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Scritto da Redazione
Cultura
04 Marzo 2020

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Negli ultimi mesi il dibattito sul destino e sul futuro delle Apuane sembra essersi infiammato. Ciò grazie anche al notevole successo di pubblico riscosso dal cortometraggio “Cave Cavem” del documentarista massese Alberto Grossi.

Il tema dello sfruttamento del bacino marmifero apuano sembra però non esser più solo una questione di contrapposizione tra ambientalisti e concessionari di cave, ma un problema che interessa e coinvolge tutti i cittadini di questo territorio e non solo. Anche oltralpe, infatti, ci si domanda quale possa essere il destino delle Apuane. Prova di ciò è che nel 2019 la rete culturale televisiva franco-tedesca ARTE ha realizzato e trasmesso il reportage dal titolo emblematico: “Il marmo di Carrara: una maledizione ? Le Alpi Apuane in pericolo” di Yann Le Gléau.

Il documentario si interroga ed interroga su cosa sia rimasto ai carraresi del marmo di Carrara. Il quadro tratteggiato risulta essere piuttosto fosco: paesaggi montani, sorgenti, fauna e flora compromessi dalle cave; profitti per pochi e disoccupazione per tanti; misere ricadute economiche sul territorio e ricatto occupazionale; abusi; minacce. Racconto di un’accelerata e scellerata devastazione ambientale ed economica dove il marmo in blocchi viene esportato mentre tre quarti dell’escavato viene ridotto in polvere per arricchire gli imprenditori e le multinazionali del carbonato di calcio.

Sono in ballo futuro e sopravvivenza di un territorio: ambiente e lavoro non possono continuare ad essere semplicisticamente ridotti a ricatto o competizione.

Dalla foresta amazzonica alle miniere del “coltan” in Congo o di bauxite in Guinea Conakry, dal legno in Sierra Leone alle coltivazioni di banane o del caffè in America Centrale, ovunque nel mondo le tecniche di rapina, di sfruttamento del lavoro, di distruzione dei territori e di mortificazione socioeconomica dei più deboli sono le stesse.

E ancora, le denunce a volte inascoltate, le intimidazioni attuate o formulate e palesate nel reportage. Come non percepire similitudini con l’indifferenza, le connivenze e le aggressioni della criminalità organizzata nella terra dei fuochi ? Anche in questo documentario, dunque, un invito ad essere vigili perché nelle terre di nessuno e nel “mondo di mezzo” si possono annidare le insidie dell’illegalità e delle penetrazioni malavitose.

CAI Lucca, ARTE in italiano, Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano (CAI TAM) in collaborazione con Assemblea Permanente Carrara, GrIG Onlus, La Pietra Vivente ed l’Associazione “Alberto Benetti” di Massa invitano la cittadinanza, le associazioni e le istituzioni a partecipare alla proiezione del documentario-inchiesta di Yann Le Gléau ed al successivo dibattito introdotto e moderato da Assemblea Permanente Carrara.

Corrispondente per i media francesi in Sud America e in Africa, Le Gléau dirige e produce attualmente reportage e documentari in tutto il mondo per ARTE, France Télévisions e canali internazionali. Ha indagato sulla guerra in Afghanistan, sulle rivoluzioni arabe, sulla criminalità organizzata in America Latina e in Europa.

L’evento, con ingresso libero, si terrà venerdì 6 marzo 2020 alle ore 21:15 presso l’Auditorium San Micheletto di Lucca. Alla proiezione sarà presente lo stesso regista Yann Le Gléau che presenterà il suo reportage e dialogherà con il pubblico.

 

Compilazione a cura di: Maurizio De Lucia, Segretario Associazione “Alberto Benetti” (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

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