Il grande Bonvicini – in arte Bonvi – apostolo irridente, e prematuramente volato via, d’un antimilitarismo da striscia comix, fra le tante gags inventò quella del dittatore che – invece che offrire il dilemma “Barabba o Gesù?” – chiedeva al popolo se preferisse “Burro o cannoni?”.
Al guerrafondaio inneggiare ai cannoni, seguiva il doverli provare spalmare sulle fette più o meno biscottate. Questo il deja vù emerso dalla palude delle reminiscenze, quando qualcuno ci chiese “libertà o aria condizionata?”. Beh, la libertà è sempre quella, che non si capisce troppo bene se ci sia a sufficienza o meno, e l’aria condizionata ci costa di più.
Altra banalità, principale oggetto della mia crociata, è che solo chi abbia indossato un’uniforme possa essere guerrafondaio, anzi, debba esserlo. Reminiscenze di popoli guerrieri e nomadi che vivevano di guerra e saccheggio.
Invece il militare, in materia, dovrebbe essere un tecnico, di cui il politico deve avvalersi per condurre la propria politica. Anche con altri mezzi, ovvero la guerra. Competerebbe a chi ha studiato per praticare il “mestiere delle armi” dire “se po’ fa’” o “nun se po’ fa’” a colui che, investito del governo d’uno Stato, abbia in animo di “spezzare reni” a destra e a manca. E tale esercizio ha alla base la capacità di leggere i rapporti di forza. Ove confluiscono i mezzi materiali e morali di una Nazione.
Con stupore – non so se guidato da malafede o ignoranza, diciamo che approfondirò – si continua a tacciare di filo-putinismo chi sostiene che sia il caso di trovare una soluzione pacifica, interrompendo anche l’aiuto a Kiev.
Lasciamo stare che l’Ucraina non sia parte della NATO e non esista alcun obbligo giuridico internazionale di aiutarla. Il discorso verrebbe trascinato su questioni meta-giuridiche, in cui partecipa buona dose d’ideologia e magari pure malafede. Andiamo quindi ai fatti.
Un conflitto che si trascina per anni diventa guerra di logoramento, in cui nessuno riesce a prevalere per superiorità manifesta delle proprie tecnologie o delle proprie doti tattiche. Quindi vince chi ha più risorse. E se il meno dotato non capisce che sta per terminarle, rischia l’improvviso crollo.
L’Ucraina non è in grado di riprendersi militarmente le terre occupate prima e dopo l’inizio del conflitto, intendo Crimea e Donbass. E gli alleati occidentali non scendono materialmente “boots on the ground” al suo fianco. Al contrario, un pezzetto oggi, uno domani, mi pare che debba cederlo.
Il capo di un paese totalitario come la Russia non può permettersi di perdere una guerra, perché ci perde la vita. Esempi che confermino il teorema ce ne sono quanti ne vogliamo.
La Russia ha pagato carissimo tutto ciò che ha occupato.
La pace giusta non esiste. O meglio, riesumando la celebre battuta di Nino Frassica, c’è quella per “chi viene da destra” e quella per “chi viene da sinistra”. E siccome divergono (o collidono) abbastanza, non sono riconosciute universalmente come giuste.
E allora non è filo-Putin sostenere che la comunità internazionale debba far di tutto per ottenere la pace, anche chiudendo i rubinetti. È quel che ha fatto Trump, imponendo all’Europa di pagare le armi che gli USA davano a Kiev. Con questa furbata ha smesso di spendere, seguendo le orme di “Sleeping Joe” Biden, e ha migliorato la bilancia dei pagamenti con l’estero, inoculando valuta pregiata nelle sue industrie degli armamenti.
Una pace, comunque, risolve più problemi di quelli che crei il continuare a combattere. L’unica soluzione migliore sarebbe riuscire a vincere, ma qui, ahimè, mi pare non si riesca neppure a pareggiare. Quindi occorre realismo. Doloroso, amaro, impietoso, realismo. Che per chi ha fatto parte delle FF.AA durante la “Guerra Fredda”, fa davvero male. Ma tant’è.
Concordo sul fatto che Kiev – se l’ha fatto – non avrebbe dovuto vessare le minoranze russofone.
Concordo sul fatto che ciò non possa giustificare l’occupazione militare di Crimea e un pezzo di Donbass e la guerra successiva.
Concordo che più la Russia si logora a combattere, meglio sia per l’occidente.
Tuttavia, siccome oltre a tale logoramento non intravedo altri vantaggi per l’Europa e l’Occidente in genere, servirebbe una bella pausa di riflessione per condurre Vladimir e Volodimir allo stesso tavolo, e obbligare quest’ultimo a guardare la realtà con occhio pragmatico.
Siamo in una di quelle situazioni in cui la pace conviene a tutti, e forse salva l’Ucraina dal peggio, che vedo inevitabile: questione di tempo. Pace, e ombrello NATO, potrebbero lasciarci un’Ucraina vitale, pronta ad unirsi all’Occidente nell’eventualità di nuova avventura verso i mari caldi, dell’Orso Russo.
Avventura che stavolta avrebbe serio e credibile deterrente. Perché una volta Putin poteva non aver capito e sottovalutato, e pensato a passeggiata militare più o meno “speciale”. In futuro dovrà mettere in conto il ripetersi di sacrifici che – sicuramente – mai avrebbe accettato, ove li avesse potuti prevedere.



