Anno XI 
Giovedì 13 Agosto 2026

Scritto da giorgio del ghingaro
Politica
06 Aprile 2026

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La sanità toscana si trova oggi di fronte a una contraddizione che non può più essere ignorata. Da una parte, una stagione di investimenti senza precedenti, alimentata in larga misura dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza; dall’altra, una difficoltà crescente nel trasformare queste risorse in servizi reali, accessibili e funzionanti per i cittadini.

Il rischio, sempre più evidente, è quello di costruire una rete di strutture moderne, ben progettate sulla carta, ma incapaci di rispondere concretamente ai bisogni delle persone. Case di comunità e ospedali di comunità nascono infatti con una missione chiara: rafforzare la sanità territoriale, alleggerire la pressione sugli ospedali, garantire prossimità e continuità assistenziale. Tuttavia, senza personale, senza organizzazione e senza tempi certi di attivazione, queste strutture rischiano di restare semplici contenitori.

È in questo quadro che si inserisce il caso di Viareggio, che rappresenta allo stesso tempo un esempio virtuoso di programmazione e un simbolo delle difficoltà attuative del sistema. Qui, infatti, è stata immaginata e costruita una vera filiera sanitaria: dalla Casa di comunità del Terminetto, all’Ospedale di comunità del Tabarracci, fino al presidio ospedaliero per acuti. Una visione coerente con la riforma nazionale, che punta a riportare la sanità sul territorio e a costruire un sistema integrato, capace di prendersi carico dei cittadini in ogni fase del bisogno di cura.

A regime, la Casa di comunità del Terminetto sarà il perno della sanità territoriale: ospiterà i medici di medicina generale, gli infermieri di famiglia e comunità, gli ambulatori specialistici, i servizi diagnostici di primo livello, il punto unico di accesso e l’integrazione con i servizi sociali, diventando il primo luogo di riferimento per i cittadini. Allo stesso modo, l’Ospedale di comunità del Tabarracci sarà destinato ad accogliere pazienti che non necessitano più di cure ospedaliere intensive ma che non possono ancora rientrare a domicilio, con posti letto per cure intermedie, assistenza infermieristica continuativa e presa in carico clinica, in stretto collegamento con il territorio e con l’ospedale per acuti.

Eppure, tra la visione e la realtà si è aperto un divario che non può essere sottovalutato. Le risorse del PNRR ci sono, i progetti sono stati approvati, i cantieri sono partiti o in fase avanzata. Ma i tempi di realizzazione e, soprattutto, quelli di piena operatività delle strutture restano lunghi, incerti, spesso incompatibili con l’urgenza dei bisogni sanitari.

Il nodo non è più finanziario. È organizzativo e politico. Perché costruire una struttura è un processo relativamente semplice, soprattutto quando le risorse arrivano dall’Europa e sono vincolate a obiettivi precisi. Molto più complesso è garantire che quella struttura apra con medici, infermieri, servizi attivi, integrazione con il territorio e con l’ospedale.

Ed è qui che emerge la responsabilità del sistema sanitario regionale e delle aziende sanitarie. Non basta rispettare le scadenze formali del PNRR, inaugurando edifici o completando lavori. Occorre garantire che quelle strutture siano vive, funzionanti, capaci di erogare prestazioni e di diventare un punto di riferimento reale per la comunità.

Viareggio dimostra che la direzione è giusta. Ma dimostra anche che senza una forte accelerazione sui tempi, senza un piano straordinario sul personale e senza una gestione più efficiente dell’attuazione, il rischio è quello di arrivare alla scadenza del PNRR con una rete incompleta, formalmente esistente ma sostanzialmente fragile.

La vera sfida, oggi, non è spendere le risorse. È trasformarle in diritti. Perché una Casa di comunità chiusa o a mezzo servizio non è un investimento: è un’occasione mancata. E un ospedale di comunità senza personale non è una risposta: è una promessa non mantenuta.

La Toscana ha tutte le competenze per evitare questo scenario. Ma serve un cambio di passo. Serve passare dalla logica dei contenitori a quella dei contenuti. E serve farlo subito.

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