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Scritto da Redazione
Cultura
15 Gennaio 2020

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Nei giorni scorsi (sabato 11 gennaio) alcuni professionisti dell’Azienda USL Toscana nord ovest sono intervenuti al convegno organizzato dall’associazione FASM sul disagio giovanile, dal titolo “Compagni che soffrono in silenzio, capire il disagio e intervenire”.

Il direttore del Dipartimento aziendale di Salute Mentale Roberto Sarlo, ha fatto un’analisi puntuale e profonda della situazione attuale, sia considerando le componenti psichiche che quelle culturali e sociali. Nel confronto tra le sofferenze dei giovani di oggi e quelle del passato si vedono tante similitudini. Ad esempio: l’amore e le sue delusioni, l’insuccesso scolastico, il bullismo, la crisi con i familiari e con la scuola. Ha anche ricordato che la società è cambiata e genera oggi nuove dipendenze. “Niente di quello che sta accadendo – ha però osservato - è inesorabile e non è vero che non si può far niente per i giovani e per il futuro. E per farlo la scommessa è che scuola e famiglia recuperino il loro ruolo, che è la capacità di decidere anziché di essere passivamente trasportati. Così che il giovane riesca prima possibile a fare un progetto su stesso ed a sviluppare la capacità e la forza di chiedere aiuto, avendo la certezza che qualcuno è in grado di ascoltarlo e può dargli risposta o almeno vicinanza”.

La direttrice della struttura di Neuropsichiatra infantile area nord Beatrice Milianti, ha effettuato una presentazione approfondita dell’adolescenza, sia dal punto di vista clinico che di presa in carico, ed ha parlato dell’importanza del lavoro di rete, perché i problemi dei giovani si risolvono solo se si riesce ad attuare una vera e propria integrazione. Riconoscere il disagio in età giovanile – ha detto - è un compito molto delicato a causa delle caratteristiche specifiche di questo periodo evolutivo, ma c’è da considerare che il disagio è parte integrante dell’adolescenza: la fatica di crescere è molto importante per lo sviluppo e per l’autodeterminazione. La sfida è però essenzialmente quella di riuscire a intercettare il disagio prima che si manifesti. Per questo le reti tra servizi, ad esempio la stretta sinergia tra le attività della salute mentale e gli altri servizi, come la scuola o il Consultorio giovani, sono necessarie. Il passaggio da situazioni di disagio al disturbo è graduale ed è proprio in questa continuità di percorso che si può intervenire, anche da parte dei gruppi di pari.

Al convegno era presente anche la responsabile del Consultorio Giovani e Adolescenti della Piana di Lucca Patrizia Fistesmaire, che ha ribadito, d’accordo con i colleghi, quanto sia fondamentale lavorare insieme, in rete appunto, per rappresentare quel punto di riferimento necessario ad uno sviluppo sano e consapevole. “Se gli adulti – ha ricordato - si uniscono come un fronte compatto e solido, tra genitori, operatori sanitari, insegnanti, comunità, le oscillazioni e le turbolenze dell’adolescenza possono diventare una risorsa evolutiva anziché un rischio o un trauma”.

Molti e qualificati gli altri relatori dell’evento organizzato dalla FASM in collaborazione con la Provincia di Lucca, l’Arcidiocesi, i Comuni di Lucca, Porcari e Capannori e l’Azienda USL Toscana nord ovest.

La direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze Maria Ersilia Menesini, ha analizzato il fenomeno del bullismo e cyberbullismo citando la letteratura e i dati raccolti in questi anni. Ha fatto presente che si può arrivare anche a gesti estremi a seguito di angherie e soprusi subiti, poiché sofferenze che sembrano piccole possono portare a conseguenze molto serie. Oggi i ragazzi non riescono, a volte, a trovare negli adulti la possibilità di chiedere aiuto ed è per questo che occorre rispondere all’unisono da ogni punto della rete. Dunque non bisogna mai minimizzare né abbassare la guardia. Non lo devono fare le istituzioni e neppure i ragazzi stessi.

Gemma Del Carlo e Marco Modena hanno illustrato tutte le attività della FASM e la capillarità sul territorio degli interventi svolti, in sinergia con le istituzioni locali. La FASM rappresenta infatti un punto di riferimento per la salute mentale e si avvale di reti autentiche di collaborazione con la comunità, i servizi socio sanitari e gli enti locali.

L’Arcivescovo di Lucca monsignor Paolo Giulietti ha insistito sul ruolo della comunità come punto di riferimento per le nuove generazioni, facendo presente che il primo compito degli adulti è quello di aiutare i giovani a diventare grandi.

Maria Teresa Leone, consigliera della Provincia di Lucca, ha evidenziato il ruolo dell’amministrazione provinciale, mentre come ex insegnante e componente delle istituzioni ha sottolineato la rilevanza dell’ascolto. Gli insegnanti in particolare possono vigilare, intercettando in modo precoce e competente i segnali di disagio nei ragazzi.

Anche Rossana Sebastiani per la Provincia di Lucca ha parlato dei percorsi provinciali di sostegno e promozione di tutte le attività che vengono svolte sul territorio, in particolare i progetti per la salute e il benessere dei giovani. Tra le azioni dell’ente c’è quindi anche quella di trovare le parole ed i modi giusti per ridurre la distanza tra giovani e mondo degli adulti.

Il presidente della commissione socio-sanitaria del Comune di Lucca Pilade Ciardetti ha descritto la funzione della commissione, che si occupa anche di questo tipo di situazioni: ha citato in questo senso il lavoro importante contro il bullismo portato avanti dall’indimenticato Cesare Lazzari e, sulla tutela dei minori, ha ribadito che il Comune di Lucca sta lavorando per definire la figura del garante dei diritti dell’infanzia e adolescenza.

L’importanza che le amministrazioni pubbliche si rivolgano ai giovani in modo sempre più solerte e proattivo, in modo da costituire un vero punto di riferimento, sempre più vicino e identificabile anche dai giovani, è stata sottolineata anche dal sindaco di Porcari Leonardo Fornaciari.

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