Una straordinaria testimonianza d'epoca romana è emersa nel cuore di Lucca, arricchendo con nuovi elementi la conoscenza del suo antico passato. Durante i lavori di scavo sotto il manto stradale di via Duomo, all'altezza del transetto della chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, è tornata alla luce una porzione del muro perimetrale meridionale di un complesso romano (I-II secolo d.C.) già noto nell’area. A rappresentare un unicum per il panorama archeologico di Lucca è lo stato di conservazione dei rivestimenti del muro stesso, dipinto e con decorazioni vegetali. Questo, e molto altro, è stato presentato alla cittadinanza nell’Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca, nel tardo pomeriggio di lunedì 3 agosto.
L’intervento
Lo scavo è stato effettuato nella scorsa primavera, per modificare il tracciato di deflusso delle acque di falda. Commissionato dall’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, l’intervento rientra in un più ampio programma a tutela dell’area archeologica sottostante la chiesa dei Santi Giovanni e Reparata e il Battistero, parte integrante del Complesso Museale e Archeologico della Cattedrale. Le operazioni sono state condotte dagli archeologi Alessandro Giannoni e Valentina Pardini, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Lucca, Massa Carrara e Pistoia. L’area di scavo è stata comunque molto limitata – appena 3 metri quadrati – e la natura dell’intervento non era, dunque, finalizzata alla ricerca archeologica. Nonostante questo e malgrado le difficoltà operative legate alla presenza di sottoservizi che hanno compromesso la conservazione di buona parte delle evidenze archeologiche emerse, proprio il necessario coinvolgimento degli archeologi ha portato a elementi di conoscenza e novità d’indubbio spessore per la storia di questa porzione della città.
Le scoperte
Lo scavo ha portato alla luce una porzione di muro di epoca romana alto 125 cm caratterizzato da un pilastro aggettante (un elemento architettonico verticale che sporge parzialmente fuori dalla linea di un muro), databile alla media età imperiale (I-II secolo d.C.). La vera eccezionalità della scoperta, per Lucca, risiede nello stato di conservazione dei suoi rivestimenti: sulla faccia meridionale del muro si sono preservati circa 60 cm di intonaco dipinto in rosso con decorazioni vegetali, che prosegue in colore bianco sul pilastro. Sebbene l'area ridotta non permetta un'interpretazione univoca, la struttura è riconducibile al complesso romano già noto nell'area, di cui costituiva il muro perimetrale meridionale. Il pilastro potrebbe indicare un accesso sul lato sud di questo complesso, a cui gli studiosi attribuiscono un'ipotetica funzione termale. Inoltre, lo scavo stratigrafico ha permesso di datare l'abbandono della struttura alla tarda età romana. Tra i numerosi materiali recuperati figurano frammenti di ceramica, vetro, porzioni di intonaco dipinto ed elementi lapidei di una pavimentazione in marmi colorati: chiari indicatori dell'alto livello monumentale degli edifici presenti nell'area.
Proprio la ricostruzione stratigrafica, infine, ha permesso una puntuale analisi della complessa evoluzione, dopo il periodo romano, dell’area oggetto d’indagine: all’epoca tardoantica (V-VI secolo) è riconducibile una sepoltura (della quale sono stati intercettati i piedi), collegata alle tombe già note sotto la chiesa di San Giovanni, a conferma della presenza di una zona sepolcrale. All’epoca romanica (XII-XIII secolo) afferisce la ricostruzione della chiesa che intercettò il muro romano, asportandone la faccia settentrionale per far spazio alle nuove fondazioni. All’Ottocento ci riporta la costruzione del grande condotto voltato dell'acquedotto del Nottolini che fu impostato a ridosso della struttura romana, danneggiando la tomba tardoantica. Infine, all’età contemporanea risalgono la posa di moderni sottoservizi e canalizzazioni.



