Conosciamo Carmelo Burgio da due anni, da quando, cioè, Roberto Vannacci ci chiamò e ci disse che c'era un generale che aveva voglia di scrivere senza vincoli di alcun genere e di prendere il esserino di giornalista. Burgio era un generale dei carabinieri in pensione da poco, un militare con un'apertura mentale notevole, ma che aveva anche un senso dell'onore che non faceva sconti a nessuno. Lo chiamammo e l'impressione che ci fece è la stessa che, dopo due anni, abbiamo ancora di lui: un uomo integro, onesto, sincero, in grado di avere quel senso della misura che gli avrebbe permesso di essere pungente senza cadere nel dileggio o, tantomeno, nell'offesa. Abbiamo appreso, ora, che Vannacci lo candiderà a sindaco di Milano e non abbiamo dubbi nel credere che un uomo così a Milano, ma ovunque in Italia, non farebbe bene, di più. Certo, bisognerebbe vedere se anche lui, come tutti, in fondo, una volta saliti al comando, rinunciano ai propositi iniziali e capitolano all'insegna del compromesso. Un altro generale al comando? Ma come, dopo l'8 settembre 1943 e la fuga del re e dello stato maggiore dobbiamo sorbirci militari di professione a gestire la nostra quotidiana esistenza? Purtroppo si, oggi, 80 anni dopo, c'è bisogno di gente che sappia reprimere ancor più che prevenire. Tranquilli, non siamo in Argentina all'epoca di Videla né nel Cile di Pinochet, ma nell'Italia di oggi il rischio di una guerra civile come in Francia è più che una scommessa, è una vincita certa. La violenza impera e le forze di polizia fanno, esattamente, come il cazzo alle vecchie, ossia poco o niente e non per colpa loro, ma per assurde regole di ingaggio che impediscono di intervenire nel modo più appropriato anche se energico nei confronti di criminali di ogni specie, manifestanti compresi. Vannacci lo sa benissimo perché non è uno stupido, tutt'altro. Eppure, soprattutto nella nostra regione verniciata di rosso e piena zeppa di idioti senza capo né coda, il generale ex comandante del 9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin" viene visto come una sorta di pazzoide reazionario e fascista. Questi imbecilli radical chic, borghesucci sciagurati, comunisti all'acqua di rose, non hanno compreso che le prime vittime di quella guerra civile tra chi arriverà e chi risiede, tra chi ha e chi vuole, saranno proprio loro, appesi al muro o lanciati dal quarto e quinto piano nonostante la loro solidarietà inutile e dannosa. Noi che siamo per la pena di morte, noi che rispediremmo indietro gli immigrati non perché siamo razzisti, ma perché non c'è più posto, abbracciamo con entusiasmo la nomina di Burgio e annunciamo che presto sarà giornalista pubblicista. A lui i nostri auguri e un grande abbraccio.



