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Scritto da loreno bertolacci
L'evento
03 Agosto 2026

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Ci sono artisti che entrano in scena con la forza delle loro idee e altri che riescono a imporsi semplicemente grazie alla loro presenza con pacatezza. Beatrice Venezi appartiene a entrambe le categorie. Alla Versiliana, ospite del tradizionale Caffè di Marina di Pietrasanta, il direttore d'orchestra ha riportato il dibattito sul terreno che le è più congeniale: quello della musica, della cultura e del futuro dell'opera lirica. 

L'incontro, significativamente intitolato Il futuro della lirica che fa i conti con il passato, è stato l'occasione per riflettere sul ruolo della musica classica in una società che cambia rapidamente, tra la necessità di custodire una tradizione secolare e quella di renderla viva, accessibile e capace di dialogare con le nuove generazioni. Un tema che Beatrice Venezi affronta da anni non soltanto dal podio, ma anche attraverso un'intensa attività divulgativa, convinta che i teatri debbano essere luoghi vissuti quotidianamente e non semplici custodi della memoria. 

Naturalmente non sono mancati i riferimenti alle polemiche che accompagnano il suo prossimo ritorno in Russia per dirigere La Traviata in Siberia, più precisamente a Novosibirsk, mentre questo mese è attesa in Georgia. Il direttore d’orchestra, come preferisce essere chiamata, ha ribadito la propria indipendenza, rivendicando la libertà dell'artista di esercitare il proprio mestiere senza che ogni scelta venga inevitabilmente letta attraverso una lente ideologica. Un passaggio netto, pronunciato senza toni enfatici, ma con la sicurezza di chi è abituato a sostenere il peso della sterile critica del mainstream  e dell'esposizione mediatica costante e incalzante.

“Sono una persona libera, un’artista libera, vado dove ritengo opportuno, dirigo dove voglio”. Lo ha detto Beatrice Venezi dal palco del festival La Versiliana di Pietrasanta, intervistata dal giornalista Paolo Giordano.

Ha poi proposto una riflessione sul trattamento riservato agli artisti russi, affermando: “In Italia ci sono artisti russi che vengono boicottati. E ci sono artisti italiani che decidono di esporsi andando in Russia che altrettanto vengono boicottati. Il prossimo passo qual è? Cancellare insieme alla cultura russa anche il popolo russo? Che cos’è il prossimo passo? Si rischia il genocidio? Sto esagerando chiaramente. O magari no. Però credo che sia una questione veramente da affrontare con un po’ più di profondità e soprattutto con un occhio clinico rispetto al passato e a quello che la storia già ci ha insegnato. La Russia è Paese che decide, invece, di accogliere anche gli artisti che vengono da nazioni ostili. Lascio a voi il giudizio”. 

Il direttore d’orchestra lucchese ha raccontato di aver anche provato a studiare, in passato, la lingua russa e di essersi innamorata del Paese fin da quando, a 9 anni lesse “Delitto e Castigo”. mettendo in guardia dalle intromissioni della politica nel mondo della cultura.

L’eccellenza lucchese conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, talvolta ancor più che in Italia, ha approfittato dell’invito della Versiliana anche per replicare a chi, scioccamente, l’ha definita “alla corte di Putin” proseguendo con pacatezza nella sua esposizione: “Intanto non sono un paggetto — ha rivendicato —. Di gente asservita a qualcuno ce n’è molta, ma tra questi non ci sono io, l’ho sempre dimostrato e ne ho pagato il prezzo”.

Alzando poi il livello del discorso, forse incomprensibile ad alcuni, ha proseguito: “Mischiare politica e cultura è molto rischioso: da una parte c’è un popolo con la propria cultura, dall’altra un governo che ha deciso di mettere in pratica una certa politica. La cultura può essere un ponte e un mezzo di dialogo. Ecco perché i teatri dovrebbero stare aperti tutti i giorni e andrebbero visti come luoghi vivi, non come musei. E soprattutto come luogo di circolazione di idee, di scambio e di socialità.”

Sempre incalzata da Paolo Giordano è tornata sulla vicenda della Fenice sottolineando, in relazione alle offese ricevute: “I social sono luoghi in cui si sfogano le frustrazioni personali, in particolar modo dalle donne, la mancanza di solidarietà femminile, questa sconosciuta”, precisando che “il femminismo è sempre a doppio binario in questo Paese. Vedo tanta retorica e pochi fatti”.

Eppure aveva chiesto di “essere lasciata in pace” dopo sette mesi di gogna mediatica e polemiche sulla sua nomina a direttore musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Nomina che ha innescato forti frizioni coi sindacati, gli orchestrali e parte del pubblico, sfociando in scioperi e proteste. “Una vicenda su cui - prosegue il direttore d’orchestra - sono state scritte oltre duemila pagine, circa cento al giorno. Non so chi altro possa avere una rassegna stampa del genere”

Sarebbe riduttivo fermarsi alle controversie. Perché Beatrice Venezi rappresenta oggi qualcosa di più del personaggio spesso raccontato dalle cronache. È uno dei pochi direttori d'orchestra italiane ad aver costruito una carriera internazionale in un ambiente storicamente dominato dagli uomini, salendo sui podi di prestigiosi teatri europei, asiatici e latinoamericani grazie a una preparazione rigorosa e a una visione artistica ben definita. 

A colpire è anche la capacità di coniugare autorevolezza ed eleganza. Sul podio Beatrice Venezi possiede un linguaggio espressivo essenziale, mai sopra le righe, accompagnato da una presenza scenica che richiama quella delle grandi interpreti del Novecento. La sua bellezza, spesso enfatizzata dal racconto mediatico, non è un elemento estraneo al personaggio pubblico, ma parte di una personalità artistica costruita con equilibrio, disciplina e naturalezza. Uno stile raffinato, lontano dall'ostentazione, che contribuisce ad avvicinare un pubblico nuovo alla musica classica senza mai oscurarne il contenuto. 

Dietro l'immagine c'è soprattutto una musicista. Una professionista che ha dedicato la propria vita allo studio del repertorio operistico e sinfonico, coltivando un'autentica passione per la cultura europea, dalla grande tradizione italiana fino a quella russa, che ha raccontato di aver scoperto fin da bambina attraverso la letteratura e approfondito negli anni con lo studio della lingua e della musica.

Il nuovo capitolo professionale di Beatrice Venezi non passa soltanto dal podio. Il direttore d’orchestra racconta infatti di essere impegnata anche nella scrittura: “Sto scrivendo due libri contemporaneamente e ho aperto un blog sul mio sito web. È un lavoro molto intenso, ma sento il bisogno di raccontare e approfondire alcune riflessioni maturate in questi anni”.

Alla Versiliana è emersa soprattutto questa dimensione di Beatrice Venezi: quella di un'artista consapevole del proprio ruolo, convinta che la cultura debba restare uno spazio di dialogo e non di contrapposizione. Un messaggio che va oltre le cronache del momento e restituisce il profilo di una donna capace di trasformare ogni apparizione pubblica in un'occasione di riflessione sul valore dell'arte. 

Perché le polemiche passano, mentre il talento, quando è autentico, resta. E nel caso di Beatrice Venezi, il talento continua a essere il tratto distintivo di una carriera che unisce competenza, carisma e quella rara capacità di rendere la musica classica contemporanea senza tradirne l'anima. Tra i più noti direttori d'orchestra a livello internazionale, Beatrice Venezi ha diretto prestigiose orchestre e si è esibita nei principali teatri e festival in Europa, Asia e America Latina. 

Un talento lucchese nel mondo che ci deve rende orgogliosi e fieri. Concludiamo con la celebre frase “la bellezza salverà il mondo” tratta dal romanzo di Fedor Dostoevskij “l’idiota”. E di idioti, purtroppo, se ne incontrano costantemente in giro.

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