Anno XI 
Sabato 28 Marzo 2026

Scritto da francesco pellati
Politica
08 Aprile 2025

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Il mercato americano resta di gran lunga il primo mercato del mondo, il più ambito: 341 milioni di abitanti con un PIL di $ 24 mila miliardi/anno, pro capite $ 67mila/anno, spalmato su un ceto medio numeroso e propenso al consumo, con le principali imprese di servizi, con consolidata egemonia finanziaria e monetaria (i tentativi di sostituire il $ Usa come moneta di riferimento negli scambi mondiali sono tutti abortiti).

Le passività dell’interscambio commerciale contribuiscono a creare un debito pubblico USA di $ 34 mila miliardi (141% del PIL).

Tale debito è espresso in $ USA, il cui valore è autogestito attraverso la Federal Reserve che manovra la propria moneta nei tempi e modi più convenienti agli interessi USA. Se la FED svaluta il $ USA del 10% il debito scende del 10% in termini reali: Trump ha già portato a casa un primo risultato: la svalutazione del $ Usa verso l’€ di quasi il 6% da inizio anno.

Ne deriva inoltre che lo stock di debito che gli USA hanno nei confronti della Cina non è decisivo come molti affermano più per il consueto rancore verso gli USA che per coerenza dottrinale.

Chi esporta sa che il mercato USA è aperto e trasparente, con regole certe ed altrettanto certo rispetto delle regole. Con lo Stato che mette poco il naso nelle attività economiche private.

Ben diversa la Cina: 1.400 milioni di abitanti con un PIL medio pro capite di $ 11 mila/anno, con spaccature fra città e campagna e fra costa ed entroterra: qualche migliaio di milionari, circa 150 milioni di ceto medio, il resto a scendere fino a oltre 400 milioni di contadini sotto la soglia di povertà assoluta.

Con il governo che dirige l’economia con la formula del turbocapitalismo di stato (Deng Xiao Ping), e mette il naso dappertutto, con dumping conclamati, pratiche distorsive all’import, rischi della proprietà intellettuale, di fatto impunita appropriazione di marchi e brevetti altrui, divieto di attività di impresa senza un socio cinese.

Senza parlare dei diritti civili, sindacali, previdenziali, assistenziali e delle libertà politiche e religiose: la Cina è governata da un sistema totalitario: non ammette opposizioni politiche, economiche, religiose, culturali, sociali.

Manipola le istituzioni internazionali come il WTO, l’OMS (il disconoscimento che il covid è nato a Wuhan), addirittura l’ONU comprando il voto dei Paesi più fragili in Africa e in Asia.

Inquina con il 34% del totale mondiale.

Pretende di annettersi con la guerra Taiwan che non ne vuole sapere.

Ma gli anatemi del mondo onirico della variegata sinistra sono tutti contro gli USA: lo erano anche prima, figuriamoci ora che la stragrande maggioranza degli elettori americani ha votato per il pericoloso fascista Trump, pericolo che i cinesi non corrono perché in Cina è vietato votare.

Trump a me è antipatico e i suoi metodi sono brutali e discutibili, ma non ho paura degli USA, ho paura di Xi Jinping e dei suoi metodi più suadenti, politicamente corretti, ma mortali per le democrazie occidentali.

La situazione degli scambi di beni e servizi nel 2024 mostra che lo sbilancio USA riguarda tutti i Paesi del mondo.

in particolare anno 2023:

import USA da Cina $ 524 miliardi / export USA in Cina $ 163 miliardi. sbilancio a favore della Cina $ 361 miliardi.

La Cina può mettere i contro dazi sui 163 miliardi dell’export USA in Cina, mentre gli USA li possono mettere sui 524 miliardi dell’import dalla Cina: la Cina paga dazi su 361 miliardi in più e – a parità di condizioni - non ci può fare granché.

U.E : import da Cina $ 502 miliardi / export UE in Cina € 213 miliardi: sbilancio a favore della Cina € 304 miliardi .

La UE è nelle identiche condizioni di reciprocità degli USA verso la Cina.

mentre

U.E : import da USA di beni € 347 miliardi / export di beni UE in USA € 503 miliardi (€ 156 a favore U.E.)

U.E. import da USA di servizi € 427 miliardi / export di servizi UE in USA € 318 (€ 109 a favore USA).

Totale sbilancio € 47 miliardi a favore UE.

Le previsioni indicano che l’Italia potrebbe perdere fino a 7 miliardi di export/anno negli USA, prima di ogni negoziato e senza conteggiare quanto potrebbe trarre dagli eventuali contro dazi.

Viene da dire che è opportuno aspettare la sedimentazione di tutto l’ambaradam, l’esito dei negoziati, l’assestamento delle borse che sono fatte apposta per registrare gli sbalzi giornalieri anche di umore e soprattutto di speculazione a breve.

Ma viene anche da dire che il reddito di cittadinanza è costato otto volte tanto, il superbonus venti volte tanto, l’agenda green della UE centinaia di miliardi, crisi occupazionale, perdita di competitività di sistema (a favore della Cina!).

Trump a me è antipatico e urticante, ma è coerente con quello che aveva promesso in campagna elettorale: - l’Europa dovrà spendere più soldi per garantirsi la propria sicurezza (contro il regime imperialistico cinese, il terrorismo islamico, da ultimo l’espansionismo della Russia) – il suo governo metterà in moto ogni mezzo per riportare in pareggio la bilancia commerciale e per ottenere il reshoring, cioè il ritorno in Usa delle industrie manifatturiere emigrate all’estero.

Programma molto difficile da realizzare ma che potrebbe ispirare anche l’U.E, Italia compresa: l’unica a rimetterci sarebbe la Cina.

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