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Scritto da loreno bertolacci
Cronaca
23 Agosto 2026

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Un fulmine a ciel sereno ha colpito centinaia di pazienti che da anni trovano speranza e sollievo terapeutico presso l'Istituto Internazionale Barco di Pisa. A seguito di un’ispezione congiunta della Usl e dei Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (Nas), l'amministrazione comunale ha firmato un’ordinanza di revoca dell'autorizzazione, decretando la chiusura immediata della clinica diretta dal Professor Giovanni Barco.

La decisione ha sollevato un'ondata di indignazione popolare. Dietro i freddi cavilli amministrativi che parlano di discrepanze burocratiche sulle autorizzazioni dei locali e di contestazioni sui farmaci si nasconde una realtà drammatica: l'interruzione immediata delle cure per tantissimi malati, lasciati da un giorno all'altro senza alternative terapeutiche.

La protesta dei pazienti che all’unisono gridano: "siamo stati abbandonati", la disperazione tangibile di chi è in cura da tempo dal Professore con la P maiuscola. Fuori dai cancelli della struttura di Ospedaletto la tensione e lo sconforto sono tangibili. Molti dei pazienti dell'istituto, specializzato in terapie innovative come l'ossigeno-ozonoterapia, soffrono di patologie dolorose e croniche.

Per loro, l'interruzione dei trattamenti non significa solo un rinvio burocratico, ma il ritorno immediato a sofferenze quotidiane intollerabili che spesso portano a progredire di malattie anche rare e autoimmuni. Ritorno immediato  a sofferenze e anche perdita immediata di una speranza di guarigione.

Giovanni Barco, che conosciamo prima giornalisticamente, poi personalmente da anni, stava, o meglio, sta risolvendo anche una situazione familiare della quale ne sono direttamente testimone. Sta dedicando tutto il suo tempo, la sua umanità e competenza migliorando notevolmente le condizioni fisiche e psichiche di un mio familiare.

Dicevamo testimonianza diretta, ma come la mia ce ne sono tante altre, anche più autorevoli. Giovanni Barco è uno studioso, un ricercatore che ha messo a disposizione le sue competenze per la collettività. Non è un millantatore come qualche pseudo esperto Usl ha voluto fare credere. Tante sono le testimonianze in tal senso, e allora queste ricerche e queste nuove cure, chiamiamole pure sperimentali, a qualche cosa servono, qualche paziente come il mio familiare lo curano.

E se queste “segnalazioni” o testimonianze positive si sommano non è casuale allora il risultato. In linguaggio matematico la “casualità all’infinito diventa certezza” quindi di certo i risultati ottenuti su un gran numero di pazienti parlano chiaro. In fin dei conti la medicina non è neppure matematica pura e la sperimentazione fa parte proprio di quella ricerca che andrà a ottimizzare l’intuizione orami conclamata che da anni ha occupato la vita del Professore.

“Una decisione scellerata presa da funzionari che guardano solo le carte e non la pelle della gente”, urla un paziente di lungo corso durante il presidio spontaneo nato davanti alla clinica. La rabbia della piazza è rivolta contro una burocrazia sanitaria percepita come distante, rigida e punitiva, ma non per tutti, capace di privare i cittadini del diritto costituzionale alla salute in nome di un formalismo esasperato. Quel formalismo che spesso scivola nel ridicolo, indirizzato soprattutto a qualche personaggio preso di mira e non facente parte del cosiddetto “circolo magico” nazionale.

Remare a volte contro corrente, prendere nuove strade anche nella ricerca, è il sale della crescita. Nomi illustri si sono rivolti per le cure al Professor Barco: Paola Pitagora già indicata in un articolo precedente dal collega Aldo Grandi, il collega stesso guarito dopo poche sedute e ora arriva anche il ruggito di Adriano Panatta, noto campione di tennis italiano che riferisce alla stampa: "da quando mi cura non ho più dolori." Anche questa testimonianza autorevole non conta? Non perché le altre di comuni cittadini siano meno autorevoli, ma questa viene da un atleta italiano al quale di certo non saranno mancati conoscenze, contatti e terapie specifiche per il suo dolore.

Dare voce e risonanza mediatica alla protesta è importante ma non è servita ad oggi neppure la scesa in campo, e questa volta non è il campo da gioco, di un atleta d'eccezione: il mito del tennis italiano Adriano Panatta. Da tempo in cura presso l'istituto pisano, il campione non ha usato giri di parole per schierarsi apertamente a favore del medico e contro il provvedimento della Usl.

"Da quando il professor Barco mi cura, non ho più dolori" , questa è una frase ricorrente dei pazienti del Professore, frase, come ha dichiarato fermamente Panatta, che testimonia l'efficacia dei trattamenti ricevuti. L'ex tennista come tanti altri pazienti in cura hanno espresso sconcerto per le modalità e la durezza di un fermo che penalizza un'eccellenza medica e, soprattutto, i malati che a quella struttura avevano affidato la propria qualità della vita.

Ma non sono solo i pazienti a sostenere le ricerche del Professore, c’è anche il collega di studi alla facoltà di medicina Mario Petrini. E’ stato direttore dell’Ematologia all’Aoup e, tra i numerosi altri incarichi, è stato anche Preside della facoltà di Medicina e Presidente della Scuola sempre di Medicina di Pisa.

Ha lavorato anche assieme all’allora dottor Giovanni Barco dopo la laurea presso il laboratorio di biologia molecolare, laboratorio tra i primi in Italia. Insomma non proprio l’ultimo arrivato a sostenere le terapie del Professor Barco, facendo una precisa descrizione storica della terapia con ossigeno poliatomico e riferendo che Barco da subito fu interessato proprio all’ozono terapia progettando anche dei macchinari specifici.

Anche secondo “un addetto ai lavori”, al contrario di quanto si voglia dimostrare, questa è una terapia consolidata che ha un grande effetto antinfiammatorio. Una terapia che risale ai primi del novecento, riferisce il Professor Petrini, con la quale i pazienti trovano beneficio in dolori, cinestesi, tono dell’umore fino ad arrivare a miglioramenti anche in pazienti neoplastici.

Il professore conferma che non vi sono controindicazioni a tale somministrazione e comunque risulta essere una terapia ossidante realizzata con un prodotto naturale che funziona con meccanismi conosciuti. L’ossigeno poliatomico è sicuramente una medicina alternativa, continua il collega Professore, per la quale giova continuare a lavorare e studiare e dove le pubblicazioni a tale riguardo scarseggiano.

Il muro della burocrazia contro il diritto alla cura in sintesi possiamo definire il comportamento scellerato dei funzionari Usl che hanno emesso il provvedimento. Sono delle ultime ore le dichiarazioni del Professor Barco nelle quali si percepisce il suo malessere, la sua amarezza. Forse si sente per certi versi, braccato da questi burocrati di turno e stanco di lottare.  A tal punto che parla pubblicamente di trasferirsi all’estero per proseguire i suoi studi e le sue ricerche con relative terapie.

E’ vergognoso quello che in Italia sta accadendo; poi ci lamentiamo della fuga di giovani cervelli. Ma anche quelli meno giovani cercano altrove un riconoscimento per l’impegno di una vita a migliorare le condizioni di pazienti affetti anche da gravi patologie. In questo modo non si aiutano di certo a proseguire sul territorio italiano le attività intraprese.

Mentre gli avvocati ed i tecnici dell'Istituto Barco sono al lavoro e hanno presentato i ricorsi per chiedere la sospensiva del provvedimento per vie legali, il caso politico e sociale rimane aperto. I pazienti chiedono a gran voce che la politica e i vertici della sanità toscana intervengano con buonsenso, trovando una mediazione immediata che permetta la riapertura della struttura al fine di consentire anche la continuità terapeutica per chi è a metà del proprio percorso di cura.

Quella continuità terapeutica che costituisce anche una speranza per molti dei pazienti del Professore. La salute non può attendere i tempi e i decreti della burocrazia: la battaglia dell'Istituto Barco e dei suoi pazienti è solo all'inizio. Un inizio che però deve immediatamente avere fine: Altrimenti bisogna iniziare a pensare ai danni sociali e morali che ne verranno fuori dai pazienti traditi, anche nella speranza. Chi li pagherà questi danni?

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