Riceviamo regolarmente ed altrettanto regolarmente pubblichiamo gli interventi dell'architetto Claudio Pardini Cattani. E non li commentiamo mai. Questa volta, però, una breve precisazione è necessaria: siamo con Pardini Cattani quando dimostra di essere così attaccato alla sua lucchesità che è, anche, la lucchesità di chi vuole che la città resti ai suoi abitanti, ma non gli abbiamo mai sentito parlare del rischio di una presenza sempre più massiccia di clandestini che bivaccano e vivono alle nostre latitudini. In compenso ora lui parla del rischio che Lucca diventi Sofronia e si domanda cosa resta ai lucchesi dei comics o del Lucca Summer Festival. Glielo diciamo noi: i soldi!!!!!! Anzi, come dicono bene i lucchesi isssssoldi! O vogliamo ancora credere all'asino che vola e che i frutti di queste due manifestazioni li percepiscono solamente il Comune di Lucca e Mimmo D'Alessandro? Cosa ci faranno mai i lucchesi con gli spalti dell'ex campo Balilla? Ci bivaccano? Ci fanno i pic-nic? Ci pomiciano? Ci si infrattano? Glielo pubblichiamo l'articolo come abbiamo sempre fatto, ma una cosa deve essere chiara: i Comics e il Lucca Summer Festival sono untouchables nel real sense of the world. O restano dove sono sempre stati, oppure se ne andranno ad arricchire qualche altra città.
Calvino, nelle Città invisibili, immagina Sofronia divisa in due.
Da una parte la città della vita quotidiana: scuole, ospedali, lavoro, istituzioni, cittadini.
Dall'altra la città dello spettacolo: spettacolo, giostre, circo, divertimento.
Poi il rovesciamento geniale: non viene smontata la città dello spettacolo. Viene smontata la città che pensavamo permanente.
E se stesse accadendo qualcosa di simile a Lucca?
Il problema non sono il Summer Festival, i Comics, le giostre, i concerti o il turismo. Una città viva ha bisogno anche di festa e grandi eventi.
Il problema nasce quando l'evento smette di adattarsi alla città e la città comincia ad adattarsi all'evento.
Gli Spalti delle Mura appartengono alla città 365 giorni all'anno. Un grande evento può esserne ospite. Ma l'ospite non può ridisegnare la casa secondo le proprie esigenze, soprattutto quando esistono alternative meno impattanti.
E la Manifattura?
Può diventare un vero pezzo di città: verde, alberi, acqua, ombra, cortili pubblici, cultura, socialità, formazione, attività e spazi gratuiti. Un luogo vivo ogni giorno, anche quando non accade niente di straordinario.
Oppure può diventare l'ennesimo contenitore pensato attraverso attrattività, rendita immobiliare, parcheggi, turismo, attrezzature ricettive, gentrificazione burocratica.
È qui che la questione diventa politica.
Quale Lucca vogliamo rendere permanente?
La città degli eventi, della rendita immobiliare o la città degli abitanti?
Perché i concerti finiscono.
I palchi si smontano.
Le luci si spengono.
I visitatori ripartono.
La città resta.
E allora rovesciamo Sofronia: PRIMA LA CITTÀ. POI L'EVENTO.
E facciamoci una domanda molto concreta: quando l'ultimo palco viene smontato, cosa resta ai lucchesi?



