Anno XI 
Lunedì 28 Settembre 2026

Scritto da sara grilli
Politica
01 Agosto 2026

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Il problema non sono i numeri. È saperli leggere. Fare opposizione è un diritto. Farla bene è un dovere. Si possono contestare le scelte politiche, le priorità, i progetti, perfino una visione della città. Ma quando si entra nel terreno dei bilanci bisognerebbe almeno conoscere la differenza tra un’entrata, un residuo, un accantonamento e una spesa. 

Leggo ad esempio in più parti che i 77milioni del Fondo crediti di dubbia esigibilità dimostrerebbero la fragilità del bilancio del Comune. È esattamente il contrario.

Quei 77 milioni non sono entrate dell’anno sulle quali il Comune conta per finanziare i servizi o pagare le proprie spese. Sono un accantonamento obbligatorio, previsto dalla legge e calcolato sui crediti che il Comune vanta nei confronti di contribuenti e utenti (tributi, sanzioni, canoni e altre entrate) ma che potrebbero non essere integralmente riscossi.

In sostanza, il Comune sceglie prudenzialmente di non considerare quelle somme come denaro disponibile e, proprio per questo, le accantona, impedendone l’utilizzo.

È una garanzia di equilibrio, non un indice di debolezza. Se quel fondo non fosse stato costituito, allora sì che ci sarebbe stato da preoccuparsi. 

Per questo è tecnicamente sbagliato confrontare un accantonamento costruito sui crediti di molti esercizi con le entrate previste in un solo anno e concludere che rappresenti il 60% del bilancio. Si mettono insieme dati che non sono tra loro comparabili. 

Lo stesso vale per la spesa corrente. Un assestamento di bilancio serve proprio ad aggiornare le previsioni in funzione dell’andamento della gestione. Dentro quelle variazioni possono esserci rinnovi contrattuali, contributi statali e regionali, finanziamenti PNRR, trasferimenti vincolati, nuove entrate che finanziano nuove spese e altri adeguamenti previsti dalla legge.

Limitarsi a dire che la spesa aumenta di dodici milioni senza spiegare quali voci aumentano, per quali motivi e con quali coperture significa fare propaganda, non analisi. 

Anche sull’utilizzo dell’avanzo di amministrazione sarebbe opportuno un minimo di precisione.

L’avanzo non è un’unica somma liberamente spendibile. Esistono quote accantonate, vincolate, destinate e disponibili, ciascuna disciplinata da regole diverse. Prima di sostenere che si finanzia la spesa corrente con l’avanzo bisognerebbe spiegare quale quota è stata applicata, per quali finalità e nel rispetto di quali vincoli. Altrimenti si finisce soltanto per confondere i cittadini. 

Quanto alla piscina, anche qui sarebbe opportuno leggere gli atti prima di lanciarsi in conclusioni tanto affrettate quanto infondate.

L'incremento delle risorse stanziate non è il frutto di errori di programmazione né di un'improvvisa esplosione dei costi fuori controllo, ma dell'aggiornamento del quadro economico di un'opera complessa, in parte finanziata con fondi PNRR e in parte con risorse comunali. Nel corso dell'esecuzione dei lavori vengono fisiologicamente recepite esigenze tecniche, somme a disposizione, adeguamenti progettuali, imprevisti previsti dalla normativa e una diversa articolazione delle fonti di finanziamento. È esattamente ciò che avviene in qualsiasi opera pubblica di questa portata.

Soprattutto, quelle risorse non vengono "regalate" a qualcuno né rappresentano denaro che scompare. Servono a consegnare alla città una piscina moderna, sicura, omologata e finalmente all'altezza delle esigenze di Viareggio, dopo anni in cui quell'impianto è stato lasciato in condizioni che tutti conoscono. È un investimento sul patrimonio pubblico, non uno spreco. 

Ma anche qui i numeri meritano rispetto. Un assestamento può recepire l’aggiornamento del quadro economico, una diversa articolazione delle fonti di finanziamento, l’inserimento di somme a disposizione o altre esigenze tecniche dell’intervento. 

Prima si leggono gli atti. Poi, eventualmente, si critica. 

Mi permetto allora un suggerimento ai nuovi esperti di contabilità pubblica. Se volete fare opposizione, fatela sulla politica. Criticate le scelte, le priorità, i risultati. È il vostro ruolo ed è anche utile alla città. Ma lasciate stare i bilanci se non ne conoscete i meccanismi. Perché la contabilità degli enti locali non è un’opinione. È una disciplina fatta di regole precise, che non cambiano in base ai comunicati stampa. 

E i numeri del Comune di Viareggio raccontano una storia molto semplice: quella di un ente che abbiamo trovato 11 anni fa in dissesto, che abbiamo risanato, riportato in equilibrio, fatto uscire dalla procedura di dissesto e riconsegnato con conti solidi, capacità di investimento e decine di milioni di opere pubbliche realizzate. 

Il resto è politica. I numeri, invece, hanno un difetto: non fanno propaganda.

E, soprattutto, hanno una memoria molto più lunga di chi oggi pretende di impartire lezioni di bilancio dopo aver lasciato alla città il più grave dissesto finanziario della sua storia a chi invece quel dissesto l’ha risanato. 

Per questo un consiglio mi sento di darlo davvero: la politica è un terreno sul quale si può discutere all’infinito. I bilanci, invece, conviene studiarli e saperli leggere per non dire castronerie.

Fatelo.

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