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Scritto da Luciano Luciani
A.S Lucchese
18 Gennaio 2026

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Per ritrovare una Lucchese, intesa come squadra di calcio, capace di battersi alla pari con le Grandi della Serie A, il nostro sguardo deve volgersi all’indietro. Alla Lucca dei nonni e dei bisnonni, al suo stadio inaugurato da poco più di un anno, il Porta Elisa, al campionato di calcio 1936/37, il primo che la Lucchese gioca nella massima serie. Formazione tipo: Olivieri, Perduca, Pescini, Scher, Callegari, Neri, Coppa, Marchini, Michelini, Andreoli, Gringa. L’allenatore che ha compiuto il miracolo di portare una piccola squadra di provincia a competere con le più blasonate squadre della massima serie, si chiama Ernest Erbstein: tra i migliori tecnici europei del suo tempo è di origini ungheresi ed ebraiche. 
Scrive di lui il giornalista Massimo Novelli:
“Era un uomo calcisticamente preparatissimo, con una profonda cultura e una grossa intelligenza calcistica che lo portava a studiare e ad attuare innovazioni tecniche e sistemi di preparazione a quei tempi sconosciuti in Italia”.
Nel ’38 si trasferisce dalla Lucchese al Torino e per via delle leggi razziali è costretto a cambiare cognome in Egri. Ma in Italia la vita per gli ebrei si fa sempre più dura e così il tecnico e la sua famiglia, tra cui la figlia Susanna poi grande danzatrice e coreografa, se ne vanno raminghi e semiclandestini in un’Europa ormai a ferro e fuoco, scansando fortunosamente persecuzioni e deportazioni. Nell’immediato dopoguerra lo ritroviamo ancora a Torino alla guida della squadra granata, quella dei cinque scudetti consecutivi: il ‘Grande Torino’, consegnato alla leggenda calcistica e non solo dal tragico incidente della primavera 1949 nel cielo sopra Superga. Con i suoi giocatori muore anche Ernest Erbstein, ‘l’allenatore errante’, l’interprete brillante ed efficace del calcio più moderno sino ad allora mai praticato sui campi di calcio italiani.

Dimenticata dai più, la vicenda di Ernest Erbstein torna a essere raccontata, per immagini e parole, da Ryan Bensen, giovane filmmaker, che, appassionatosi alla vicenda del tecnico ungherese negli anni dei suoi studi liceali condotti a Lucca presso il Liceo scientifico “Antonio Vallisneri”, ha realizzato un documentario dal titolo Egri Erbstein: One Step ahead of the Game, Proprio in questo mese di gennaio 2026 tale prodotto fiulmico viene proiettato al Miami Jewish Film Festival (Usa), la più vasta rassegna mondiale di cinema ebraico.
Grandi auguri a Ryan e al suo documentario!

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