Certe situazioni sono appassionanti da leggere, ma inconcepibili da vivere: è il caso del dark romance, un genere che sempre di più attrae i lettori con le sue storie d’amore morboso e oscuro, gettando uno sguardo sui risvolti più negativi dei sentimenti umani.
Il tema del dark romance è stato sviscerato nel primo giorno della 60esima edizione di Lucca Comics & Games in un panel con tre autrici d’eccellenza: Ella Swann, autrice romance e romantasy che conta tra le ultime fatiche la serie delle Sorelle Rosewood; la regina del fantasy italiano Licia Troisi, che a Lucca presenta il librogame Solum Ego; e Paola Barbato, esperta del genere dark. A fare da contraltare alla loro esperienza in campo di fiction la psicologa e psicoterapeuta del centro A.C.C.A. di Lucca Ilaria Giannini, la cui competenza ha permesso di proiettare le situazioni discusse nel mondo reale e vederle sotto la lente della psicologia.
“Avvicinarci al lato oscuro della vita è curiosità umana sana e necessaria: per conoscersi davvero non bisogna guardare solo quello che è facile vedere, ma esplorare e osservare anche le nostre ombre. Esplorare non è mai pericoloso: la fantasia serve a fare con l’immaginazione quello che nella vita potrebbe essere pericoloso, in maniera sana, naturale e necessaria”, ha osservato la dottoressa Giannini.
Ottenuta l’autorizzazione ufficiale da parte di una professionista dei sentimenti, l’incontro è stato dedicato a esplorare queste tematiche sotto la doppia lente della letteratura e della vita reale, e in costante dialogo col folto pubblico intervenuto ad assistere: ciascuna delle tre autrici coinvolte ha infatti descritto una situazione di amore tossico che si è trovata a scrivere, e il pubblico è stato invitato a dichiarare se avrebbe gradito leggere queste scene, e se al contrario le avrebbe volute vivere di prima persona.
La prima a prendere la parola è stata Ella Swann, che ha parlato del suo più recente racconto Il principe di vetro inserito nell’antologia Darklove: “Un retelling della Bella e la bestia, con qualcosa di Crimson Peak: una ragazza capita in un castello nel bosco fatto tutto di vetro, governato da un principe anche lui di vetro completamente solo se non per degli oggetti inanimati. Lui la invita a cena, una cena fatta di pochi chicchi di melograno, e subito dopo le salta alla gola, le succhia il sangue e la vampirizza. Per me le fiabe sono il modo più semplice per raccontare il male, utilizzando simboli universali che permettono immedesimazione e comprensione a livello più profondo”.
“La simbologia del vampiro è molto interessante: è per eccellenza il narciso, che ti seduce e poi ti drena di tutte le tue energie. È molto frequente che tutto vada bene e alla fine ci sia una svolta inaspettata e che oscura la mente. Questo dimostra come in veste fantastica si può esplorare una situazione vera”, ha commentato la dottoressa Giannini.
Licia Troisi ha invece raccontato di una situazione da lei descritta tra i personaggi Nihal e Sennar nelle Cronache del mondo emerso, in cui al termine di una discussione lui la afferra per un braccio e lei, guerriera, per abitudine tira fuori la spada e lo ferisce sulla guancia. La presentazione di questo episodio ha dato adito a una discussione sul tema del marchio dell’amante, ma diversa è stata l’interpretazione della psicoterapeuta: “Una buona rappresentazione di cosa significa avere a che fare con una persona traumatizzata, qualcuno che dalla guerra non riesce più a venire via e anche con i cari ha la difesa come primo istinto. Il rischio è di portare addosso segni emotivi o fisici che non erano diretti a noi, ma al trauma da cui non si riesce a uscire”.
L’intervento di Paola Barbato, che in termini di relazioni tossiche da lei descritte aveva l’imbarazzo della scelta, ha invece permesso di esplorare il tema che si riassume, a detta della dottoressa Giannini, nel concetto dei vantaggi secondari della malattia: “Spesso si vede nelle persone che soffrono di disturbi alimentari: vantaggio secondario dello stare male è richiamare attenzioni, riunire la famiglia, essere coccolati e trattati bene; diventa un modo per rimanere in quella situazione, e può essere una forma di manipolazione. Nella situazione amorosa, lo vediamo nel classico caso del principe che salva la principessa: nella storia sembra bello, ma nella vita reale forse non è sempre così. Noi pensiamo che è cattivo chi ci fa male, ma può esserlo anche chi si sottopone a un malessere per ottenere qualcosa di bello”.
Le autrici hanno infine riflettuto su una domanda comune: una storia d’amore oscuro dovrebbe far pagare il conto della tossicità ai suoi personaggi?
“Io non penso che sia l’autore che fa pagare il fio ai suoi personaggi, ma la vita: se vuoi costruire una dinamica tossica plausibile, le cose andranno male per forza. Gli esseri umani sono fatti in un certo modo, per cui è difficile che le cose non finiscano tragicamente: non si tratta dell’autore moralista che vuole insegnare la vita, ma del fatto che gli esseri umani hanno una certa psicologia e quando le cose si mettono in un certo modo il finale è quello”, ha riflettuto Troisi, mentre Barbato ha osservato che spesso nella vita reale sono proprio le persone tossiche che la fanno franca. Una via di mezzo la posizione di Swann: “Per me una situazione può concludersi in maniera soddisfacente sia se il cattivo viene punito sia se non viene punito, purché sia costruita bene”.
Il panel si è concluso con la lettura di alcuni bigliettini in cui i membri del pubblico avevano potuto scrivere le proprie osservazioni sulle tematiche affrontate, aprendo un’ultima finestra di discussione sulla questione dell’asimmetria di potere in una relazione: “Questa è la situazione che ho messo in scena con Myra e Acrab nella Saga del dominio: lei l’ha salvata, è molto più grande, le ha insegnato tutto, lei è il suo luogotenente. Mi piaceva mostrare come può esserci una componente di vittima anche nel carnefice, una situazione di interdipendenza: non è solo lei che ha un’adorazione nei suoi confronti, ma anche lui che ha bisogno di lei; e Myra, pur essendo vittima, riesce a esercitare una sorta di potere su Acrab”, ha spiegato Troisi.
“Una dinamica di potere è sempre presente nella coppia: bisogna capire come viene esercitato e che equilibrio si ha. Ognuno può scegliere che posizione tenere in una relazione: l’importante è che sia consapevole e condivisa”, ha concluso la dottoressa Giannini.


