Quanto accaduto nella giornata di martedì 3 novembre desta forte preoccupazione per le possibili ripercussioni sui delicati equilibri ambientali del Lago di Massaciuccoli, un ecosistema particolarmente fragile e meritevole di tutela.
L’Autorità Portuale, ente regionale cui compete la gestione e la manutenzione delle Porte Vinciane di Viareggio, ha avviato un progetto di restauro della struttura. Un intervento che, in linea di principio, risponde all’esigenza di preservare e mantenere in efficienza un'infrastruttura di fondamentale importanza per la salvaguardia del lago.
Le Porte Vinciane, realizzate nel XVIII secolo sulla base di un progetto riconducibile a Leonardo da Vinci, costituiscono un sistema di doppie porte a bilico progettato per impedire l'ingresso delle acque marine nel Lago di Massaciuccoli. Il loro corretto funzionamento è essenziale per contrastare la risalita dell'acqua salata e preservare le caratteristiche di ambiente d'acqua dolce del lago, tutelandone gli equilibri idrologici ed ecologici.
Il problema è sorto con la decisione, da parte dell’Autorità Portuale, di rimuovere contemporaneamente entrambe le porte lasciando via libera all’ingresso di acqua salata in un momento in cui il livello delle acque nel lago è ancora 30 cm sotto al livello del mare. I primi ad accorgersene sono stati alcuni cacciatori che erano in palude nella giornata di martedì 3, improvvisamente hanno notato l’acqua muoversi con una corrente molto forte da nord a sud, hanno quindi lanciato l’allarme e nella mattinata di mercoledì sui social hanno iniziato a girare immagini e video dell’accaduto.
Le stazioni batimetriche hanno registrato un aumento del livello delle acque del lago di oltre 10 cm tra martedì e mercoledì che, moltiplicato per la superficie dell’invaso, corrisponde ad oltre 2 milioni di metri cubi di acqua salata in entrata in una notte.
Mercoledì si è diffuso l’allarme e si è cercato di porre rimedio: a fine mattinata sono state attivate le paratie mobili (la struttura denominata “piccolo Mose”) per arrestare il flusso (non del tutto), ma ormai il danno era fatto.
A questo punto sarà importante quantificare l’entità del danno quantomeno con delle misurazioni da parte di ARPAT, ma sarà importante anche accertare le responsabilità. Capire perché né il Parco né Arpat fossero a conoscenza di un intervento così importante in un punto critico del sistema ambientale, capire perché non sia stata attivata una valutazione di incidenza data la sensibilità dell’intervento o quantomeno una semplice conferenza dei servizi con gli enti preposti, che sarebbe stata probabilmente sufficiente a scongiurare l’accaduto.
C’è stato sicuramente, da parte dell’Autorità Portuale, un errore di sottovalutazione delle conseguenze e di superficialità, ma quello che emerge più di tutto è la mancanza di coordinamento tra le diverse competenze ed un venir meno del ruolo di quegli Enti ed Agenzie che nella conservazione e protezione ambientale hanno la loro ragion d’essere, ma che una politica regionale poco lungimirante cerca in tutti i modi di indebolire. Il riferimento è ad ARPAT che è senza Direttore generale da quasi un anno e attualmente commissariato e all’Ente Parco che è ancora senza Consiglio Direttivo a 6 mesi dalla nomina del Presidente, un commissariamento di fatto. Anche in questi casi si tratta di sottovalutazione delle conseguenze, di superficialità o è una volontà politica precisa?


