Anno XI 
Lunedì 14 Settembre 2026
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Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Cultura
14 Settembre 2026

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In realtà quello che oggi ammiriamo è, a detta degli esperti, il Volto Santo come appariva nell’antichità. Chi sa quanti lucchesi preferiranno, abituati com’erano a vederlo così, il Volto Santo nero. Ma il restauro era necessario, anche per alcuni problemi presenti nella struttura, visti i tanti secoli passati (più di un millennio).
Quest’anno a renderlo ancora più solenne e fascinoso il 14 settembre, il giorno della sua festa (la sera prima la città sarà attraversata dalla millenaria processione, a cui accorrono tanti e tanti lucchesi, affollando strade e piazze) sarà, come tutti gli anni, il suo tesoro, conservato presso il Museo della Cattedrale (di fianco al Duomo). I lucchesi potranno così vedere come quel tesoro s’intoni alla maestà del Crocifisso, che i lucchesi hanno eletto da secoli a loro Re. Sono sicuro, che il nuovo Volto Santo ne uscirà vincitore. Ma come arrivò a Lucca il Volto Santo?
Venne a Lucca, secondo la “Narratio” del Diacono Leboino, nel 742, portatovi da un carro trainato da una coppia di buoi. Fu custodito nella Basilica di San Frediano, ma il mattino dopo non c’era più. Si cerca per la città e finalmente lo si rinviene in un campo incolto vicino ad una piccola chiesa intitolata a San Martino. Si riporta in San Frediano, ma il mattino dopo, stessa scena, e così per vari giorni, finché si capisce che il crocifisso vuole che, lì dove è ritrovato ogni mattina, si costruisca una chiesa più grande, ossia la nuova Cattedrale di Lucca. Così la piccola chiesa cominciò ad essere via via ampliata fino ad assumere la forma attuale nell’XI secolo. Il Volto Santo fu traslato dalla Basilica di San Frediano alla chiesa di San Martino nel 782, quando era vescovo di Lucca il Beato Giovanni I. Circa le due date, quella del 742 e quella del 782, non c’è ancora unanimità di consensi tra gli studiosi. Alcuni sostengono che il Volto Santo arrivò a Lucca, non nel 742, bensì nel 782 e venne collocato subito nella chiesa di San Martino. 
E come nacque la sua processione millenaria? Il canonico Pietro Guidi, nel suo “La Luminara di Santa Croce nel Medio Evo”, edito a Lucca nel 1920 dalla Tipografia Casini, ritiene che “essa abbia avuto principio subito, o quasi subito; cioè o sulla fine del secolo ottavo, o sul cominciamento del nono.”; e il Prof. Giuliano Pacifici nel libro: “Il Volto Santo nel medioevo lucchese”, edito nel 1982 da Maria Pacini Fazzi scrive: “Solo Lucca può vantare nella solennità della Santa Croce la sagra più millenaria del mondo cattolico. È senza dubbio la festa più antica di tutta la cristianità.”
Ma ora torniamo al tesoro.
Di che tesoro si tratta? Di un tesoro favoloso, che nel lontano passato, secondo una leggenda riportata nel mio libro “Lucchesia bella e misteriosa. Storie e Leggende” fece gola ad un imperatore che con il suo esercito attraversava la città. È costituito dalla Corona d'oro realizzata in oro sbalzato, gemme e pietre preziose da Ambrogio Giannoni nel XVII secolo, dal Collare d'oro sempre di Ambrogio Giannoni riccamente lavorato, dal Gioiello in diamanti, in oro, smalti e diamanti realizzato da Gilles Lé Garé, orafo alla corte di Re Luigi XIV (il Re Sole), donato al Volto Santo nel 1660 dalla nobildonna lucchese Laura Nieri Santini, e da Fasce, ornamenti e calzari, realizzati in metalli e tessuti preziosi.
Questo imperatore sapeva che Lucca era una città ricca. La sua importanza nei commerci di ogni genere di mercanzia, soprattutto la seta, era arcinota. Per cui chiese una grossa somma di riscatto se i lucchesi non volevano che mettesse al sacco la città.
Una cifra di cui, ahimè, la città non disponeva. Si riunirono gli Anziani e decisero di offrire all’invasore nientemeno che il tesoro del Volto Santo, che non valeva quanto l’ammontare dello strabocchevole riscatto richiesto, ma era famoso e dava prestigio a chi lo possedeva. Fu inviata una ambasceria, che tornò tutta sorridente, giacché all’imperatore non parve vero di ottenere quella umiliazione e quella vittoria insperate fino a tal punto.
Ma quando il popolo venne a sapere di questa sciagurata decisione assunta dal Consiglio degli Anziani, si ribellò e criticò aspramente quella decisione. 
Nelle piazze, sui crocicchi, nelle case, nelle corti, nei posti di lavoro, dovunque, non si vedevano che assembramenti di persone intente a discutere sull’argomento del tesoro del Volto Santo, che se ne sarebbe partito insieme con l’esercito imperiale, il quale avrebbe portato in giro per il mondo, come un vessillo, sulla punta delle armi, l’umiliazione più cocente subita dal popolo lucchese, che non era stato capace di difendere il suo Re, che non era un re come gli altri, ma era Colui che si era fatto crocifiggere per salvare tutta l’umanità. Era il Dio che si era incarnato per la nostra totale redenzione. Dopo averlo già crocifisso, ecco che un altro popolo non aveva esitato a denudarlo un’altra volta, mettendolo ancora in croce e offrendolo senza alcun pudore allo sberleffo degli uomini, così come si era fatto nel tragico passato; e ancora si ripeteva quel triste rituale della spartizione delle sue vesti, che erano dorate questa volta non tanto perché offerte da un popolo considerato ricco, ma perché testimonianza della fede eterna e incorruttibile dei lucchesi verso il loro divino re. I Lucchesi, ecco, sarebbero finiti sulla bocca di tutti come un popolo che aveva sacrificato e umiliato, come l’altro nella scelta tra Gesù e Barabba, il suo Dio per la libertà. 
Era troppo. Possibile che il Consiglio degli Anziani, considerato composto da persone sagge, non avesse capito il significato di un gesto così assurdo e peccaminoso?
I giorni che seguirono furono febbrili. Si seppe di mercanti che riuscirono a vuotare i magazzini vendendo la propria merce nei più lontani paesi d’Europa, di poveri che se ne andarono in altri Stati vicini a prestare la loro opera straordinaria, di donne che si privarono delle loro gemme, di banchieri che rinunciarono agli interessi sul denaro prestato pur di riottenerlo, col consenso del debitore ovviamente, indietro, e perfino decurtato. Cosa, questa, considerata impossibile a un Lucchese. Eppure tutto ciò si fece, e lo si fece nel tempo ristretto di 30 giorni, quanti furono quelli richiesti dai Lucchesi. 
Così, alla fine, il denaro necessario fu consegnato all’imperatore che venne a ritirarlo di persona, e si racconta che tutto il popolo fu presente alla cerimonia, che si svolse nella piazza più grande della città. L’imperatore, che non sembrava del tutto soddisfatto e non nascondeva la sua delusione, raccolto il denaro, poiché aveva dato la sua parola, diede l’ordine di smobilitazione al suo esercito, e quando le tende furono levate, un grido di esultanza e di orgoglio si levò nelle piazze e sulle mura della città, e il giorno seguente, allorché nella Cattedrale, nel bel Duomo di San Martino, fu celebrata la Messa solenne per ringraziare Dio dello scampato pericolo, il Volto Santo aveva indosso il suo tesoro e tutti poterono ammirarlo e sentire quanto appartenessero anche a loro quelle gemme, che non erano più, sebbene non lo fossero mai state, di Dio soltanto: dono munifico e superbo, Dio le aveva generosamente offerte e legate per sempre alla città.

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