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Mercoledì 14 Ottobre 2026
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Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Cultura
14 Ottobre 2026

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Di Gabriel Axel, del 1987. È tratto dall'omonimo racconto di Karen Blixen. Quando vidi per la prima volta questo film, ne rimasi talmente entusiasta che ne parlai con mia moglie e i miei figli (a quel tempo non ancora sposati). Guardammo il film insieme ed essi non condivisero il mio entusiasmo. Ad ogni occasione opportuna, mi prendevano in giro.
Poi si seppe che il film che Papa Francesco amava di più era proprio “Il pranzo di Babette”. Fu la mia rivincita.
Ancora oggi sono entusiasta di questo film per le miracolose atmosfere che riesce a creare, tanto che lo spettatore arriva a credere di vivere in un mondo che non è su questa terra. È un film che sfiora il sogno.
Per me paragonarlo in sapienza e bellezza a “Il settimo sigillo” è del tutto normale, e giusto. Vinse nel 1988 l’Oscar per il miglior film straniero.
L’inquadratura iniziale ci mostra un villaggio di poche case dal tetto di paglia e spiovente a protezione della neve. Due sorelle, Martina e Filippa, non più giovani, sono in strada portando ciascuna una piccola zuppiera contenente del cibo. Vanno a distribuirlo ai bisognosi del villaggio. Rientrano a casa e troviamo che ad una lunga tavola sono seduti diversi compaesani in attesa di essere serviti per il pranzo. Non appena arrivano le 2 sorelle e si sono sedute a capotavola recitando con loro una preghiera, entra a servire la loro domestica. È Babette.
È arrivata al villaggio tanti anni prima, quando ancora era vivo il Decano, padre delle 2 sorelle, a quel tempo giovani e belle, tanto da essere ammirate dai giovanotti del villaggio. Ma non si sposeranno mai, e i loro amori saranno solo un ricordo malinconico.
Quando sono in chiesa, lo stesso Decano le ammira e guidano sempre i canti con le loro voci melodiose.
Un ufficiale, Lorens Lowenhielm, che è stato inviato dal padre, per smaltire il suo carattere ribelle, a casa di una sorella sulla costa occidentale, ossia vicina al villaggio, vi si reca un giorno e viene accolto dalla comunità, che è una rigida comunità di luterani (le figlie hanno preso il loro nome da Martin Lutero e dal suo amico Filippo Melantone). S’innamora di Martina, ma non le dichiara il suo amore, anzi le dirà che non tornerà mai più. Il motivo? È che il clima che si respira nella famiglia di lei è così suadente e pervasivo che se ne sente indegno.
Anche un cantante famoso, Achille Papin, arriva al villaggio e, udita la bella voce di Filippa, le dà lezioni di canto, pure lui stordito dalla genuinità della ragazza e del luogo. La ragazza, però, ad un certo punto, interromperà le lezioni, ritenute troppo ardite. Papin tornerà in Francia.
Due amori, dunque, appena sbocciati, ma incapaci di svilupparsi a causa di un’atmosfera del luogo la cui purezza non pare di questo mondo.
Il tempo trascorre. Sono passati 30 anni. Le ragazze non sono più giovani. Il Decano è morto. Quand’ecco nella strada, in una serata di accanita pioggia, (“in una notte di settembre del 1871”) bussa alla loro porta, affranta e sfinita e recando con sé un piccolo bagaglio, una donna, venuta dal mare, o meglio dalla Francia. Bussa alla loro porta e chiede ospitalità. Diventerà la loro domestica. È Babette. L’ha mandata lì il cantante famoso, poiché, per ragioni politiche e religiose (è il tempo della Comune di Parigi) ha dovuto lasciare la Francia, dopo che il marito e il figlio sono stati uccisi. La lettera di Papin che l’accompagna è commovente.
Comincia ora la storia di Babette Hersant nella casa delle 2 sorelle che sin dal principio restano meravigliate per la sua educazione e la sua bravura. Si stabilisce una serena e piacevole osmosi tra loro. Le insegnano a cucinare secondo le loro usanze e ricette, non sapendo che in fondo avranno una sorpresa speciale. Babette impara a poco a poco la loro lingua e si conquista la simpatia del villaggio; sa come contrattare gli acquisti, così da far risparmiare le sue padroncine. Va detto che, quando le 2 sorelle stavano per respingerla non potendo mantenere una domestica, Babette si è offerta di lavorare gratis, altrimenti non le sarebbe rimasto che desiderare la morte.
Ora è talmente amata e rispettata che riesce a quietare le piccole liti che s’intrecciano alla tavola.
Succede che, avendo affidato, quand’era in Francia, ad un nipote di giocare per conto suo alla lotteria, le arriva una lettera con un assegno di 10 mila franchi, poiché ha vinto uno dei tanti premi. Lo comunica alle sorelle che, nel mentre sono felici, temono che Babette le lasci. Non possono più fare a meno di lei. Fra l’altro, vogliono organizzare una piccola festa per il 15 dicembre, giorno in cui ricorre il centenario della nascita del loro padre, il Decano.
Babette chiede che sia lei a pensare a tutto, anche alla spesa. Le sorelle finiscono per accettare. Babette si assenterà qualche giorno per tornare in Francia e acquistare ciò che è necessario per il pranzo. Ritorna e arrivano, di lì a poco, anche gli acquisti effettuati per la festa.
Tutto si mette in movimento. Babette ancora una volta mostra le sue qualità; è un’organizzatrice svelta e sicura. In cucina dà ordini ad un aiutante volontario, chiamato per servire a tavola, che non fa che ammirarla.
Arriva il giorno fissato e alla tavola siedono oltre ai soliti commensali, anche Lorens Lowenhielm, l’ufficiale innamorato di Martina ed ora diventato generale, e sua zia. In tutto sono 12.
Il generale è stato anche a Parigi e nota che le vivande preparate da Babette somigliano per qualità e gusto a quelle che ha consumato presso il Café Anglais di Parigi, un ristorante famoso. Non farà che lodarle.
Il mio lettore capirà presto che lo chef di quel ristorante famoso altri non era che la nostra Babette, “capace di trasformare un pranzo in una specie di avventura amorosa.”.
Alla quale Babette, però, il pranzo è costato tutta la vincita della lotteria, ma è contenta, poiché la vita che si conduce al villaggio le ha restituito la felicità: “Io non tornerò a Parigi.”; “Non ho niente che mi faccia tornare.”; “Così sarete povera per il resto dei vostri giorni.”, le dice Filippa, e lei: “Un artista non è mai povero.”. E Filippa, abbracciandola: “In paradiso voi sarete la grande artista che Dio intendeva foste. Come incanterete gli angeli.”.
Ed ora, per concludere, trascrivo la dichiarazione d’amore che il generale, ormai anziano, fa all’anziana Filippa:
“Ho trascorso con voi ogni giorno della mia vita, ditemi che lo sapete.”.
“Sì, lo so.”.
“Ditemi che sapete anche che io sarò ancora con voi ogni giorno che mi è dato da vivere. Ogni ora siederò a pranzare con voi, non con il mio corpo che non ha importanza, ma con il mio spirito, perché stasera ho imparato, mia cara, che in questo nostro splendido mondo ogni cosa è possibile.”.
E ora, mio caro lettore, dimmi se non è un gran film.

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