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Scritto da andrea cosimini
L'evento
07 Maggio 2022

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Da mani nei capelli. Se la situazione del giornalismo in Italia è questa - e, purtroppo, è questa, se non peggio - allora non siamo alla frutta, nemmeno al dolce o al caffè, ma direttamente all'amaro.

La carta stampata è a picco, l'informazione online economicamente arranca, quella locale poi sopravvive a stento. Mentre le piattaforme tecnologiche continuano a crescere e svilupparsi alla velocità della luce, gli editori (non sempre, ma spesso) sembrano dormire sonni profondi. In pochi sono coloro che riescono a stare al passo coi tempi. E questo è dovuto, oltre alla miopia imprenditoriale, anche all'impossibilità oggettiva di poter disporre di personale numericamente sufficiente e qualificato vista l'onerosità dei contratti. 

Gli enti che dovrebbero tutelare la categoria poi appaiono, onestamente, in difficoltà: la voce al parlamento arriva (se arriva) flebile ed è quindi complicato farsi portavoce delle istanze di chi svolge quotidianamente questo mestiere. In più, ci sono i 'nuovi comunicatori' i quali, giustamente, si domandano: a che pro pagare la quota d'iscrizione all'ordine quando, senza tesserino, già raggiungo una platea grande quanto (se non addirittura più) quella dei pubblicisti o professionisti accreditati?

Appunto di questo si è parlato a Villa Bertelli, tra colleghi giornalisti (pubblicisti o professionisti), durante il corso "Il nuovo giornalismo gioca in trasferta". Relatori: Elisabetta Cosci, consigliere nazionale dell'ordine dei giornalisti, Roberto Bernabò, vice-direttore de "Il sole 24 ore", Michele Morabito, curatore dei rapporti con le istituzioni e la stampa del museo e parco della pace di Sant’Anna di Stazzema e Alessandro Bientinesi dell'agenzia di servizi "Capo Verso"

Elisabetta Cosci ha esordito aggiornando i colleghi sulle iniziative portate avanti dall'ordine dei giornalisti a livello nazionale e sulle sfide future dell'ente, senza nascondere le difficoltà di percorso: "Uno dei temi sui quali stiamo lavorando - ha annunciato - è quello relativo all'iscrizione dei vari comunicatori all'ordine. Riteniamo sia fondamentale che essi facciano un percorso di formazione deontologica al pari degli iscritti". E sui pubblicisti: "Dovremmo fare un iter diverso: corsi di aggiornamento e, alla fine, una sorta di colloquio. Magari re-introducendo il cosiddetto 'foglio rosa' con cui un direttore di testata certifica l'avvio di un rapporto di collaborazione mirato all'ottenimento del tesserino".

La giornalista ha passato in rassegna le varie lacune (anche legislative) che persistono all'interno della professione: dalla legge 150 del 2000, che suggerisce (ma non impone) agli addetti stampa degli enti pubblici di essere iscritti all'ordine, al malfunzionamento dei collegi di disciplina, fino all'asfissiante burocrazia che necessita di un'obbligatoria semplificazione. 

L'osservazione più interessante è stata però quella di una collega che, iscritta all'ordine da decenni, ha fatto notare come quest'ultimo, oltre a chiedere l'annuale quota d'iscrizione e ad obbligare gli iscritti a fare i corsi, non si sia mai fatto vivo con gli iscritti quando la loro dignità lavorativa e salariale veniva matematicamente calpestata. Risposta: non è nostra competenza, ci sono i sindacati. Beh, così non si va da nessuna parte...

Interessante anche l'intervento del giornalista pietrasantino Roberto Bernabò, ex direttore responsabile de "Il Tirreno", il quale ha puntato i riflettori sulle nuove modalità di business legate al giornalismo: "Oggi come oggi - ha affermato - sono importanti: la capacità di trattenere gli abbonati, la qualità dei contenuti e l'analisi delle statistiche. I nostri veri competitor non sono tanto le altre testate, quanto le nuove piattaforme. Nella comunicazione stanno emergendo figure che sono fuori dagli ordini tradizionali, ma hanno una grande audience: semplicemente sfruttano il loro talento, con costi di ingresso minimi sul mercato e con modalità di ricavo più semplici di un tempo".

La cinica - ma lucida - analisi di Bernabò ha fatto presa sul pubblico, non trovando sempre consensi: qualcuno, sussurrando, si è chiesto se ancora si può parlare di giornalismo o di impresa...

Infine, le conclusioni sono state affidate a Michele Morabito che, con entusiasmo, ha parlato delle nuove sfide tecnologiche del parco della pace di Sant'Anna di Stazzema, e Alessandro Bientinesi, dell'agenzia "Capo Verso", che ha approfondito l'importanza della figura del 'moderatore', fondamentale per le redazioni, ma ancora non ben inquadrato dall'ordine. 

Insomma, chi sono i 'nuovi comunicatori' oggi? Ha ancora senso parlare di pubblicisti e professionisti? Come può l'ordine dei giornalisti convincere i non iscritti a pagare una quota per entrare nelle proprie fila? 

Tutte domande sul tavolo, che aspettano una risposta. Intanto, però, il dibattito è aperto.

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