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Domenica 17 Maggio 2026
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Scritto da aldo grandi
Cronaca
16 Maggio 2026

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Domenico Tani è stato a lungo un giornalista del Tirreno, non professionista, ma pubblicista. Aveva vissuto una gioventù gloriosa e godibile, viaggiando grazie ad una zia lucchese-americana, sulle navi da crociera dell'epoca, dalla Michelangelo alla Raffaello, transatlantici che hanno fatto sognare intere generazioni. Si era divertito, aveva conosciuto donne stupende e personaggi da favola, aveva imparato quel savoir vivre che nessun libro è in grado di insegnare. E, poi, è tornato a Lucca. E si è messo a collaborare per il quotidiano livornese Il Tirreno guidato a Lucca da Marco Innocenti, che aveva preso il posto di Paolo Magli che se ne era andato alla redazione lucchese de La Nazione. Tani era un giornalista atipico, sbarcava in redazione quando voleva e scriveva quanto poteva. Era un giornalista di poche seghe, molto concreto, che portava puntualmente delle notizie che creavano problemi e davano fastidio a noi redattori del giornale avversario. Sì, perché all'epoca, non più oggi, la partita dei quotidiani si giocava tra le testate che ho appena citato e la concorrenza era assolutamente fortissima e, a volte, anche sleale.

Eravamo nel 1997, noi ci eravamo appena separati dalla nostra metà di allora, divenuta, col tempo, una decima e, forse, anche una ventesima parte. Dalla botta, avevamo un figlio in comune, faticavamo a riprenderci, ma in redazione, sia pure con difficoltà, non mancavamo di far sentire il nostro appoggio. In quei momenti, dobbiamo ammetterlo, Paolo Magli ci fu vicino e ci ascoltò spesso quando, nella sua stanza, ci recavamo nel pomeriggio per confessarci nemmeno si trattasse di un padre putativo. Suscitando, invero, la gelosia di qualche collega che contestava il nostro apporto professionale. Del resto stavamo male in redazione, il pomeriggio dovevamo uscire almeno una mezz'oretta per sentire l'aria circostante perché tra il fumo di Oriano de Ranieri e degli altri colleghi e la nostra insofferenza, senza la nostra uscita pomeridiana andavamo fuori di testa. E Paolo Magli ci sopportava e ci giustificava con gli altri. Del resto eravamo così veloci che mezz'ora fuori non contava alcunché.

Non rammentiamo il giorno e nemmeno il mese, ma quando, sulla scrivania del caposervizio, sbucò la copia del Tirreno, restammo tutti di sasso. Era da poco uscito sugli schermi il film Titanic con Leonardo Di Caprio e il successo stava montando in maniera pazzesca nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Quella mattina Domenico Tani aveva firmato un articolo in cui tirava fuori la storia incredibile di Salvata Del Carlo da Altopascio, l'ultima sopravvissuta del naufragio dell'aprile 1912 al largo delle coste di Terranova. Salvata era nella pancia della mamma quella notte in cui il Titanic affondò portandosi dietro migliaia di passeggeri e membri dell'equipaggio. La madre si era salvata salendo su una delle scialuppe in dotazione alla nave ed era sbarcata a New York mentre il marito, purtroppo, non ce l'aveva fatta. Salvata Del Carlo raccontava, nell'articolo, la testimonianza, negli anni, della madre che non si era persa niente del naufragio ed era ancora scossa al solo pensarci. Fu un boato giornalistico che scosse l'intero pianeta della carta stampata e della Tv. Ci rendemmo subito conto di che razza di scoop era quello di Domenico Tani e anche Paolo Magli non poté accusarci di niente perché qui c'era ben poco da accusare. Noi, faccia tosta, scrivemmo un pezzo per Il Corriere della Sera che finì in prima pagina, suscitando le ire di Francesco Carrassi che non voleva che questo 'buco' avesse troppa visibilità. Invece, niente da fare. Domenico Tani ebbe il suo momento di gloria finendo anche in televisione e confermò la sua fama di jolly implacabile. Simpatico, con i baffoni western, abitante di una splendida villa a Pieve San Paolo con tanto di camelieto, Tani ha rappresentato un modo di essere giornalisti, pardon, cronisti che non esiste più. Cosi come il giornalismo non esiste più

(12 - Continua) 

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