Dante Alighieri, parlando con San Tommaso D’Aquino, esalta San Francesco d'Assisi nel Canto XI del Paradiso. Dante aveva cominciato la “Commedia” (Boccaccio è l’autore della definizione di Divina, che è rimasta nei secoli) nel 1307, durante il suo lungo periodo di esilio (morirà a Ravenna, come è noto, dove è sepolto, nel 1321). I due, ovviamente non si sono mai incontrati essendo vissuto San Francesco dal 1181 (o 1182) al 3 ottobre 1226, e Dante dal 1265 alla notte tra il 13 e il 14 settembre 1326. Quando nacque Dante, dunque, San Francesco era morto da 39 anni, ma la sua fama di Santo si era diffusa con la velocità del fulmine. Determinanti anche le stimmate che aveva ricevute. Di lui sappiamo tutto grazie agli scritti di Tommaso da Celano, suo seguace e da Bonaventura da Bagnoregio, entrato nell’ordine francescano nel 1243. Anche di Dante sappiamo tutto. Il figlio Jacopo, subito dopo la morte, scrisse un commento sull’Inferno, nel 1328, che fu il primo in assoluto, mentre una sua biografia romanzata fu opera di Giovanni Boccaccio, “Trattatello in laude di Dante”, scritto intorno agli anni ’50 del Trecento.
Devo dire che mi tremano le dita sulla tastiera a pensare ai grandi uomini che sono vissuti in quella stretta fascia di tempo. A San Francesco, a Dante e al Boccaccio (1313-1375) bisogna, infatti, aggiungere il Petrarca (1304-1374) il cui “Canzoniere” è un esempio inarrivabile di uno stile limpido e perfetto. Petrarca, grazie, anche ai suoi viaggi, fu presto conosciuto in tutta Europa.
Perché scrivo di San Francesco e di Dante? Perché (non mi sbranate) alla Divina Commedia preferisco “Il Cantico delle creature” che fu la prima composizione poetica in volgare.
Amo la chiarezza e la semplicità. Si sa che la lettura della Divina Commedia è ostica e lo è anche per gli addetti ai lavori. Recentemente ne ho letto il testo ridotto in prosa da Ettore Moràs, ma nonostante ciò, sono rimasto della stessa idea: ci sono parti bellissime e comprensibili (quelle che i nostri vecchi recitavano a memoria) e parti troppo complesse per essere digerite davanti al fuoco di un caminetto.
“Il Cantico delle creature”, nel suo primitivo volgare, arriva dritto al cuore e l’uomo qualunque, anche di pochi studi, vi abbraccia intera la Creazione e se ne sente amabile parte.
Gli somiglia il titolo di un’altra opera meravigliosa: “Il Cantico dei Cantici”, che appartiene alla Bibbia. Invito il mio lettore ad andarsela a leggere, per immergersi nel suo incanto (questi i primi versi: «Mi baci con i baci della sua bocca! / Sì, le tue carezze sono più dolci del vino. / Per la fragranza sono sublimi i tuoi profumi, / profumo effuso è il tuo nome; / perciò le fanciulle ti amano. / Attirami dietro a te, corriamo! / Introducimi, o re, nelle tue stanze...».
Mentre di seguito gli faccio dono de “Il Cantico delle creature”, che tanto ammiro, grazie al link (la poesia è lunga e occuperebbe troppo spazio) che gli consentirà di leggerla nel volgare originale umbro, e nel volgare italiano: https://www.francescaniperlavita.it/il-cantico-delle-creature/
San Francesco e Dante Alighieri
Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Cultura
27 Settembre 2026
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