“Dei gatti amo tutto: la bellezza, la morbidezza, le fusa che gorgogliano nelle loro trepide gole; e amo anche gli amatori dell’amato felino che sono molti”. Parole pienamente condivisibili quella della teologa Adriana Zarri (1919 - 2010) intorno al sentimento che da oltre 5000 anni lega gli uomini a questo particolarissimo animale, Tipo, Cordati; Sezione, Vertebrati; Sottotipo, Gnatostomi; Classe, Mammiferi; Sottoclasse, Terii; Ordine, Carnivori; Sottordine, Fissipedi; Famiglia, Felidi; Genere, Catus… Insomma il Felis catus, il gatto di casa!
Una propensione umana, quella per l'agile felino, che dura da millenni... Sin dall'antico Egitto che venerava la bestiola nelle fattezza della dea Bastet, divinità benevola e protettrice dell'uomo., ma tutte le civiltà e le culture si sono rapportate col nostro felino: più spesso in maniera positiva, talora secondo modi e nodi problematici... I seguaci del Buddha, per esempio, gli rimproverano di essere stato, insieme al serpente, l'unico animale a non commuoversi per la morte dell' "Illuminato". Comportamento che, però, agli occhi dei discepoli di Gautama viene interpretato come un superiore segno di saggezza e inalterabilità delle emozioni. Gli è propizia, invece, la tradizione musulmana, tranne, però, se il gatto (qatt) è nero! E qui, anche noi cristiano/cattolici abbiamo non poche colpe da farci perdonare per averli, i felini a pelo nero, scioccamente tabuizzati per secoli equiparandoli a elementi demoniaci. "Idolo di tutte le streghe" come ebbe a dire papa Innocenzo VIII Cybo, pontefice dal 1484 al 1492, feroce iniziatore della demonomania europea e della caccia alle streghe. I Celti guardavano con diffidenza i gatti col mantello di ogni colore e a esso preferivano di gran lunga il cane. In Irlanda, poi, Testa di gatto è il soprannome dell'usurpatore Cairpre, un pessimo sovrano che con i suoi eccessi causò la rovina di quel Paese. Civiltà e culture di luoghi e tempi lontani... Ma qui - a Lucca - e ora - anno Domini 2026 -, quale la condizione materiale di vita dei magici mici nella città dell’arborato cerchio? Direi discreta: oltre al gattile di Pontetto, 19 colonie feline - 11 nel Centro storico e 8 nella periferia di Lucca - raccolgono le bestiole altrimenti erranti, mentre alle loro necessità-alimentari, igienico-sanitarie, di attenzioni affettive... - sovraintende una piccola legione di gattare e gattari ( sì, non solo donne…). Da non sottovalutare, poi, la vasta e fitta rete social-civica che monitora i felini quasi uno per uno, dà l’allarme nel caso di assenze prolungate, si attiva per le ricerche, gioisce per gli eventuali ritrovamenti, quando avvengono. Insomma, grande attenzione anche istituzionale e diffusa simpatia collettiva per questo piccolo, morbido, amico animale... I gatti, così ben raccontati nel mistero della loro esistenza addirittura da Charles Baudelaire: "Meditando, / con nobiltà essi assumono le pose / di grandi sfingi in fondo a solitudini / distese, che in un sogno senza fine / sembrano addormentarsi".



