È lì da secoli, ma ridotto in rovina. Tentarono dei volenterosi di rimetterlo in sesto, ma i vandali che di notte vi vanno a compiere ogni misfatto, sono tornati a devastarlo. Si sono anche rubati tutto, perfino i mattoni del pavimento, sicché, visitando la piccola chiesa, si rischia di inciampare e di cadere.
Sulla parete sinistra, anch’essa usurata dal tempo, appare una scritta con cui si dà conto che in quell’eremo ha soggiornato nientedimeno che S. Agostino, verso la fine del 300.
Dunque, è passata tanta storia in quel luogo che i fedeli andavano a visitare l’8 settembre quando si celebra la Natività della Madonna. La statua veniva portata lì per l’occasione (non so se si fa ancora), poi tornava nella chiesa di Ripafratta, dove è custodita tutto l’anno.
L’eremo infatti è su territorio pisano, ma i Lucchesi lo sentono anche proprio, poiché è pressoché sul confine, e anch’essi salivano lassù ad assistere a un rito millenario.
Fu consacrato il 12 settembre 1214. Vi abitavano degli eremiti, forse 5, che, con bolla pontificia del 1285, abbracciarono la regola Agostiniana, finché venne abbandonato nel 1750. Immagino Sant’Agostino, rintanato nella grotta con davanti un rustico scrittoio intento a scrivere una delle sue importanti opere. Si dice: il libro “Della Trinità”.
L’eremo è fatto di grotte: quella centrale è famosa per “la goccia”, che cala dal soffitto e libera da ogni male chi la riceve sul capo. A quel tempo, il tempo anche della mia giovinezza, erano in molti che si sottoponevano al rito, facendo perfino la fila.
Sono grotte, quasi interamente buie; ci sono i rudimenti di una circonferenza in pietra, anch’essa scavata nella roccia, che faceva da sedile agli eremiti. All’esterno, v’è una piccola piattaforma dove probabilmente accendevano la sera un fuoco e stavano in preghiera o in dolce riposo.
Fino a qualche anno fa nei pressi della strada che conduce alla chiesa di Cerasomma, lo si poteva scorgere, lassù sulla collina, ma oggi è reso invisibile da una folta vegetazione dovuta alla mancanza di cura del luogo.
Nella mia leggenda “Il monaco di Rupecava” il fantasma di un monaco la protegge, ma può assai poco contro la violenza degli accaniti malfattori.
Oggi la via più comoda per accedervi è partire dal sentiero che inizia a Montuolo, in località Tre fontane; lungo il tragitto facciamo anche l’incontro con Castel Passerino, del XIII secolo, o meglio con il resto di una torre che fu di un antico castello eretto a difesa dai Lucchesi, e poi abbattuto nel 1313 dalla signoria di Uguccione della Faggiola.



