A tavola non s’invecchia, anzi, si torna indietro nel tempo. Domenica 26 luglio, infatti, Piazza San Francesco ospiterà la cena per la celebrazione dei 40 anni di Slow Food, un’associazione internazionale no profit impegnata a ridare valore al cibo, in armonia con ambiente ed ecosistemi, attraverso la riscoperta dei sapori tipici della nostra cara Toscana. La conferenza stampa di presentazione dell’evento, tenutasi martedì 21 luglio, è stata aperta dal professor Massimo Rovai, responsabile di Slow Food Toscana. “Abbiamo deciso di festeggiare in Piazza San Francesco i 40 anni di Slow Food - ha affermato il professore - perché si parla di un anno particolare, specialmente per la perdita del nostro fondatore, Carlo Petrini. Slow Food coltiva un’idea di mondo in cui il cibo è al centro della nostra attenzione. Nasce come un’associazione che muove il diritto al piacere del cibo, il quale dev’essere “buono, pulito e giusto” per tutti. Nell’arco di questi 40 anni, Slow Food ha lavorato per difendere il cibo con caratteristiche di sostenibilità, e tutelare e valorizzare la biodiversità agricola, che viene identificata con i prodotti dei presidi e con la cena che faremo domenica prossima”. All’evento, che prenderà il via alle 19.15 con un ricco antipasto, vi sarà anche una mostra delle vignette di Sergio Stagno, che fu uno dei firmatari del documento che diede il via a Slow Food. Alla manifestazione interverrà anche il vicepresidente di Slow Food Italia, Luca Martinotti, colui che negli ultimi anni si è occupato di Carlo Petrini quando quest’ultimo lottava contro i propri problemi di salute. “Ci siamo concentrati su una serie di tematiche - ha aggiunto Marco Del Pistoia, noto agronomo ed esperto di biodiversità agricola di Lucca - perché 40 anni di un’associazione sono molto ricchi. L’accesso ad un cibo “buono, pulito e giusto” significa dargli un valore sociale e riconoscere a chi produce il valore del suo lavoro”. E’ così che gli organizzatori dell’anniversario di Slow Food metteranno insieme diversi eventi, tra cui la celebrazione del pomodoro canestrino di Lucca. Le sette osterie presenti nella guida “Osteria d’Italia” di Slow Food prepareranno piccoli assaggi come aperitivo, cominciando ad animare la serata, in attesa della cena delle 20.45, assieme ad alcuni stand significativi come quello per la presentazione della “cassetta di cottura”, un modo antico di cuocere i prodotti. Vi sarà inoltre il lancio di un progetto legato alla salvaguardia dei fagioli della lucchesia. Infatti, ad inizio anni 2000 venne portato a termine un progetto con la regione Toscana di recupero e valorizzazione di questi legumi tipici, dal quale vennero fuori 17 varietà diverse di fagioli della lucchesia. Da lì, numerosi produttori hanno iniziato ad adottarli, così che ritornassero a poco a poco in produzione. Purtroppo però, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici, la loro permanenza è ormai messa in discussione. Perciò Slow Food ha pensato ad un’azione attraverso la quale coinvolgere la società civile, in primis i cuochi ed i semplici cittadini, creando un fondo mutualistico che dia ai produttori un piccolo contributo per le spese di produzione. “Come osteria - ha dichiarato Stefano De Ranieri, titolare dell’agriturismo Il Maniero - abbiamo subito aderito con entusiasmo all’idea di recuperare determinate tipologie di fagioli, perché riteniamo che sia abbastanza vergognoso che ne siano sparite varie. Quest’anno per trovare 15 chili di fagiolo malato, antico legume tradizionale della Piana di Lucca, ho dovuto fare salti mortali”. Il menù di domenica, su prenotazione, offrirà prodotti tradizionali come il pane di patate della Garfagnana, la scarpaccia con la farina di ceci, la pappa al pomodoro e carni autoctone per uno spezzatino di carne e fagioli lucchesi. Il tutto si concluderà con un dolce di pesche di Moriano fatto al vino.



