Anno XI 
Mercoledì 1 Luglio 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
25 Ottobre 2025

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Lo scrittore e drammaturgo tedesco Bertold Brecht nella sua opera “Vita di Galileo” elaborò il concetto – dibattuto e forse mai pienamente compreso, quando non strumentalizzato o addomesticato alla tesi che di volta in volta si voleva proporre – in base al quale sarebbe “beato quel popolo che non avesse avuto bisogno di eroi”. Scrittore ideologicamente orientato a sinistra, appare singolare che proprio su quel fronte, oggi, si vada invece costantemente a caccia di eroi da proporre. Mentre a destra, a parte i miti di Atreju e Parsifal, non si va.
Invece gli eroi della sinistra son in carne e ossa.
Ricordiamo il comandante della Guardia Costiera Gregorio De Falco, assurto a EROE del M5S per aver intimato – al telefono dal proprio comodo ufficio – lo stentoreo “Torni a bordo cazzo!” al navigante Schettino. Una volta l’eroe rischiava la vita sui campi di battaglia o fra le tempeste, oggi fra la corrente generata dal ventilatore e lo sciacquone del water.
E l’infangato Soumahoro, assertore del diritto al lusso, e di recente convertitosi al “Piano Mattei” che costituisce il cavallo di battaglia della politica sull’emigrazione del (“della” solo per far contenta l’on Laura Boldrini) PdC Giorgia Meloni. Prima di evidenziarsi una serie di stridenti problemi per le sue familiari, Fratoianni e Bonelli lo avevano portato in Parlamento. 
E Mimmo Lucano, che proprio nessun giudice è riuscito a assolvere (segno che di toghe “rosse” non ve ne siano poi così tante), a suo tempo sindaco di Riace, e ora all’europarlamento.
Una comparsata in questa stirpe d’eroi l’hanno fatta Crudelia Demon Albanese – attualmente in ribasso – e la prof. dell’Università La Sapienza di Roma Donatella di Cesare, pronta a compiangere la compagna Barbara Balzerani, salvo poi a rimangiarsi quasi tutto. La prima viene sconfessata da parte dell’intellighenzia, Augias compreso, l’ultima è stata trombata alle elezioni regionali calabre.
Hanno provato a inserirsi nella legione degl’Immortali Eroi Argonauti i regatanti, Greta in testa, raccontandoci di torture terribili delle quali non portano addosso un graffio. Ma ora la sinistra ha trovato l’ultimo guerriero, il buon Sigfrido Ranucci. E considerata la sua appartenenza al mondo della stampa, son sicuro che la sua presenza si rivelerà sicuramente più duratura.
Preliminarmente non si può che essere contro coloro – se davvero è accaduto – che hanno cercato di fargli saltare in aria la macchina. Già, perché fino a che non si giunge alle sentenze definitive, sempre tutto può essere.
Ad ogni modo gli va riconosciuta grande integrità intellettuale nell’aver dichiarato – a fronte delle manco troppo velate accuse al governo in carica da parte dell’oppiosuzione – che l’episodio avesse, a suo parere, matrice delinquenziale. Almeno fino a prova contraria. Un’oppiosiuzione che doveva davvero aver fatto il pieno di roba ottima, se la sua leader – Giuseppì Conte permettendo – è riuscita a concepire in Eurovisione il collegamento fra cessazione delle libertà ad opera della destra di governo e attentato a Sigfrido.
Quel che invece proprio non capisco e la perorazione della causa del ritiro delle querele a Ranucci e delle sanzioni del Garante della Privacy alla sua trasmissione Report, in nome della solidarietà da garantirgli. E ancora una volta va ammesso che l’omonimo dell’eroe dell’epica germanica rimanga il più onesto di tutti, sostanzialmente non chiedendo sconti. Fra l’altro le querele e i provvedimenti del Garante gli fanno comunque comodo, meglio facendo risaltare l’aureola del martirio. 
A mio avviso il ritiro delle querele nulla ha a che vedere con l’invece comprensibile esigenza che siano scoperti e colpiti con la massima severità gli attentatori.
Innanzitutto ritirare le querele solo a lui creerebbe gran disparità di trattamento, fra giornalisti che se le beccano, ma non hanno subito attentati, e ne rispondono, e l’ultimo Eroe dell’epica di sinistra. E poi, se si decidesse di rendere legibus soluti i giornalisti che formulano accuse false, o rovinano la reputazione di persone, contravvenendo le norme che la tutelano, si creerebbe altra forte disparità di trattamento. Fra chi può scrivere e infangare, e chi deve accettarne gli strali in nome della libertà di stampa, che prevale sulla propria libertà di chiedere conto e ragione di offese inique ricevute.
Beh, fermo restando che ci saranno più giudici – in forza dei diversi procedimenti avviati – che decideranno se Ranucci e il suo Report abbiano o meno violato la legge, piantiamola di considerare attentati alla libertà di stampa le denunce contro i cronisti e gli editorialisti. E proviamo a pensare che sorta d’attentati siano quelli sviluppati attraverso la propalazione (nulla a che vedere con la Palestina, OKKIO!!) di notizie volte solo a distruggere l’immagine pubblica di una persona, riferendone vizi privati e pubbliche virtù, che nulla hanno a che fare con la vicenda penale.
La creazione di categorie e soggetti svincolati da ogni possibilità d’essere perseguiti, quella sì distrugge la libertà. Di cui è giusto godano Ranucci e Travaglio nel loro lavoro, ma anche coloro che possono diventare loro vittime. 

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