Anno XI 
Giovedì 13 Agosto 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
14 Aprile 2026

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Lo scrittore e poeta Rudyard Kipling, cantore del colonialismo britannico, nel ciclo dei “Libri della Jungla” teorizzò la bellezza dello “spirito del branco” ove si poteva ricevere protezione e trovare la forza. Beh, oggi forse lo esecrerebbero, non solo per il suo bieco sostegno allo sfruttamento di mezzo mondo da parte della “Perfida Albione”, se mai i giovani leggessero qualcosa e non limitassero la sua conoscenza all’idiota film-cartoon della Disney sul dinoccolatissimo “cucciolo d’uomo” Mowgly e la perfida tigre Shere Khan.

Non vi tedio, tranquilli, coi soliti pistolotti sociopedagogici sul branco. Quelli che servono a spostare la colpa sui genitori, premessa subliminale affinché ai giovinastri picchiatori vengano riconosciute tutte le attenuanti. Perché questo accadrà. Come se fosse impossibile non unirsi al pestaggio solo perché “era in atto e lo stavano facendo tutti”, o “era stata percepita una minaccia in quei rimbrotti a non tirare bottiglie”, o ancora “si tratta di giovani educati dai social e NetFlix a ritenere che tutto sia fiction”, e, perché no, “i due maggiorenni esercitavano una indiscussa leadership e bisognava guadagnarne la considerazione”.

Mi dedico invece a scandagliare un fondale che pare, al momento inesplorato.

Il fondo dell’anima dell’11enne, figlio del 47enne morto a Massa.

Ci preoccupiamo tanto dei traumatizzati bimbi della “famiglia silvestre”, ed è giusto. Forse ci dovremmo preoccupare di quale innesto sia stato praticato nella giovane pianta appena adolescente, che teneva per mano il padre e l’invitava ad alzarsi, quando quello, purtroppo, non era più in condizione di esaudire i desiderata del figlio.

Potrebbe scaturire da questo evento un uomo pauroso, tremebondo, incapace d’affermarsi. Che non dormirà, non si realizzerà, resterà un fallito a vita. Oltre a veder morire il Padre, ha anche acquisito a quell’età la consapevolezza che il genitore non fosse Superman. Un colpo terribile in una fase dell’esistenza in cui solo essere preso per mano da quell’uomo bellissimo, fortissimo, giustissimo, bravissimo, è sufficiente a far sparire paure e incertezze.

Invece no: il bimbo ha scoperto che quattro mocciosi son più forti, più prodi, più “potenti” di Papà. Potrebbe venire da togliergli la maiuscola.

Oppure?

Oppure viene fuori qualcuno che si fa due conti, e sintetizza nel proprio animo tutto ciò che gli è stato tolto. E decide di farsi giustizia da sé. Il lupo solitario.

Perché l’attuale giustizia non potrà mai dargli giustizia. Pare un gioco di parole, ma stiamo lì.

Una volta che persone e personcine responsabili della morte di Papà passeranno nelle mani di una serie di responsabili-irresponsabili – avvocati, giudici “giudicanti” e “di sorveglianza”, assistenti sociali e direttori d’istituti minorili, insegnanti e docenti universitari, tutti onnicompresi nel compito di “recuperarli” – si esaurirà tutto. E come i figli dei morti per terrorismo, dovrà farsi andare giù il boccone amaro.

Perché dopo meno di dieci anni – a essere catastrofico per i poveri cuccioli del branco – quelli staranno già fuori. Ogni tanto qualche giornalista ravviverà il ricordo della vicenda, facendo sapere all’inclito pubblico come se la stia spassando il già reo della morte del Papà. Come accaduto a chi ha liquidato incomprensibilmente tante persone innocenti. Ma quelli continueranno a spassarsela.

E magari questo 11enne, cresciuto il giusto, se li andrà a cercare uno per uno, e senza pietà li farà fuori. O cercherà di far loro provare cosa si senta se t’ammazzano di botte Madre o Padre. O – perché no – combina le due cose e provvede all’una e all’altra opzione.

Sono catastrofista? Non so. Magari ciascuno di noi avrebbe potuto reagire così, non escludiamolo. Facile dire che si sia servita l’Arma e si sia stati uomini di legge per oltre 40 anni. A 11 anni l’esperienza che è stata ammannita al bimbo è tale da poter sovvertire tutto.

Ricordo bene lo sporco pestaggio a morte di Willy Montero Duarte a Colleferro, nella notte fra 5 e 6 settembre 2020. Ricordo la levata di scudi, anche politicizzata, contro chi l’uccise di botte. Concordo sul fatto che poco più di venti anni di carcere siano pochi, visto che poi diventeranno meno di 15 con la “buona condotta”. E che dopo 7-8 si ha diritto pure ai permessi. E magari si diventa uccel di bosco.

Spero, quindi, che i cuccioli del branco subiscano almeno la stessa pena. Altrimenti magari potrebbe sorgere il dubbio che per morire di botte e ricevere un po’ – mica tanta – di giustizia, occorra avere la pelle “di un altro colore”.

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