misericordia
   Anno XI 
Mercoledì 13 Maggio 2026
mise
mise1
mise2
mise3
mise4
mise5
mise6
mise7
mise9
mise8
mise13

Scritto da Valter Nieri
Cronaca
13 Maggio 2026

Visite: 60

La dipartita di Paolo Magli fu accolta dalla redazione con una gioia a stento repressa. Finalmente si respirava perché negli ultimi 12 anni era stato un incubo e la tensione al massimo. Con Alessandro Del Bianco manifestavamo soddisfazione e volava anche qualche moccolo, Remo Santini più pacato com'era e com'è nel suo stile, architetto dell'operazione siluramento, contento sì ma senza nemmeno darlo tanto a vedere. Paolo Pacini anche lui tra i 'congiurati', asettico da perfetto lucchese dotato di una ironia straordinaria, silenzioso il giusto tranne qualche battuta godibilissima. La redazione era senza timoniere se non un Oriano de Ranieri che non avrebbe potuto durare più di tanto. Quando giunse la notizia che stava per arrivare il nuovo caposervizio, si scatenò il provare a indovinare. Alla fine apparve anche il nome, Riccardo Iannello, un giornalista proveniente da Firenze dotato di una grande cultura, musicale e non. Il giorno del suo insediamento eravamo tutti intorno alla sua scrivania, programmi, progetti, intenzioni. Aveva una carica notevole, ma a noi non entusiasmò né, probabilmente, noi entusiasmammo lui. Fu un periodo senza infamia e senza lode, con la nostra meraviglia nel vedere aperture di giornale scritte da collaboratori e collaboratrici ancor più che giornalisti professionisti. Iannello non durò molto, a Firenze lo richiamarono perché, presumibilmente, non aveva reso quanto ci si attendeva o, magari, qualche altro motivo a noi sconosciuto. Se ne andò senza lasciare un ricordo indelebile e non fu mai rimpianto. Almeno da noi. Non perché fosse cattivo o stressante, tutt'altro. Semplicemente non amava la cronaca nera.

Al suo posto e sarebbe rimasto per pochi mesi, giusto per sistemare i cocci del predecessore, Stefano Cecchi e con lui scoccò la scintilla. Tornammo ad amare il mestiere di cronista, ci davamo da fare per dimostrare che avevamo ancora voglia di stupire. Cecchi era tifoso della Fiorentina come noi, quindi un bel biglietto di presentazione. Era, inoltre, un giornalista come ci piaceva a noi, grintoso, simpatico, preparato, era stato a Roma all'agenzia del gruppo, quotatissimo al giornale, uno che sapeva farsi rispettare e il cui messaggio fu chiaro: da oggi si cambia, lo Iannello-Style finisce qui. Furono mesi intensi per noi che lottavamo per conquistarci le simpatie di questo collega che ci aveva restituito la voglia di rimetterci in gioco dopo anni di grigiore assoluto esattamente come il cielo sopra Lucca che non c'era nemmeno bisogno di quello di Berlino.

Quando Cecchi ci comunicò che sarebbe andato via rientrando a Firenze, restammo di merda. Proprio ora che avevamo trovato il caposervizio ideale - almeno per noi - dovevamo rinunciarci. Cecchi ci spiegò che sin dall'inizio il suo sarebbe stato un mandato temporaneo in attesa di individuare un nuovo caposervizio che avrebbe retto la redazione per alcuni anni. Ma chi era il nuovo caposervizio? Sarebbe arrivato, di lì a poco, Marcello Mancini, giornalista fiorentino anche lui tifoso viola, che aveva lasciato La Nazione per andare a Il Giornale redazione fiorentina, ma, dopo qualche anno, era rientrato all'ovile e, dopo la purga a Lucca, sarebbe probabilmente diventato direttore. Non avremmo mai immaginato che Marcello Mancini sarebbe stato il nostro caposervizio preferito: era un collega ancor più che un capo, non si arrabbiava mai e anche quando lo faceva, non perdeva mai le staffe. Era ed è una persona buona, che seppe non farci rimpiangere Stefano Cecchi trascorrendo anni di piacevole compagnia, apprezzando il nostro lavoro e anche le nostre intemperanze. Diceva che eravamo impossibili da gestire, ma dovevamo essere lasciati liberi di fare e avremmo prodotto di più. E così fu ed è sempre stato. Con Mancini la redazione riprese una certa regolarità, niente stress per buchi presi, apprezzamenti per quelli dati. Mancini era un conversatore piacevole, ironico, tendeva a non drammatizzare mai. Sapeva di essere in prova per poi fare il salto alla direzione del giornale e riuscì a dare e far dare il massimo dai componenti del gruppo. La sua partenza, quando avvenne, coincise con la proposta di seguirlo come capocronaca a Firenze. Ringraziai perché con Marcello era nata una simpatia e una bella amicizia che dujrò nel tempo. Ma rifiutai cortesemente. Non amavo Firenze, non amavo il giornale.

L'addio di Mancini fu il preludio all'insediamento del primo caposervizio lucchese, Remo Santini. In realtà Remo aveva sempre studiato da caposervizio, seguendo la cronaca bianca, diventando il braccio destro di Paolo Magli, dimostrando di avere la giusta ambizione, la altrettanto inevitabile faccia tosta, la indubbia capacità di caricarsi sulle spalle un compito tutt'altro che facile. Per chi non conosce Santini possiamo dire che è stato il primo giornalista con cui abbiamo fraternizzato e che ci ha manifestato amicizia in questa valle di lacrime, all'ultimo dell'anno del 1990 in compagnia di Marcello Petrozziello. C'è sempre stata una simpatia tra noi, anche perché bene o male la pensavamo allo stesso modo. Quando si prospettò l'occasione di allontanare Magli, lui pensò subito a noi, e non si sbagliò. Santini portò nel giornale una ventata di entusiasmo tipicamente lucchese. Sponsorizzato da Francesco Carrassi, prima caporedattore centrale poi direttore responsabile, Remo Santini aveva coronato il suo sogno: appena diplomato, senza santi in paradiso - oddio, forse qualcuno sì - riuscì a diventare il capo della redazione di Lucca del quotidiano La Nazione. Cominciò, con lui, un periodo intenso, nel corso del quale pubblicò anche una serie di libri con Maria Pacini Fazzi, dedicati alla Lucchesità. Ci chiamava amichevolmente grandine, perché facevamo parecchi danni quando ci muovevamo. Ma ci voleva bene. Solo che noi, ormai, eravamo 'scoppiati' nel senso che non avevamo più niente da chiedere al giornale al quale avevamo dato tutto quello che potevamo dare mentre lui era in rampa di lancio e anche la notte pensava al giorno dopo e a cosa studiare per riempire le pagine.

(12 - Continua)

Pin It
mise11
mise12
mise14
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

ULTIME NOTIZIE BREVI

Spazio disponibilie

Un pomeriggio e una serata dedicati alla scoperta della biodiversità del Lago di Sibolla, tra osservazione della natura e…

Domenica 3 maggio si è corsa a Lucca la "Lucca Half Marathon" manifestazione che prevedeva la distanza della…

Spazio disponibilie

Esprimo profondo dolore per la tragica morte di Silvia Fanucchi, dipendente del Comune di Lucca, coinvolta ieri…

Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

Giovedì 14 maggio alle ore 10, presso gli spazi verdi della Scuola Secondaria di I grado "Carlo…

Mercoledì 13 maggio, alle ore 17.00, presso la Casa del Popolo di Verciano…

Aldo Giorgio Gargani tra scienza e arte. La Società dei Lettori – Amici di Francesca Duranti e la…

Venerdì 15 maggio, a Palazzo Ducale, presso la sala dell’Antica Armeria, alle ore 17.00 verrà presentato, per iniziativa…

Spazio disponibilie

Venerdì 15 maggio, a Palazzo Ducale, presso la sala dell’Antica Armeria, alle ore 17.00 verrà presentato, per iniziativa…

A un anno dal debutto della loro collaborazione, lo scrittore Giampiero Gelmi e il regista e…

Spazio disponibilie

RICERCA NEL SITO

Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie