Si deve alla felice e generosa sensibilità di Roberto Andreuccetti se le memorie di guerra del profugo istriano Florio Benelli sono state ordinate con bella e precisa scrittura in questo libro, edito da Tralerighe Libri.
Il diario va dal 1938 al 1945 e ha la esauriente prefazione dello stesso Andreuccetti, in cui si legge: “Tra i mesi di maggio e di giugno del 1945, migliaia di italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia, furono arrestati, infoibati, deportati e poi alla fine costretti a lasciare le terre sulle quali risiedevano da anni.”.
A quei tempi, Florio era un bambino che “andava alla ricerca di un roseo futuro”. Vive con la sua famiglia “unita e felice” a Fabbiano, nell'entroterra versiliese. Il padre Nelianto è un cavatore, la madre Luigia, casalinga, deve badare a lui, che ha 2 anni, e alla sorella Franca, appena più grande. Con loro vivono i nonni paterni.
Nel 1938 il padre si trasferisce ad Albona, in Istria, dove c'è una miniera che offre un lavoro più remunerativo. Più tardi lo raggiungeranno i suoi cari.
Il duro lavoro di miniera è ricordato dall'autore anche attraverso le tragedie che vi accaddero, come quella del 28 febbraio 1940 nella miniera dell’Arsia di Albona, con 185 morti e più di 150 intossicati.
La narrazione è coinvolgente e il lettore è condotto per mano all'interno dei momenti felici (quelli precedenti la guerra) e i momenti terrificanti delle vendette delle truppe titine contro gli italiani, che si tradussero in molti casi nel dramma delle foibe. A partire dal 1941 cominciano ad apparire le prime rivolte contro gli italiani e da questo momento il ragazzo Florio vivrà e ci racconterà la sua terribile esperienza, mettendo in risalto particolarità che arricchiranno la conoscenza del lettore di quel segmento di storia, come ad esempio il dramma della Foiba di Vines (o Faraguni) o l’ordine di evacuazione dalla loro casa, come pure gli scontri a fuoco tra i partigiani titini e i tedeschi, con le pozze di sangue nelle strade.
La paura “opprimente” e una intima sensazione di poter essere la prossima vittima, trasmesse dai ricordi di un ragazzo di allora, accompagnano il lettore lungo tutto l’arco del racconto: “La paura si era ormai impossessata dei miei genitori che stavano temendo il peggio.”; “Ora i miei genitori quando parlavano avevano sempre la faccia triste.”.
Al loro rientro in Italia, il dramma, ahimè, non è ancora finito, poiché si troveranno a vivere l’aspra sanguinosa guerra civile: “In quei giorni tutti coloro che erano rientrati dall'Istria dopo la cacciata erano stati infatti catalogati come fascisti e presi di mira dai partigiani.”.
Concludo con un ringraziamento speciale al bravo Roberto Andreuccetti che, con sapienza di narratore, ha reso viva e feconda la testimonianza di un uomo che non ha mai dimenticato.



