"Il Piano industriale di RetiAmbiente è stato approvato ieri (29 giugno), ma sull'impianto di Salanetti resta aperta una domanda pesante: cosa succede se il finanziamento Pnrr non viene confermato?". L'amministrazione comunale di Porcari torna così sul progetto dell'impianto per il trattamento e recupero dei prodotti assorbenti ad uso personale previsto al confine con il proprio territorio, dopo il voto contrario espresso in assemblea dei soci di RetiAmbiente.
"Oggi, 30 giugno 2026, non è una data qualsiasi. È la scadenza prevista per la conclusione degli interventi finanziati dal Pnrr. Per questa misura, al momento, non risultano proroghe generalizzate. Esistono interlocuzioni, richieste, ipotesi, ma niente che metta al sicuro tutti gli impianti non conclusi entro oggi. E allora il tema va affrontato adesso, non quando sarà troppo tardi".
"Non stiamo facendo una battaglia contro l'economia circolare. Stiamo ponendo una questione di sostenibilità finanziaria. L'avvio dei lavori – spiega l'amministrazione comunale – è stato comunicato a pochi giorni dalla scadenza Pnrr. Se il contributo venisse ridotto, riconosciuto solo in parte o proprio non confermato, chi coprirà la quota mancante? RetiAmbiente? E dunque i Comuni soci? E, alla fine, i cittadini e le imprese attraverso la Tari?".
Secondo Porcari, approvando il Piano industriale senza chiarire il destino del finanziamento Pnrr, RetiAmbiente e i soci favorevoli si sono assunti un rischio preciso: "Ogni euro non coperto dal contributo pubblico dovrà essere trovato altrove, con il rischio concreto che finisca per pesare sulle tariffe a carico di famiglie e imprese".
Il nodo del Pnrr, per Porcari, si somma a un quadro economico già appesantito da altre incognite. "Chiediamo da tempo un aggiornamento puntuale del costo reale dell'opera. Il progetto ha subito prescrizioni e modifiche che possono incidere sui tempi, sui costi e sull'organizzazione dell'impianto. Vogliamo sapere se esiste un quadro economico aggiornato, quanto costeranno le modifiche richieste, quale sia lo stato dei contratti e se la parte impiantistica, che è il cuore dell'intervento, sia pienamente definita".
"Restano poi altri nodi economici: il capannone già acquistato per circa 3 milioni di euro, che alla luce dell'abbattimento previsto per rispondere alle modifiche richieste dall'autorizzazione regionale, rischia di trasformarsi in un ulteriore costo, e la sostenibilità futura dell'impianto. Chiediamo garanzie sul mercato dei materiali recuperati, sui ricavi attesi e sui possibili aumenti dei costi di gestione. Senza queste risposte, il rischio industriale resta interamente sulle spalle di RetiAmbiente, dei Comuni soci e, infine, dei cittadini".
Per l'amministrazione comunale di Porcari il passaggio del 30 giugno impone quindi una presa d'atto immediata: "Non si può approvare un investimento di questa portata e poi limitarsi a sperare che tutto vada bene. È un'imprudenza da oltre 20 milioni di euro. Se esiste un atto formale che mette al sicuro il finanziamento Pnrr, venga mostrato ai soci. Se esiste una copertura alternativa, venga spiegata. Se esiste una simulazione degli effetti sulla Tari in caso di perdita totale o parziale del contributo, venga presentata. In caso contrario, significa che il rischio resta aperto".
"Colpisce che su Peccioli sia stata adottata una linea di prudenza, con un Piano industriale che non prevede più l'ingresso di RetiAmbiente in Novatosc, la società chiamata a realizzare l'ossicombustore, mentre la stessa cautela non sembra essere stata applicata a Salanetti. Perché? I dubbi portati ieri in assemblea sono sostanziosi e riguardano costi, coperture, Pnrr, sostenibilità industriale e possibile ricaduta sulle tariffe. Oggi il Pnrr scade e non ci sono proroghe. Se un rischio economico esiste, non può essere derubricato a problema locale, perché domani potrebbe riguardare le bollette di tutti", conclude l'amministrazione comunale di Porcari.



