Ci sono stati momenti, nella storia dell'umanità e del popolo di Israele, in cui è sembrato che sia l'una sia l'altro dovessero soccombere di fronte alla violenza e alla malvagità di chi avrebbe voluto piegarli ai propri principi. Eppure, mai, né l'una né l'altro, hanno accettato di rinunciare alla propria esistenza e alla propria identità. Oggi come allora, come sempre, il popolo ebraico dimostra di essere uno dei pochi capace di lottare e, allo stesso tempo, di salvaguardare la libertà e la democrazia contro la barbarie, il terrorismo, la violenza indiscriminata. Noi non siamo mai stati così, uniti anche nel disaccordo, Israele, invece, si. E sapete perché? Perché non hanno altra alternativa se non quella di vincere pena la cancellazione dalla faccia della terra. Leggete questo discorso pronunciato da Bibi Netanyahu all'assemblea degli ipocriti e dei buffoni di New York:
"Signor Presidente, prima di cominciare, vorrei fare soltanto un breve annuncio. Se in quest’aula ci sono altri codardi morali che non se ne sono ancora andati, vi prego di farlo adesso. Grazie mille.
Signore e signori, 14 anni fa mi trovavo su questo podio e tracciai una linea rossa. Promisi che avrei impedito alla dittatura assassina iraniana di sviluppare bombe atomiche, armi nucleari destinate a distruggere Israele, armi nucleari che avrebbero potuto minacciare il mondo intero. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto.
Ora lasciate che vi dica qualcosa che potrebbe sorprendervi. Devastare gli impianti nucleari iraniani è stato difficile. È stato molto difficile. Ma per me è stata una delle decisioni più facili che abbia mai dovuto prendere da primo ministro. Perché, se non l’avessimo fatto, oggi saremmo tutti morti.
E volete sapere qual è l’ironia più grande? Difendendo se stesso, Israele sta difendendo anche molti dei Paesi i cui delegati hanno appena abbandonato quest’aula. Anzi, voglio che sappiate che molti dei loro leader ci hanno persino ringraziato in privato per aver eliminato le armi nucleari iraniane. È difficile immaginare un’ipocrisia più sconvolgente, ma è esattamente di questo che si tratta.
Ora, questa non è la prima volta che ci troviamo di fronte alla minaccia dell’annientamento.
Il 5 giugno 1967, Israele era circondato da nemici che giuravano apertamente di distruggerci. All’epoca non eravamo in Giudea e Samaria, il cuore della patria storica del popolo ebraico. Non eravamo a Gaza. Non eravamo sulle alture del Golan. Ah, e signor al-Sharaa, dovrebbe sapere che gli ebrei sono presenti sulle alture del Golan fin dai tempi di Mosè. Può leggerlo nella Bibbia.
No, a quel tempo, alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni del 1967, non eravamo in nessuno di questi territori. Eravamo in una minuscola striscia di terra. E lo siamo ancora. Una striscia di terra che equivale a circa un terzo dell’uno per cento dell’intera superficie del mondo arabo. Eppure accusano Israele, il minuscolo Israele, di colonialismo. Bel colonialismo! E chi ci accusa? Beh, tra gli altri, persone in Gran Bretagna e in Francia. Per l’amor di Dio, sono stati loro a inventare il termine! Il loro colonialismo ha attraversato l’intero globo. Colonialismo! Ma per favore! Un’altra menzogna.
Eppure, a quel tempo, su quel minuscolo lembo di terra, senza West Bank, senza Gaza, senza alture del Golan, era in gioco soltanto la sopravvivenza dell’unico Stato ebraico al mondo. Perché è di questo che si tratta in questo conflitto. Non si tratta di territori. Si tratta dell’esistenza di uno Stato ebraico, quali che siano i suoi confini.
Eppure, proprio allora, eravamo minacciati di annientamento da tre eserciti arabi che si preparavano a invaderci. Sapete cosa facevano gli israeliani a quel tempo? Scavavano fosse comuni, preparandosi alle migliaia e migliaia di vittime, preparandosi a seppellire i nostri morti.
All’epoca ero uno studente israeliano delle superiori a Philadelphia, in Pennsylvania. Cinque giorni prima dello scoppio della guerra, presi un aereo per tornare in Israele. Trovai un Paese immerso nel più completo oscuramento. Israele si preparava all’impatto. Ero tornato per vedere mio fratello Jonathan, Yonatan, Yoni. Aveva 21 anni ed era un ufficiale dei paracadutisti. Come il resto dell’esercito, la sua unità era già stata mobilitata. Andai a cercarlo. Mi dissero che i paracadutisti erano accampati nei frutteti, negli aranceti intorno a Ramle.
Così andai lì e chiesi ad alcuni soldati: “Sapete dove si trova Yoni Netanyahu?”.
“No”. “No”.
Poi uno di loro disse: “Ah, intendi quel ragazzo giovane? Sì, è nell’aranceto accanto”.
Così mi diressi lì e, improvvisamente, in fondo a un lungo filare di alberi, vidi mio fratello. Rimase assolutamente sbalordito nel vedermi.
“Bibi”, disse. “Bibi, che cosa ci fai qui?”. Corremmo l’uno incontro all’altro e ci abbracciammo.
E davanti a una tazza di caffè militare preparato alla meglio, gli rivolsi la domanda che avevo in mente, la domanda che tutti avevano in mente. “Allora, Yoni”, gli dissi, “che cosa succederà?”.
Lui si fermò un istante, poi disse qualcosa che non dimenticherò mai.
“Vinceremo”, disse. “Non abbiamo altra scelta”.
Ricordo quelle parole come se fosse ieri. Vinceremo. Non abbiamo altra scelta. E quando vincemmo, nove anni dopo, terroristi palestinesi dirottarono un aereo passeggeri diretto in Israele. Lo portarono a Entebbe, in Uganda. Come i nazisti, i terroristi selezionarono i passeggeri ebrei: uomini, donne, bambini, neonati. Minacciarono di ucciderli tutti se Israele non avesse liberato i terroristi palestinesi. E poi, il 4 luglio 1976, nel bicentenario degli Stati Uniti, in una delle più straordinarie missioni di salvataggio dei tempi moderni, Yoni guidò i suoi coraggiosi soldati nel cuore dell’Africa. Miracolosamente, salvarono 103 ostaggi ebrei e li riportarono tutti a casa. Tutti, fino all’ultimo. Mio fratello, il comandante del gruppo d’assalto, fu l’unico soldato ucciso durante quella missione. Voglio ringraziare ancora una volta l’Uganda per aver recentemente eretto una statua di Yoni nel luogo in cui cadde.
Amici miei, le parole di Yoni sono vere oggi come lo erano più di mezzo secolo fa. Vinceremo. Non abbiamo altra scelta. E mai questo è stato dimostrato più chiaramente che il 7 ottobre 2023, il giorno più buio della storia di Israele. In quel giorno orribile, migliaia di terroristi palestinesi irruppero in Israele da Gaza. Ora, voglio che sappiate che all’epoca non c’era un solo israeliano a Gaza. Non un civile, non un soldato. Neanche uno. Ma questo non cambiò assolutamente nulla. I terroristi di Hamas compirono il più grande massacro di ebrei dai tempi dell’Olocausto. Passarono di casa in casa, sparando a bruciapelo ai civili israeliani. Lo fecero con una gioia diabolica, con un piacere sadico. Trasmettevano in diretta streaming mentre uccidevano. E chi uccidevano? Proprio quegli israeliani, i loro vicini, che davano loro lavoro, che andavano a prendere i bambini palestinesi al confine con Gaza e li accompagnavano negli ospedali israeliani per sottoporli a cure oncologiche, per poi riportarli a casa.
Riuscite a immaginare una simile mostruosità? Questi mostri di Hamas massacrarono i sopravvissuti all’Olocausto. Bruciarono vivi i neonati davanti ai loro genitori. Decapitarono i nostri uomini. Stupravano brutalmente le nostre donne e poi le uccidevano. Complessivamente, quel giorno massacrarono 1.200 israeliani.
Voglio darvi un’idea di che cosa significhi questo per un Paese di dieci milioni di abitanti. In proporzione, equivale al massacro di 40.000 americani innocenti in meno di 24 ore. È come se l’11 settembre si fosse ripetuto 16 volte. Sedici 11 settembre, verificatisi non molto lontano da qui.
In quel giorno, il più buio della nostra storia, i nostri nemici si aspettavano che crollassimo. Ebbene, non siamo crollati. Al contrario, ci siamo rialzati e abbiamo combattuto come leoni!
Negli ultimi tre anni, i nostri eroici soldati hanno combattuto giorno dopo giorno in una guerra su sette fronti. Conoscete un altro Paese delle dimensioni del New Jersey capace di combattere una guerra su sette fronti, per giunta per tre anni?
Sette fronti: Hamas, Hezbollah, gli Houthi, l’Iran, le milizie in Iraq, le milizie in Siria e i terroristi palestinesi in Giudea e Samaria. Si sono coalizzati tutti contro di noi per cancellarci dalla faccia della Terra. Hanno fallito. Perché, invece di crollare, abbiamo inferto a tutti loro colpi devastanti. Insieme ai nostri grandi amici americani, abbiamo annientato l’esercito, la marina, l’aeronautica e gli impianti nucleari dell’Iran. Israele ha martellato Hamas. Abbiamo colpito duramente Hezbollah. Ricordate i cercapersone? Ricordate questi aggeggi? Ve li ricordate?
Beh, posso dirvi una cosa: Hezbollah se li ricorda certamente!
E indovinate che fine ha fatto la maggior parte del suo immenso arsenale di 150.000 missili balistici e razzi, tutti puntati contro i nostri civili? Non ci sono più. I leader di Hezbollah? Morti.
Il loro spirito? Spezzato. Gli arciterroristi, i peggiori assassini di massa sulla faccia della Terra, responsabili dell’uccisione non soltanto di israeliani, ma anche di americani, britannici e cittadini di decine di Paesi: Khamenei, Deif, Sinwar, Haniyeh, Nasrallah e migliaia di altri terroristi che volevano distruggerci. Anche loro non ci sono più.
I terroristi rimasti cercano disperatamente di riorganizzarsi. Ogni giorno cercano di uccidere la nostra gente e, in particolare, cercano di uccidere il nostro popolo nella nostra patria storica, in Giudea. A proposito, è proprio da lì che deriva la parola “ebreo”: dalla Giudea. Quella è la nostra terra.
Cercano di ucciderci con migliaia di attentati ogni anno. Prendono di mira famiglie, famiglie pacifiche che percorrono le strade in automobile. Sparano contro donne incinte. Sparano contro intere famiglie. Naturalmente, nulla di tutto questo trova spazio sulla stampa internazionale o sui social media. Nulla. Assolutamente nulla. Quello di cui parlano, invece, è un gruppetto di giovani delinquenti, circa 150, che vanno in giro a lanciare pietre, ad abbattere ulivi. A volte appiccano anche degli incendi. Non lo sopporto. Non tollererò che qualcuno si faccia giustizia da sé. Siamo uno Stato di diritto. Per questo abbiamo messo lo Shin Bet alle loro calcagna. Ma è questo che chiamano “violenza dei coloni”. E il numero delle vittime in un anno? Forse due o tre. Nell’intero periodo di cui si sta discutendo, forse due o tre morti, a fronte delle migliaia di attacchi terroristici contro i coloni pacifici, persone rispettabili, persone che rispettano la legge. Che distorsione della realtà! È un’ossessione.
Sento questi discorsi anche qui. Voglio dire, i leader di alcuni Paesi ne parlano seriamente.
E lo dicono con un tono così solenne: “Non possiamo tollerare la violenza dei coloni!”. Non sapete di che cosa state parlando. E ascoltate, due giorni fa, due giorni fa, due giorni fa...Mi rivolgo al mio collega Emmanuel Macron. Due giorni fa, tre giorni fa, un cittadino francese, Netanel Shukrun, padre di sei figli, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre visitava una sorgente insieme al figlio sedicenne. Un terrorista di Hamas, in Giudea e Samaria, si è avvicinato e gli ha sparato a bruciapelo. E le ultime parole che ha pronunciato sono state: “Scappa, scappa, figlio mio, mettiti in salvo”. È successo tre giorni fa.
Due giorni fa, in Giudea e Samaria, un ufficiale della riserva, un riservista, Neria Leiter, è stato travolto da un terrorista palestinese che ha compiuto un attentato con un veicolo. Ora lotta per la vita in un ospedale di Gerusalemme. Ho fatto visita alla sua famiglia poco prima di salire sull’aereo per venire qui. Neria, padre di quattro figli, è il figlio di Yechiel Leiter, il nostro straordinario ambasciatore negli Stati Uniti. Tre anni fa, il figlio maggiore di Yechiel, Moshe, padre di sei figli, è stato ucciso mentre bonificava un edificio minato a Gaza. Yechiel, fratello mio, il tuo dolore è incommensurabile. L’intero popolo di Israele, e moltissime persone al di fuori di Israele, pregano per la vita di Neria.
Ma nonostante il dolore, nonostante la sofferenza, non ci arrendiamo. In un recente post, pubblicato prima dell’attentato, Neria aveva scritto queste parole. Ascoltate: “Non abbiamo un altro Paese. È un privilegio difenderlo”. A Neria e a tutti gli eroi di Israele rivolgo una promessa solenne: il vostro sacrificio non sarà stato vano.
Continueremo a difendere il nostro Stato.
Continueremo a vincere, perché non abbiamo altra scelta.
In questa battaglia contro i barbari, non abbiamo avuto un alleato più importante del presidente Trump. Lo ringrazio. Lo ringrazio per la sua coraggiosa leadership. Ha affrontato con coraggio un pericolo enorme per l’America, per Israele e per il mondo. Decenni fa aveva capito che, se nessuno li avesse fermati, gli ayatollah fanatici che inneggiano alla morte dell’America e alla morte di Israele avrebbero finito per realizzare le loro folli fantasie. Così Israele e America hanno agito insieme, non soltanto per proteggere noi stessi, ma per salvare la civiltà. Coraggiosi piloti americani, insieme a coraggiosi piloti israeliani, hanno condotto missioni congiunte nei cieli dell’Iran. America e Israele hanno collaborato anche per riportare a casa gli ostaggi che erano ancora prigionieri. Li abbiamo riportati a casa tutti, fino all’ultimo.
Vi chiedete perché stiamo vincendo? Beh, Yoni lo disse con parole semplici: non abbiamo altra scelta.
E durante tutta questa lunga guerra, il nostro obiettivo non è mai cambiato: vincere. Vincere con una determinazione incrollabile. Vincere con un coraggio inesauribile. Perché questo è Israele: un unico popolo che combatte per un unico futuro. Destra e sinistra, giovani e anziani, religiosi e laici. Abbiamo le nostre divergenze? Certamente. Chi non ne ha? Ma nei momenti cruciali, quei momenti che plasmano il nostro destino, restiamo uniti. Perché ciò che ci unisce è molto più forte: la nostra storia, i nostri valori, il nostro coraggio. Il coraggio, il coraggio del nostro valoroso popolo, che ha resistito ai mille potenti missili balistici che l’Iran ha fatto piovere sulle nostre città, sui nostri civili.
Signore e signori, vi trovate qui, nell’aula dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sapete cosa farebbe un solo missile balistico da una tonnellata se colpisse questo luogo? Distruggerebbe completamente l'intero complesso. Anzi, due missili del genere distruggerebbero le Nazioni Unite.
Quindi potete immaginare, pensate a mille giganteschi missili che piovono dal cielo sulle vostre città, sulle vostre case. Rendo omaggio al coraggio del popolo di Israele. Rendo omaggio al coraggio dei nostri valorosi soldati: ebrei, cristiani, drusi, musulmani. L’esercito più morale del mondo, le Forze di difesa israeliane.
Per tre anni, i nostri coraggiosi soldati hanno combattuto valorosamente una guerra su sette fronti. Ma questa guerra ha un ottavo fronte. È la guerra per la verità. Si combatte sui media di tutto il mondo e, nella sua forma più insidiosa, sui social media. Diversi Paesi stranieri hanno speso miliardi e miliardi di dollari per diffondere menzogne sul mio Paese. Il primo a farlo è stato il Qatar. Decenni fa ha cominciato a finanziare massicciamente le università americane e organi di informazione tossici come Al Jazeera. A proposito, hanno fatto lo stesso anche in Europa. E il loro obiettivo era chiaro: fare il lavaggio del cervello ai giovani affinché odiassero Israele, odiassero l’America, odiassero l’Occidente. È lo stesso Qatar che ospita i macellai di Hamas responsabili del 7 ottobre.
Ora, l’ultimo Paese a essere diventato un grande diffusore di menzogne antisemite è la Turchia. Erdogan. Erdogan è un tiranno. Anche lui ospita i capi terroristi di Hamas. Ha assassinato migliaia di civili curdi. Nega il genocidio armeno. Mette in prigione giornalisti e leader dell’opposizione. Anzi, credo che detenga il record mondiale in questo campo. È una competizione difficile, ma penso che sia il numero uno. Occupa illegalmente Cipro del Nord, parte di uno Stato membro dell’Unione europea, e viola regolarmente i diritti della Grecia, membro della NATO. Ora vuole prendere il controllo della Siria. Beh, non è sorprendente, perché invoca la distruzione di Israele quasi ogni singolo giorno. Dice che diventerà il sovrano di Gerusalemme. No, signore, non lo diventerà. Questo è il nostro Paese, la nostra città, la nostra capitale eterna.
I tiranni di tutto il mondo cercano di minacciarci. Cercano di minare la nostra determinazione con le loro campagne di menzogne. Ma alla fine, proprio come sul campo di battaglia militare, il popolo ebraico prevarrà.
Ci vorrà tempo. Ci vorrà tempo per sconfiggere le menzogne. Ci vorrà tempo perché il mondo riconosca ciò che è così evidente: che Hamas usa i civili palestinesi come scudi umani; che usa ospedali, scuole e moschee come centri di comando terroristici; che ha rubato gran parte del cibo che abbiamo fatto entrare a Gaza. E mentre Hamas ha fatto tutto il possibile per mantenere i civili palestinesi in pericolo, spesso sotto la minaccia delle armi, Israele ha fatto tutto il possibile per portarli al sicuro.
Abbiamo inviato milioni di SMS per avvertire i civili di abbandonare le zone di combattimento. Abbiamo effettuato milioni di telefonate. Abbiamo lanciato milioni di volantini.
Voglio farvi alcune domande. Quale regime genocida somministra un milione di vaccinazioni contro la poliomielite alla popolazione nemica? Quale regime genocida consente la distribuzione di due milioni di tonnellate di cibo a Gaza? È una tonnellata per ogni persona.
Accusare Israele di genocidio è la più grande menzogna del secolo.
Se volete capire quanto sia grande questa menzogna, se volete capire quanto sia assurda, ascoltate il colonnello John Spencer. È il responsabile degli studi sulla guerra urbana a West Point. È considerato uno dei maggiori esperti al mondo di guerra urbana, forse addirittura il massimo esperto mondiale. Credo che oggi sia qui con noi. Il colonnello Spencer ha studiato ogni guerra urbana dall’antichità ai giorni nostri, dall’antica Grecia a Mosul, fino a Gaza.
Ed ecco che cosa dice il colonnello Spencer: “Israele ha fatto più di qualsiasi altro esercito nella storia per prevenire le vittime civili in guerra. Nella storia”.
Abbiamo adottato innumerevoli misure per proteggere la popolazione civile. Questo è genocidio? Naturalmente no. È l’esatto contrario del genocidio. Perciò, a tutti coloro che diffondono queste menzogne sul mio Paese e sui nostri valorosi soldati, che siedano in quest’aula o nell’ufficio del sindaco antisemita di New York, dico questo:
Vergognatevi!
Vergognatevi per aver distorto i fatti.
Vergognatevi per aver scambiato la vittima con l’aggressore.
Vergognatevi per aver sputato in faccia alla verità.
Signor Mamdani, da quando è stato eletto sindaco di questa città, molti ebrei non si sentono più al sicuro a New York. Mi parlano. Mi dicono: “Questa non è la città che ricordiamo. È cambiata così in fretta”. E non c’è da stupirsi. Lei elogia criminali condannati per aver sostenuto Hamas. Annovera tra i suoi amici persone come Hasan Piker, che ha detto che l’America si meritava l’11 settembre. L’America si meritava l’11 settembre! Che amici che ha! Ha invitato a casa sua un giornalista palestinese che ha filmato terroristi di Hamas mentre picchiavano e torturavano ostaggi israeliani e che, in seguito, ha ammesso di essersi rifiutato di pubblicare i video per proteggere, indovinate un po’, i terroristi. Sua moglie ha messo “Mi piace” a un post che celebrava il massacro del 7 ottobre. Ha messo “Mi piace” a un altro post in cui si affermava che Tel Aviv non dovrebbe esistere. Lei si è rifiutato di condannare tutto questo. Accusa ripetutamente e falsamente Israele di genocidio.
Signor Mamdani, lei ha cercato di impedirmi di venire qui. Ha cercato di mettermi a tacere. Beh, non può mettermi a tacere. Non può mettere a tacere la verità. Ed ecco la semplice verità. Ecco la semplice verità: Israele non ha commesso un genocidio. Israele ha impedito un genocidio! Ed è esattamente, esattamente quello che gli amici di Hamas del signor Mamdani avrebbero fatto a noi, se non li avessimo fermati! Ci avrebbero uccisi tutti, fino all’ultimo!
Le menzogne che lei e gli altri antisemiti diffondete sugli ebrei e sullo Stato ebraico hanno conseguenze reali. A New York, gli ebrei vengono minacciati mentre si recano in sinagoga. Gli ebrei sono stati accoltellati per strada. Gli ebrei vengono demonizzati, presi di mira. Vengono presi di mira semplicemente perché sono ebrei. Gli ebrei sono stati assassinati a Sydney, Manchester, Montreal, Boulder, in Colorado. Sono stati aggrediti a Los Angeles, Londra, Parigi, Berlino, Washington D.C. Gli antisemiti di tutto il mondo vogliono terrorizzare il nostro popolo.
Ho una notizia per loro: i tempi in cui gli ebrei erano vittime indifese, condotte al macello, quei tempi sono finiti!
Oggi abbiamo uno Stato.
Oggi abbiamo un esercito.
Oggi abbiamo un popolo pronto e determinato a difendersi.
Perciò oggi, oggi ho un messaggio per gli ebrei di tutto il mondo: tenete la testa alta!
Siate orgogliosi! Abbiate fiducia in voi stessi! Non lasciatevi intimidire. Alzatevi in piedi!
E a tutti gli altri, a tutti coloro che vogliono difendere la verità e la giustizia, dico: unitevi a noi nel contrastare i barbari che minacciano la nostra civiltà comune.
Ma devo essere franco con voi: non tutti stanno reagendo. Lo abbiamo visto. Perché, a differenza di Israele, ci sono alcuni che, soprattutto negli ultimi tempi e in particolare nell’Europa occidentale, hanno scelto di non reagire. I leader di questi Paesi hanno scelto di cedere alle folle antisemite. Hanno scelto la debolezza. Hanno scelto la politica dell’acquiescenza. Non possiamo sottrarci alla triste verità che abbiamo davanti agli occhi.
Molti nel mondo libero hanno paura di difendere la libertà. E io chiedo loro: quale futuro vi riserva questo comportamento? Che cosa vi riserverà il mondo? Una fratellanza delle democrazie? Oppure i Fratelli Musulmani?
Quanto tempo vi ci vorrà per capire che questi jihadisti fanatici stanno soffocando le vostre vie navigabili, le vostre forniture energetiche, la linfa vitale delle vostre economie?
Posso assicurarvi, signore e signori, che noi in Israele non aspettiamo che gli altri si risveglino dal loro torpore morale. Andiamo avanti. Prendiamo in mano il futuro. Siamo pionieri di sviluppi straordinari nella sanità, nell’agricoltura, nell’intelligenza artificiale, nella "Intelligenza Superiore", e mettiamo queste incredibili innovazioni al servizio dell’intera umanità.
Israele, dunque, non è mai stato così forte. Non abbiamo paura. Ma vi dirò chi ha paura: i tiranni di Teheran. Ecco chi ha paura. E sapete che cosa temono più di ogni altra cosa? Il loro stesso popolo. Il coraggioso popolo iraniano, che ha sacrificato così tanto, per così tanto tempo. Il regime iraniano ha particolarmente paura quando il suo popolo dispone di questo. Quando il suo popolo dispone di questo. Questo è un dispositivo di comunicazione, Starlink, che permette alle persone di accedere alla verità, di esercitare la propria libertà di scelta, la propria libertà di pensiero e la propria libertà di espressione.
È per questo che il regime iraniano spende milioni e miliardi di dollari per censurare Internet. Signor Presidente, lascerò questo dispositivo a lei, affinché possa consegnarlo alla delegazione iraniana. Così, quando inevitabilmente diserteranno, anche loro potranno raccontare liberamente la propria storia sui social media.
Ai manifestanti là fuori, ai delegati ipocriti che hanno abbandonato quest’aula, chiedo: dove eravate quando i tiranni iraniani massacravano e mutilavano decine di migliaia di civili iraniani disarmati? Quando massacravano e mutilavano migliaia di loro stessi cittadini? Dove eravate? Avete organizzato manifestazioni di massa? Scioperi della fame? Avete protestato davanti alla missione iraniana presso le Nazioni Unite? Avete alzato la voce, peraltro, in difesa dei cristiani perseguitati in Iran e in tutto il Medio Oriente? No. No, non l’avete fatto, perché siete falsi difensori dei diritti umani.
E i cristiani, sapete che il loro numero sta precipitando ovunque in Medio Oriente, dove vengono perseguitati e vessati, tranne che in un luogo: il mio Paese, Israele, dove la comunità cristiana cresce, prospera e ha successo. In effetti, non avete protestato nemmeno quando abbiamo lasciato Betlemme. Era sotto il nostro controllo. Era cristiana all’80-90 per cento, poi l’abbiamo consegnata all’Autorità Palestinese e oggi è musulmana all’80-90 per cento. Tutti i cristiani sono stati cacciati. Avete protestato per questo? Ne avete parlato? Niente. Nada. E non avete detto nulla sull’Iran. Proprio adesso, non avete detto nulla sull’Iran.
Ma voglio darvi una buona notizia. Nonostante il vostro silenzio, nonostante la vostra ipocrisia, è soltanto questione di tempo prima che in Iran accada qualcosa di incredibile. Il potere del popolo prevarrà su chi detiene il potere. Voglio che ascoltiate attentamente le mie parole. Un giorno, e potrebbe non essere molto lontano, il popolo iraniano sarà libero. Il suo regime assassino sarà rovesciato a causa delle sue menzogne, della sua corruzione, della sua crudeltà. Questo regime malvagio cadrà, e tutti noi celebreremo quel giorno.
Signore e signori, la storia del mio popolo, il popolo ebraico, risale a oltre tremila anni fa. Parliamo la stessa lingua. Oggi parliamo la stessa lingua che parlavamo allora. Viviamo nella stessa terra in cui vivevano i nostri antenati: Davide, Salomone, Isaia, Geremia. Questa è la nostra terra: la terra di Israele. I nostri profeti, la nostra missione e il nostro popolo sono unici nella storia. I nostri valori hanno ispirato l’umanità per millenni. La fede in un unico Dio, la sacralità della vita, lo Stato di diritto, la nostra eterna ricerca della pace, la nostra eterna ricerca della giustizia. Sono questi valori sacri che ci hanno guidato attraverso i secoli. Sono questi valori che ci hanno aiutato a sfidare ogni previsione della storia.
Il grande scrittore americano Mark Twain lo disse meglio di chiunque altro 125 anni fa. Lo disse molto prima della rinascita del moderno Stato ebraico, molto prima delle grandi vittorie dei soldati israeliani.
Ecco che cosa disse:
“L’ebreo ha combattuto una battaglia straordinaria in questo mondo, in tutte le epoche, e lo ha fatto con le mani legate dietro la schiena. L’egiziano, il babilonese e il persiano sorsero, riempirono il pianeta di clamore e splendore, poi svanirono come sogni e scomparvero. Altri popoli sono sorti e hanno tenuto alta la loro fiaccola per un certo periodo, ma poi questa si è spenta, ed essi siedono nel crepuscolo. L’ebreo li ha visti tutti, è sopravvissuto a tutti ed è oggi ciò che è sempre stato, senza mostrare alcun segno di decadenza, alcuna debolezza dovuta all’età, alcun affievolimento del suo spirito, alcun rallentamento delle sue energie”.
Signore e signori, nel corso dei secoli, le tirannie che hanno cercato di distruggerci hanno fallito, ancora e ancora. E, a Dio piacendo, continueranno a fallire.
Se sapremo trovare il coraggio, se renderemo incrollabile la nostra determinazione, continueremo a vincere.
Come dice la Bibbia: “L’eternità di Israele non verrà meno".
E la ragione è semplice: non abbiamo altra scelta".