Il sindaco di Stazzema Maurizio Verona ha scritto al Presidente della II Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, l’Onorevole Ciro Maschio e a tutti i membri della II Commissione Giustizia per sollecitare la discussione della Proposta di legge di iniziativa popolare antifascista. Nella lettera ha sottolineato la sua «delusione», che è anche quella delle centinaia di migliaia di persone che, tra il 2020 e il 2021, hanno sottoscritto la proposta di legge di iniziativa popolare "Norme contro la propaganda e la diffusione di messaggi inneggianti al fascismo e al nazismo e la vendita e la produzione di oggetti con simboli fascisti e nazisti".
Siamo vicini alla commemorazione della strage nazi-fascista di Sant'Anna di Stazzema: una strage di civili, donne, anziani e bambini, vittime di quelle ideologie, i cui simboli e talvolta iniziative ancora oggi circolano impunemente in rete e nelle piazze, nei richiami alla Decima Mas, nei saluti romani e nelle rievocazioni del Ventennio. Tutto questo a ottantadue anni da quella strage e a ottant'anni dal voto per l'Assemblea Costituente, che segnò una svolta rispetto a quel passato e diede avvio alla costruzione delle nuove regole di convivenza del nostro Paese, racchiuse nella Costituzione. L'articolo 71 prevede infatti che i cittadini possano esercitare l'iniziativa legislativa attraverso una proposta di legge popolare, in quanto non più sudditi, ma soggetti attivi della Repubblica. Il sindaco Maurizio Verona nella sua lettera ha ricordato i passaggi della legge: il 12 agosto 2020, dall'Ossario di Sant'Anna di Stazzema, proprio nel luogo dove riposano le vittime di quelle ideologie, il lancio della sfida della raccolta di firme per una proposta di legge che nascesse dal popolo, al quale, come afferma la Costituzione, appartiene la sovranità. Due mesi dopo, il 15 ottobre, il deposito del testo presso la Corte di Cassazione insieme ad altri autorevoli sottoscrittori. Nel dicembre 2020 iniziò la raccolta delle firme, in un momento particolarmente difficile per il nostro Paese, quando l'accesso agli uffici pubblici era consentito solo su appuntamento. Nonostante ciò, fu raggiunto lo straordinario risultato di 250.000 firme, che in tempi ordinari sarebbero probabilmente state un milione. Le firme furono consegnate il 29 aprile 2021.
«Da quel momento il Parlamento avrebbe dovuto svolgere il proprio compito, cioè discutere la proposta - commenta Maurizio Verona che è anche presidente del Parco nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema - . Invece, da allora essa giace presso la Commissione Giustizia. Con l'inizio della nuova legislatura è stata rinumerata, ma continua a essere ignorata e non è mai stata inserita all'ordine del giorno. Ritengo che questo atteggiamento sia profondamente lesivo dello spirito democratico da parte di chi è stato eletto dai cittadini italiani per ricoprire un ruolo nel Parlamento, il luogo più alto della rappresentanza democratica. I cittadini non eleggono i parlamentari perché non svolgano il proprio dovere e, soprattutto, non li eleggono perché ignorino la volontà popolare. Ci saremmo aspettati un atteggiamento diverso da parte dei rappresentanti delle istituzioni e dei parlamentari eletti per rappresentarci. Non molleremo. Come Presidente del Comitato promotore della legge, sono consapevole che, da qui alla fine della legislatura, non farete nulla per portare questa proposta in discussione nella Commissione. Lo sappiamo. Per questo non vi scriveremo più e non perderemo altro tempo. Dedicheremo invece le nostre energie a riscrivere una proposta di legge aggiornata, adeguata ai nuovi strumenti e alle nuove tecnologie attraverso cui si diffondono queste ideologie. La miglioreremo e la ripresenteremo nella prossima legislatura con ancora maggiore forza, sostenuta da un numero di firme ancora più elevato.
Ci auguriamo che i cittadini italiani si risveglino da questo torpore e comprendano come la crisi dei valori democratici rappresenti un'emergenza per il nostro Paese. In questi anni ho scritto tre volte al Presidente della Camera, On. Lorenzo Fontana, al Presidente del Consiglio, On. Giorgia Meloni, e innumerevoli volte al Presidente della Commissione, che non si è mai degnato neppure di rispondere. Caro Presidente, so che ignorerà anche questa mia lettera. Ma non smetterò per questo di lottare contro chi pensa di archiviare l'antifascismo come qualcosa da ridicolizzare. Perché antifascista è la nostra Repubblica, che Le piaccia o meno. Ed è proprio per questo che ritengo giusto non fermarmi».



