Sempre più vetrine spente nelle città italiane: tra il 2012 e il 2025, in Italia sono scomparsi 156 mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale. A rendere noto l'allarmante dato è uno studio realizzato da Confcommercio su scala nazionale, dal quale emergono riflessioni molto preoccupanti per il presente e proiezioni altrettanto preoccupanti per il futuro della piccola e media impresa. In questa classifica, Lucca si colloca al 40. posto fra le città italiane prese a campione (su un totale di 122, vale a dire i 107 capoluoghi di provincia più altri 15 comuni), con un 28,6 per cento in meno di attività commerciali nell'arco di 13 anni. Non solo: da qui al 2035, infatti, lo studio paventa città meno illuminate, con quartieri dormitorio, popolazione anziana con difficoltà a fare la spesa e un crescente degrado. "Un quadro decisamente inquietante – afferma il presidente di Confcommercio Province di Lucca e Massa Carrara, Ademaro Cordoni –, sia di carattere generale che riferito al nostro territorio, e che impone dunque doverose riflessioni su andamenti e dinamiche che purtroppo interessano anche le nostre realtà".
"Analizzando lo studio – prosegue Cordoni – emergono infatti aspetti che la nostra Associazione ha sollevato più volte anche nel dibattito locale. Pensiamo ad esempio alla crescita esponenziale dei colossi dell'E – commerce che, anche grazie alla ormai ben nota concorrenza sleale in materia di pressione fiscale, stanno riducendo sempre più gli spazi per i piccoli negozi fisici".
"Se da un lato l'aumento delle attività legate al comparto turistico ricettivo rappresenta un'ottima notizia – insiste il presidente di Confcommercio -, per noi resta di fondamentale importanza, sia per il presente che per il futuro, una strategia condivisa con gli enti locali di tutela e rilancio dei cosiddetti negozi tradizionali. Tema, questo, da sempre centrale per la nostra Associazione, che ripete da anni come questi negozi rappresentino non solo dei punti di riferimento economici, occupazionali e sociali, ma anche dei piccoli presidi in materia di sicurezza". "All'esplosione dell'E – Commerce – chiude Cordoni – si sono aggiunte negli ultimi anni dinamiche internazionali che hanno avuto e stanno avendo effetti devastanti sulle piccole e medie imprese. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina e l'esplosione dei costi energetici e delle materie prime, per arrivare ai giorni nostro e a quanto sta accadendo in Medio Oriente. E' ormai chiaro a tutti come ci si trovi di fronte a una vera e propria crisi strutturale del mondo commerciale, che necessita di risposte immediate da parte della politica e delle istituzioni, a partire naturalmente dal Governo. Parliamo di misure economiche, dunque, ma anche vere e proprie riforme normative non più rimandabili".



