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Scritto da massimiliano bindocci
Economia e lavoro
03 Agosto 2022

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L'ex pentastellato Bindocci torna a parlare da sindacalista, affrontando in una nota l'attualissimo problema del caldo e delle temperatura in continua ascesa, che hanno reso numerose mansioni più difficili o stancanti, e ricordando gli obblighi delle aziende verso i lavoratori relativamente proprio a questo tema.

"Con la stagione estiva si presenta, come ogni anno, il tema delle elevate temperature sui luoghi di lavoro - esordisce Bindocci -. Il caldo eccessivo è un vero e proprio rischio per la salute del lavoratore. Questa situazione è definita 'stress termico', ovvero la persistenza di un microclima eccessivamente caldo o umido sul luogo di lavoro, e dovrebbe essere combattuta in vari modi."

"Il tutto si fa ancora più difficile a causa dell’utilizzo delle norme di prevenzione contagio da Covid-19, che presumono in diversi casi l’utilizzo di mascherine e per l’abbigliamento nei luoghi di lavoro spesso fatto di materiale sintetico - sottolinea -. Giova ricordare che il datore di lavoro è obbligato per legge a garantire una temperatura 'adeguata' nei luoghi dove i lavoratori svolgono le proprie mansioni; la normativa di riferimento è il testo unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro, d.lgs. 81/08 (art. 63-64; allegato 4)."

"Quindi il tema del caldo è un tema che prevede l’obbligo di intervenire da parte delle aziende - continua -. Nei giorni scorsi è uscita anche una nota dell’INAIL e dell’Ispettorato su questo tema con varie indicazioni su come combattere questa problematica, la circolare ha dei limiti, ma ha il pregio di evidenziare un problema."

"Le aziende hanno il dovere di utilizzare degli strumenti adeguati (climatizzazione, termoventilatori, raffrescatori) per sopperire almeno in parte a questo problema. Si deve poi garantire la distribuzione dell’acqua e anche di sali minerali, e si possono valutare anche altri sistemi per migliorare la condizione degli operai e preservarne la loro salute."

"Il problema però è che tutto è poi rimesso alla buona volontà, nessuno controlla, gli organici dell’ASL e dell’Ispettorato sono risicati, e spesso le sole RLS non hanno la forza per far rispettare questa regola, complice anche la disinformazione e la poca sensibilità al tema anche di parte del sindacato - denuncia Bindocci -. Nemmeno in alcune realtà più grandi si fa qualcosa di serio. Questo a tutto vantaggio delle aziende inadempienti."

"Ed in molte fabbriche della carta si soffre il caldo in modo davvero drammatico, soprattutto nel turno di pomeriggio. Se non vengono adottate apposite misure, in presenza di elevate temperature nei luoghi di lavoro specie nel caso di lavorazioni faticose e in assenza di adeguate pause di recupero, è più facile che si verifichino incidenti sul lavoro dovuti alla riduzione della concentrazione e attenzione dei lavoratori, alla stanchezza ed alla spossatezza per il caldo, oltre ai rischi specifici come quelli cardiovascolari e quelli legati ai colpi di calore."

"Inevitabili anche le conseguenze sulla produttività - conclude Bindocci -. La Uilcom su questo tema invita le aziende della carta lucchese a non banalizzare il tema come inevitabile e stagionale, e se del caso a fare richieste di intervento ad ASL ed Ispettorato, ma soprattutto servirebbe aprire un reale tavolo di confronto per ridurre le conseguenze del caldo che in questi giorni gli operai delle produzioni stanno soffrendo, perché ribadiamo la legge pone in materia degli obblighi alle aziende."

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