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Scritto da Matteo Scannerini
Piana
10 Gennaio 2026

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Ritengo doveroso intervenire in merito alle affermazioni riportate nell'articolo del signor Bernardi, che descrivono in modo inesatto e fuorviante le mie posizioni e il mio comportamento istituzionale.
Non ho mai legittimato, giustificato o auspicato alcuna forma di violenza. Le mie dichiarazioni si sono sempre collocate sul piano dell'analisi politica e del giudizio storico e internazionale nei confronti del regime di Nicolás Maduro. Vedere positivamente l'arresto di un dittatore accusato di narco-terrorismo, ripetuti crimini e violazioni di diritti umani, che affronterà un processo regolare nelle sedi competenti, non equivale a legittimare la violenza: significa, al contrario, prendere posizione contro chi la violenza l'ha esercitata. Confondere questi due piani è un errore grave, che rischia di svuotare di senso il dibattito democratico.
Nel corso del mio mandato ho sempre rispettato i colleghi consiglieri, anche nei momenti di confronto più acceso, mantenendo ogni contrasto all'interno della normale dialettica politica e in un clima civile. Ho sempre rispettato la Presidenza del Consiglio comunale e, proprio per questo, chiedo oggi che la Presidenza stessa si esprima con chiarezza, viste le questioni sollevate dal signor Bernardi che arrivano a ritenere la mia persona incompatibile con le istituzioni della Repubblica italiana, a tutela della correttezza del dibattito istituzionale e del ruolo che mi è stato democraticamente conferito.
Mi dispiace per l'iniziativa intrapresa da Mirko Bernardi. In passato, come opposizione, siamo stati più volte invitati ad ascoltare le criticità che riteneva di dover condividere, e l'ho sempre fatto con attenzione e rispetto. Ricordo inoltre di aver sostenuto pubblicamente Hacking Labs nel 2019, quando mi fu rappresentato il rischio concreto di perdita della sede dell'associazione, riconoscendone il valore e il lavoro svolto. 
Ritengo tuttavia fondamentale ascoltare le testimonianze di chi il regime di Maduro lo ha vissuto direttamente: di chi ha visto sparare sulla folla, di chi ha assistito a elezioni manipolate, di chi ha subito repressione politica e ha visto il Venezuela precipitare nel baratro economico e sociale.
In ogni tempo, le persone libere hanno sempre auspicato la fine delle dittature, e di quelle liberazioni hanno gioito esse stesse, insieme a coloro che liberi, fino a quel momento, non erano stati. Il fatto che oggi qualcuno si preoccupi più di stabilire se sia legittimo o meno porre fine a una tirannia, piuttosto che auspicare con chiarezza il suo termine, dovrebbe far riflettere tutti.
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