;

- realizzare una mobilità lenta con percorsi ciclabili, sicuri e protetti, e contestualmente  percorsi pedonali. 

Cambiando paradigma di mobilità potrà essere  valorizzata tutta l'area urbana, anche attraverso il ridisegno delle strade che la attraversano, con il recupero della loro funzione trasversale; potrà essere abbattuto l'inquinamento e quindi migliorata la salute delle persone, potrà essere migliorata l'accessibilità urbana, in molti casi si potrà procedere ad una depavimentazione e recuperare la permeabilità dei terreni e  favorire una riforestazione urbana per mitigare l'effetto del surriscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici.

L' abbandono di questo progetto di semiasse nord- sud, a favore di una scelta di un paradigma diverso, alternativo alla mobilità privata su gomma, contribuirà ad evitare i disastri sempre più spesso all'ordine del giorno,  che purtroppo si preannunciano per il futuro.

I mantra del tipo “ servono più strade per decongestionare il traffico” o “ ci sono i soldi bisogna approfittarne” sono solo pubblicità ingannevole perché, continuando con questo modello di mobilità, dati alla mano, è dimostrato che più strade si realizzano e più traffico viene calamitato con conseguente congestione di traffico e inquinamento.  E’ indispensabile che le risorse siano impiegate per opere veramente necessarie e sostenibili, piuttosto che in opere che procurerebbero danni ingentissimi e irreparabili e quindi costi altissimi per la collettività.

Il ricorso del Comitato “ Altrestrade”, supportato dai cittadini, meritoriamente ha deciso di ricorrere al TAR, denunciando pesanti dubbi sulla regolarità degli atti amministrativi. Nel fare ciò il Comitato rileva altresì il sostanziale fallimento della classe politica. 

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