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Scritto da aldo grandi
Ce n'è anche per Cecco a cena
30 Marzo 2026

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Doveva essere il 1981 o il 1982, fors'anche il 1983. Eravamo studenti alla facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Roma e, quella mattina, una meravigliosa giornata di sole come a giugno solo Roma sa regalare, eravamo seduto sul prato dei giardini di fronte alla facoltà di Giurisprudenza in compagnia di una nostra collega e amica, Stefania Leoni Proietti, brillante e molto intelligente, attualmente segretaria di presidenza della Rai in viale Mazzini. Parlavamo di tutto un po' e, soprattutto, del futuro e dei progetti. A noi venne spontaneo, ad un certo punto, esprimere il desiderio di poter sì fare un lavoro gradito e il giornalista e scrittore in particolare, ma dopo 30 anni, aggiungemmo, avremmo voluto smettere e dedicarci un po' al sole e al mare, i due aspetti più gradevoli dell'esistenza. Ci saremmo riusciti? Sono passati tanti anni e che anni, e la cosa più sconcertante è stata proprio che, del tutto casualmente, trent'anni dopo, nel 2010, abbandonammo il lavoro di giornalista professionista dipendente di un quotidiano fiorentino per cominciare una nuova avventura da libero professionista, ma con la possibilità di decidere autonomamente la propria vita. C'era stato anche Il Corriere della Sera, una decina di anni prima, quale sponda dove poter approdare grazie all'intervento di Guido Vergani, il figlio del famoso inviato speciale Orio Vergani, ma dopo una serie di tira e molla capimmo che noi, a Milano, non ci saremmo mai andati perché non c'era il mare e, inoltre, non c'era quasi mai il sole. Così mettemmo da parte una parte dei nostri sogni di gloria e accettammo di scendere dalla navicella del sistema per provare a navigare in maniera completamente autonoma e indipendente e se la cosa si è avverata, costi e sacrifici non sono mancati. Al quotidiano fiorentino di cui sopra, invece, la possibilità di fare carriera non si era mai verificata. A Firenze non gradivano i romani e, per di più, quelli un po' troppo esuberanti come il sottoscritto, dove per esuberanti stava l'essere quasi mai disposto ad accettare verità rivelare senza averle prima esaminate. Del resto fare il caposervizio di una redazione di provincia e, magari, doversi trasferire in un'altra città, mi faceva schifo anche per la mia repulsione per i traslochi, veri e propri traumi sin dall'adolescenza. Quando, alla fine, andavo in quel posto al comitato di redazione facendo il crumiro, i colleghi sindacalizzati pensavano fosse per questioni di carrierismo, invece era per questioni di vil denaro e perché non me ne fregava niente delle lotte inutili sindacali. Per di più ero stato assunto grazie ad una borsa di studio dell'editore e i sindacalisti non ci volevano. Per me, quindi, potevano anche andare in culo. A 35 anni di professione, c'è netta la sensazione che l'unica cosa che veramente conta è la libertà di essere se stessi, costi quel che costi. Dopo la vendita della Gazzetta di Lucca e dopo i 27-28 processi giudiziari, dopo gli altrettanti procedimenti disciplinari presso l'ordine dei giornalisti di Roma, la consapevolezza di mantenere la libertà acquisita è ancora più forte compresi quel desiderio di sole e quella voglia di mare che ci spingono tutto l'anno a cercare i profumi del salmastro e il sapore dell'acqua fredda sulla pelle e sulle labbra. A questo punto viene da chiedersi se conta di più la carriera o la qualità della vita. La carriera conta per molti i quali credono che la vita abbia una durata illimitata e ci sia tempo, poi, per viversela. La qualità della vita è oggettiva a differenza di quanto pensano in tanti. La bellezza della vita non si misura in contratti sottoscritti e/o affari conclusi, ma in tutt'altro, nel contatto con la natura e con le gioie che essa e non solo ti sa regalare. Credere che la pensione sia il porto agognato è sbagliato, molti ci arrivano e crollano subito a terra. La vita corre così veloce che non c'è tempo di prepararsi alla sua fase conclusiva. Ed è una fase che inizia presto e finisce altrettanto velocemente. Quindi, almeno per quello che mi concerne. continuerò a fare questo mestiere senza dimenticarmi che il sole e il mare contano infinitamente di più.

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