Anno XI 
Venerdì 14 Agosto 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
13 Marzo 2026

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Preconizzai, e ci presi, la fine mediatica della belloccia signora Boccia, quando spostò il tiro dal ministro Sangiuliano e accusò la “Bianchina” Berlinguer di volerle estorcere un’intervista. In effetti dopo essere stata il grimaldello dell’oppiosuzione, fu rottamata in silenzio. In Italia, terra d’ideologia rabbiosa, una sola cosa non devi mai commettere: aggredire i giornalisti, altra casta speciale e intoccabile. Qualsiasi altra cosa aggredisci, sarai sostenuto o vilipeso dalla stampa e dalla politica in relazione al colore ideologico. Ma se attacchi la stampa … fine per te.

E invece che ti fa il Procuratore Nicola Gratteri, noto “Gratta e vinci”?

Nel senso che a mettersi contro un magistrato si perde sempre, e solo con miracoli – e soprattutto non avendo fatto nulla, ma proprio nulla, d’illecito – si riesce a pareggiare, se c’è l’aiuto dell’arbitro.

E allora, tornando a noi, … che ti fa? Attacca la categoria della carta stampata e del video. Evocando “conti” da fare e “reti” da gettare per gli attacchi subiti. Son sicuro che non volesse minacciare. Non costituisce minaccia dire “Ti querelo”. È minaccia prospettare un male ingiusto. Ma limitarsi a dire che si eserciterà il diritto di querela/denuncia è legittimo. Il guaio è che a un giornalista non lo si dice. Scatta in automatico l'art. 21 della Costituzione, con spinta bi-partisan. Lì ove garantisce il diritto di manifestare il pensiero con parole, scritti e ogni altro mezzo, sancendo la libertà di stampa e vietando la censura. Tanto che qualche giornalista è giunto a ipotizzare l’impunità assoluta, qualsiasi falsità si dica o si scriva del prossimo, purché si sia iscritti al “sacro ordine” dell’informazione.

E difatti è partito – per la gioia dei più piccini che magari ci credono ancora – l’accertamento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura. Che nulla sortirà. Perché se è irrilevante tenere in carcere un paio di mesi in più del dovuto, che sarà mai una frasetta, manco minacciosa in senso tecnico?

Ma soprattutto è scattato lo “stringiamoci a coorte/siam pronti (si fa per dire) alla morte/la stampa chiamò. / SI’!”. Cioè … no. E pure la politica che una volta l’aveva eletto a testimonial, tace. Perché la stampa, non si tocca manco se commette fesserie. Manco se si fa ammazzare per inutile dabbenaggine. In quel caso assurge a eroe.

E la stampa, ci sa fare.

Guardate l’abile parallelo subito richiamato fra “rete” pescatrice evocata dal “Gratta e Vinci”, quando usa un termine colloquiale per dire che potrebbe reagire, e le “retate” anti-‘ndrangheta da lui condotte in terra di Calabria. Non perdendo l’occasione per sottolineare che poi gran parte del pescato venisse di norma rimesso in libertà dal riesame, prosciolto in istruttoria, archiviato o assolto.

Guardate come non ci si periti – manco per lui – d’evocare la censura del ventennio “fassista”.

Che dire? Memore di tantissimi grandi Magistrati che ho avuto modo di frequentare, mi chiedo chi glielo faccia fare a scatenarsi così tanto su argomento che ha di per sé già un mucchio di difensori. Che per quel che dicono, hanno anche dimostrato d’essere più convincenti (non per me) e meno portati a farlocche esternazioni. Basti pensare al ribaltamento dei concetti espressi dal dr. Falcone, e al tentativo di far dire a un vincitore di Sanremo ciò che avvalorasse le proprie idee. Senza prima aver verificato fosse un bel “pentito”, pronto a dire ciò che gli venisse imbeccato.

Il giornalista non è il povero “indagato” innocente, che deve moderare le reazioni per evitare temute rappresaglie. Che magari il “nostro” mai attuerebbe, sia chiaro.

Né l’ufficiale o l’agente di P.G., che spesso preferisce non aver rogne col Procuratore Capo e dice sempre di sì. Anche se c’è d’andare a comprare le sigarette…. Sia chiaro, vuol essere solo generico esempio.

Il giornalista è come una trappola esplosiva e ti scoppia in mano.

Invece il “nostro” scherza, e ne ha il diritto.

Il guaio è che non siamo pronti – in Italia – a magistrato allegrone e ridanciano. Lo pensiamo serioso e compunto, incapace di scatti d’ira, equilibrato e solenne. Uno che parla con le sentenze e gli atti che firma. Uno che difende lo Stato, non la propria persona e le proprie convinzioni. E magari quelle manco le esterna.

Altrimenti ad evocarsi è l’immagine, invero poco lusinghiera, de “Il Giudice”, eredità di grande poeta e musicista come Faber De Andrè, nel suo magico “Non al denaro, non all’amore, né al cielo”. Ispirato ad Edgar Lee Masters e alla sua “Spoon River Anthology”.

A volte – ed è stupefacente – l’arte ha capacità di predizione inaspettate. 

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