Anno XI 
Mercoledì 30 Settembre 2026
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Scritto da Francesca Ricci
Cultura
30 Settembre 2026

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Link al video completo: https://www.youtube.com/watch?v=919uO0FioIY

La fede entra nella vita delle persone attraverso esperienze diverse: una vocazione, un’abitudine familiare, una preghiera pronunciata nei momenti difficili, oppure una domanda che continua a tornare senza trovare una risposta definitiva. Nel tredicesimo appuntamento di In Voce Veritas, Mariella Bonacci ne parla con Fra Giovanni Maria Maddamma, della Fraternità di San Francesco, in una conversazione che attraversa spiritualità, responsabilità individuale e trasformazioni della società.

Il dialogo mantiene il carattere diretto di un incontro tra persone che desiderano confrontarsi. Bonacci porta dubbi, ricordi e osservazioni; fra Giovanni risponde a partire dalla propria esperienza religiosa e dalla lettura della realtà che ne deriva. Tra una battuta e una domanda più impegnativa, emergono questioni che riguardano anche chi vive un rapporto incerto, o distante, con la religione.

Una vocazione che incontra la vita

Fra Giovanni racconta di avere quarantatre anni e di essere religioso da ventitre. Ricorda l’inizio del suo percorso e questo passaggio offre a Bonacci lo spunto per una domanda molto concreta: la fede aiuta davvero a superare i conflitti tra persone?

La conduttrice affronta il tema con ironia, immaginando per i religiosi una sorta di “linea diretta” con Gesù. Dietro la battuta, però, c’è un interrogativo serio: che cosa accade quando l’ideale della fraternità deve fare i conti con le difficoltà della convivenza?

Fra Giovanni riconosce che anche nella vita religiosa possono prevalere fragilità, incomprensioni e contrasti. Nella sua riflessione, l’amore fraterno resta un orientamento da coltivare ogni giorno, attraverso comportamenti che richiedono attenzione e impegno. Il richiamo a Francesco d’Assisi e a Chiara accompagna questa parte dell’intervista: servire con gioia, sentirsi fratelli, mantenere aperta la disponibilità verso gli altri.

Presentando la propria fraternità, l’ospite ne descrive le attività editoriali, la produzione e la distribuzione di oggetti religiosi e le iniziative di sensibilizzazione sui temi del Vangelo. Sottolinea, inoltre, l’importanza dell’apertura ecumenica, intesa come possibilità di incontro con altre Chiese nel rispetto della propria ispirazione francescana.

Il perdono e il peso delle responsabilità

Il confronto si fa più serrato quando Bonacci solleva il problema del perdono. La sua domanda riguarda il rischio che il pentimento diventi una scorciatoia: se una persona commette un male grave, può bastare dichiararsi pentita perché tutto venga risolto?

Fra Giovanni distingue la prospettiva del giudizio umano da quella della misericordia divina. Nel suo ragionamento, la possibilità del perdono rimane aperta anche negli ultimi momenti della vita, mentre le azioni compiute conservano il loro peso davanti a Dio.

Bonacci insiste proprio su questo punto, cercando di capire come possano convivere misericordia e responsabilità. Il dialogo mette, così, a fuoco una tensione che attraversa l’esperienza quotidiana: riconoscere la possibilità di cambiare e, insieme, prendere sul serio il dolore provocato agli altri.

Il tono resta colloquiale, ma la questione non è leggera. Perdonare, chiedere perdono e rispondere delle proprie scelte sono esperienze che coinvolgono relazioni familiari, amicizie e rapporti sociali, oltre alla dimensione religiosa.

Credere, anche quando arrivano i dubbi

Uno dei momenti più personali dell’intervista nasce quando Bonacci confessa di desiderare una fede più salda. Racconta di rivolgersi a Dio e, nello stesso tempo, di interrogarsi sulla sua presenza davanti alle guerre, alle malattie e alla sofferenza dei bambini.

Sono domande che pronuncia con il linguaggio spontaneo della conversazione, senza nascondere la fatica di conciliare l’idea di un padre benevolo con ciò che accade nel mondo. Il dubbio prende forma dentro il desiderio di credere, rendendo il confronto particolarmente vicino a esperienze comuni.

Fra Giovanni risponde richiamando il libero arbitrio e la responsabilità delle scelte umane. Osserva inoltre che, nella sua esperienza, alcune persone trovano proprio nella fede un sostegno durante la sofferenza.

La domanda di Bonacci resta, tuttavia, più ampia delle risposte che il dialogo riesce a sviluppare. La responsabilità dell’uomo nelle guerre e nella distruzione non esaurisce l’interrogativo sulla malattia e sul dolore innocente. Questo passaggio conserva quindi il carattere di una ricerca aperta, nella quale la convinzione dell’ospite incontra l’inquietudine della conduttrice.

La coerenza della Chiesa e il rapporto con la società

Dalla dimensione personale, la conversazione passa al ruolo della Chiesa. Bonacci si chiede quanto la distanza tra ciò che viene predicato e ciò che viene praticato possa contribuire all’allontanamento delle persone, soprattutto dei giovani.

Fra Giovanni esprime una posizione critica verso alcuni orientamenti della Chiesa contemporanea. Nella sua lettura, la credibilità del messaggio religioso dipende anche dalla capacità di testimoniare sobrietà, attenzione ai poveri e disponibilità a condividere ciò che si possiede.

Il tema della coerenza diventa così uno dei fili più riconoscibili dell’incontro. Parlare di solidarietà comporta, per entrambi gli interlocutori, una domanda sui gesti concreti: fermarsi davanti a chi ha bisogno, offrire aiuto, dedicare tempo, assumersi una parte di responsabilità.

Tecnologia, lavoro e relazioni umane

L’intervista si allarga, poi, all’ambiente, alle disuguaglianze e all’intelligenza artificiale. Il legame tra questi argomenti è la preoccupazione per il posto che la persona occupa in una società in rapido cambiamento.

Sul versante ambientale, il dialogo richiama la responsabilità verso la casa comune e le conseguenze di comportamenti poco attenti al pianeta. Sul piano economico, emerge il timore di una distanza crescente tra chi concentra ricchezza e potere e chi dispone di minori possibilità.

Quando si parla di intelligenza artificiale, fra Giovanni e Bonacci esprimono preoccupazioni per la sostituzione del lavoro umano e per l’estensione della tecnologia ad ambiti legati alla parola, al pensiero e alla spiritualità. Le loro osservazioni restituiscono il disagio davanti a cambiamenti percepiti come molto veloci e difficili da governare.

Il tema religioso si intreccia, in questo passaggio, con una domanda più generale sul valore delle relazioni: quale spazio conservano l’ascolto, l’esperienza e la responsabilità personale quando un numero crescente di attività può essere affidato a strumenti automatici?

Le tradizioni e ciò che riescono ancora a trasmettere

Nella parte conclusiva, l’attenzione torna alle tradizioni e alla loro dimensione familiare. Il Natale offre l’esempio più immediato: una ricorrenza che, secondo gli interlocutori, rischia di perdere il proprio significato religioso dentro abitudini sempre più legate al consumo.

La riflessione riguarda ciò che una festa riesce ancora a trasmettere, il modo in cui viene vissuta in casa e il rapporto tra gesti ripetuti e significati condivisi. Per fra Giovanni, il richiamo alla nascita di Cristo resta essenziale; nella conversazione emerge anche il valore del tempo trascorso insieme e della memoria che passa da una generazione all’altra.

Il tredicesimo appuntamento di In Voce Veritas si chiude su questo terreno vicino alla vita quotidiana. Le posizioni espresse sono, talvolta, nette e alcune domande rimangono aperte, ma il dialogo permette di osservare come fede e dubbio convivano nelle parole delle persone. Mariella Bonacci e fra Giovanni ne discutono attraverso esperienze, convinzioni e interrogativi che continuano a farsi sentire anche dopo la fine dell’incontro.

Link al video completo:  https://www.youtube.com/watch?v=919uO0FioIY

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