Anno XI 
Martedì 6 Ottobre 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
22 Agosto 2024

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Fin dal lontano 1980 si svolge, a Rimini, il meeting dell'amicizia tra i popoli. Si tratta di un evento organizzato dal movimento cattolico "Comunione e Liberazione", l'organizzazione fondata da don Luigi Giussani, un intrepido prete che, pur essendo filosofo e teologo, si cimentò nel campo sociale. Sì, proprio quel campo del volontariato sociale che per i cattolici ha sempre rappresentato una cifra distintiva, un lodevole esempio per tutti quelli che la fede la praticano sul versante della carità e della solidarietà, rimboccandosi le maniche, consapevoli che, in attesa del paradiso, bisogna interessarsi di quel rispettabile inferno che è la vita quotidiana, schierandosi dalla parte degli ultimi e dei diseredati. Tuttavia, nel corso del tempo, "Comunione e Liberazione" è più volte uscita dall'ambito dell'impegno squisitamente volontaristico per agganciare la politica, intesa come strumento per governare la società, un potere che decide ed è quindi responsabile del modello socio economico entro il quale essa stessa opera. Un'intuizione tanto coraggiosa quanto ovvia perché la politica, in quanto strumento di governo del bene comune, dovrebbe normalmente essere fonte di equità nonché strumento di crescita civile ed economica per gli amministrati. Ahinoi, purtroppo così non è mai stato appieno: la brama di potere e le ideologie massimaliste, infatti, hanno spesso ipotizzato e concorso a realizzare modelli sociali distinti e distanti da quello indicato dalla dottrina sociale della Chiesa. Ed allora non sono bastati il distinguo, la critica, l'esecrazione di quei modelli incomparabili con l'idea cristiana della società e delle libertà civili, del saper porre l'Uomo, nella individualità,  al centro di ogni preoccupazione. L'Uomo inteso come persona, con il suo portato di aspirazioni, con i diritti di natura, con la dignità di essere un soggetto irripetibile e non massificato. Una concezione alternativa a coloro che intendono omologare tutto e tutti in quella indistinta categoria che i sociologi chiamano "società". Una visione alternativa, quella dei cattolici, rispetto a quella di quei politici che pensano di assoggettare l'umanità a quella  entità giuridica onnipotente ed onnipresente chiamata Stato. Su queste basi si è sviluppato Comunione e Liberazione fornendo alla politica anche taluni capaci rappresentanti. Da quelle fila sono infatti venuti Roberto Formigoni, Mario Mauro, Rocco Buttiglione, Maurizio Lupi, i quali hanno tentato di realizzare  la necessaria conversione delle tesi ideologiche e dell'impegno sociale dei cattolici in atti politici, ossia nel trasfondere quel credo sul piano dell'agire politico, praticando il luogo delle decisioni legislative e di governo. Purtroppo questa conversione necessaria ad incidere sul piano legislativo, non ha resistito all'usura ed alle traversie della classe politica, finendo per esaurirsi nel caos generazionale della prima repubblica. E quindi il meeting è tornato ad essere una vetrina culturale, la sintesi annuale delle varie attività svolte dal movimento, tutte nel segno di un'economia non lucrativa, anzi, per molti versi, in antitesi a quelle profittevoli e speculative. Ed muovendosi su questo terreno ideologico, di latente distinguo dalla economia vera e propria, e spesso dalle regole del libero mercato, che l'organizzazione ciellina è passata dall'originale vocazione di movimento ecclesiale che vuole incidere nel politico a mera esperienza di servizio volontaristico. La politica è rimasta nella sola misura di ascolto delle esperienze fatte sul campo. Non c'è stata edizione del meeting che non abbia ospitato esponenti e leader di governo. E' questo il caso di Giulio Andreotti che per anni ha assunto il ruolo di figura vicina  se non fiduciaria dell'organizzazione. La passerella politica ha incentrato la propria  presenza nel commentare i titoli scelti dal movimento, espressioni spesso originali ed a volte abbastanza incomprensibili per la comune opinione pubblica. Insomma l'impressione che se ne traeva era quella che dietro quei titoli originali, da dover interpretare, si scorgesse  una posizione elitaria se non proprio esoterica, ossia riservata ai soli addetti ai lavori, ai cattolici praticanti  ed  acculturati. Alcuni esempi esemplificativi della complessità dei temi assegnati, ogni anno, al meeting riminese sono di per sé stessi eloquenti. Quello di quest'anno: "Se non siamo alla ricerca dell'essenziale, allora cosa cerchiamo?". E poi: "Uomini, scimmie e robot" nel 1983; "La Bestia, Parsifal & Superman" nel 1985; "Cercatori di infinito" nel 1988, "Mille anni sono come un turno di guardia nella notte" nel 1995 e così via. Insomma: tematiche universali, spesso agnostiche e certo molto lontane dal comune bagaglio di conoscenza e del sentire dell'uomo della strada. Tali da sembrare lontani anni luce dai  piccoli quotidiani problemi e dalle spicciole questioni esistenziali della gente comune. Per dirla con altre parole, il meeting è diventato un luogo di discussione, una specie di tink tank di nicchia che affronta i massimi sistemi in una originale, esclusiva, chiave di lettura che, in quanto tale, appare confinata nella ristretta cerchia degli incliti e dei cattolici militanti toto corde. Tutto bene, tutto bello, ma a chi serve tutto questo nel Belpaese che naviga nella palude dell'incultura politica e nella trita  discussione dei minimi sistemi?

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