Anno XI 
Mercoledì 13 Maggio 2026

Scritto da Redazione
Politica
13 Febbraio 2026

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“Da Lucca può partire un percorso condiviso per la costruzione di una costituzione della Terra, come il giurista Luigi Ferrajoli ha proposto mesi fa in un incontro che ha svolto nella nostra Città. I territori possono fare molto per contribuire a costruire una cultura della pace diffusa e concreta: e la consapevolezza di questo valore deve essere un punto cardine della pianificazione del progetto di cambiamento, di cui abbiamo bisogno e a cui vogliamo lavorare insieme”.
Erano davvero tante le persone che, nei locali parrocchiali di Sant’Anna, hanno partecipato all’iniziativa pubblica “Per una pace giusta, disarmata e disarmante. Riflessioni per la nostra Città sulla nota pastorale della CEI”: sono stati i contributi di Don Bruno Frediani, Leana Quilici Elisabetta Urbano e Virginio Bertini ad aprire un dibatto, coordinato da Maurizio Perna, che é stato ampio e vivace. Ad introdurre la discussione è stato Daniele Bianucci.
L’appuntamento è stato promosso da “Lucca partecipa per l’unità e il cambiamento dell’area progressista”: un gruppo di lavoro che si pone l’obiettivo proprio di organizzare momenti di approfondimento e discussione sui temi che interessano la Città.
“E’ superfluo o importante che una comunità, quando progetta il suo presente e il suo futuro, rifletta anche sul contributo che essa può dare alla costruzione della pace? - incalzano gli organizzatori - Noi propendiamo nettamente per la seconda strada: e l’iniziativa che abbiamo proposto vuole essere un piccolo contributo in tale direzione, che proseguiremo a portare avanti con costanza e cura. Il ruolo di una Città, sul tema della pace, è tutt’altro che neutro: è semmai il punto di partenza, su cui costruire il futuro”.
“La nota, redatta dalla Commissione Episcopale per i problemi sociali, lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato, sottolinea la necessità di "scuola della pace" in un contesto in cui la guerra non è più un "rumore lontano" – spiegano gli organizzatori - La pace "disarmata" non impone e non minaccia, mentre quella "disarmante" è la forza della mitezza capace di sciogliere le ostilità. Si richiede il coraggio di vie alternative, abbandonando la logica del riarmo. Il documento promuove la nonviolenza attiva come "conversione culturale" e l'obiezione bancaria, ovvero la disinfezione da investimenti in armamenti. Viene definita un'educazione alla pace che coinvolge famiglia, scuola e comunità, con un focus sul "disarmo" del linguaggio in rete e l'uso responsabile dell'intelligenza artificiale. Richiama una "politica di pace" ispirata a figure come Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti, capace di costruire ponti anziché barriere. La nota invita le comunità a diventare "case della pace", invitando all'azione concreta per il disarmo”.

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